Recensione Travolti dalla cicogna

Maternità alla francese!

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Quando comincia una storia? Al primo appuntamento? Al primo bacio? Al primo "Ti amo"?
Nel caso di quella che racconta sul grande schermo il francese Rémi Bezançon partendo dal romanzo Lieto evento di Eliette Abecassis (Marsilio Editori), comincia dagli ansimi che ascoltiamo durante i titoli di testa e che, solo in seguito, scopriamo appartenere a Barbara e Nicolas, rispettivamente con le fattezze della Louis Bourgoin di Adèle e l'enigma del faraone (2010) e del Pio Marmaï di Bazar (2009).
Ovvero, una coppia di trentenni innamorati, belli, liberi e felici che, improvvisamente, vedono cambiare ritmi e modi di vivere delle proprie giornate dal momento in cui la ragazza rimane incinta e, ben presto, si ritrovano in tre; in mezzo a pannolini sporchi da cambiare, questioni relative all'allattamento e nottate destinate a essere trascorse senza dormire e senza riuscire neppure a fare l'amore.
Quindi, una commedia d'oltralpe che punta su una visione intima, sincera e senza tabù della maternità, argomento affrontato in tempi recenti anche all'interno di non troppo convincenti produzioni a stelle e strisce del calibro di Molto incinta (2007) di Judd Apatow e Che cosa aspettarsi quando si aspetta (2012) di Kirk Jones.

Parto... per la Francia!

Una commedia d'oltralpe che sfrutta in particolar modo la prova del cast, comprendente, inoltre, la Josiane Balasko de Il riccio (2009) e il Thierry Frémont de Gli angeli di Elvis (1997), e che parte in maniera piuttosto leggera e frizzante, mostrando anche una graziosa situazione che vede i due protagonisti impegnati a dialogare per mezzo delle scritte riportate sulle fascette dei dvd.
Eppure, man mano che si parla dell'incapacità da parte del sesso maschile di capire lo sconvolgimento ormonale del quale finisce preda una donna in gravidanza e non manca neppure una grottesca sequenza volta a coinvolgere particolari gadget erotici, l'insieme non manca di lasciare intuire in continuazione un certo retrogusto amaro e piuttosto serioso che intenderebbe conferirgli toni tutt'altro che legati al genere cui di solito il pubblico ricorre in cerca di spensieratezza.
E sarebbe sufficiente citare la sequenza del parto, non priva di spunti divertenti, ma rappresentata in maniera talmente realistica da non risparmiare neanche dettagli che potrebbero mettere a dura prova gli spettatori facilmente impressionabili.
Sequenza che fa da preludio a una seconda parte tendente a eccedere nell'accentuazione del lato drammatico; rischiando non solo di infiacchire un po' troppo la narrazione, ma anche di non permettere più di percepire quali siano le reali intenzioni degli oltre cento minuti di visione.
Oltre cento minuti di visione atti di sicuro a ribadire che con il tempo tutto passa e che quello che resta, che resiste in maniera misteriosa è la vita; trasmettendo, però, l'impressione che dinanzi a essi, più che dalla cicogna è facile finire travolti dalla... cecagna!

Travolti dalla cicogna Partendo dal romanzo Lieto evento di Eliette Abecassis, il francese Rémi Bezançon intende fornire con il suo terzo lungometraggio da regista una visione intima, sincera e senza tabù della maternità, puntando in maniera principale sulla prova dei due protagonisti Pio Marmaï e Louis Bourgoin. Protagonisti che si cimentano anche in sequenze di sesso abbastanza esplicite (per il pubblico ordinario, attenzione) nel porsi al servizio di una vicenda che non manca neppure di occasioni per sorridere. Il risultato finale, però, deve fare i conti con un certo retrogusto drammatico che sembra amalgamarsi piuttosto male con il resto “leggero” dell’insieme, finendo soltanto per renderlo fiacco e non facile da comprendere negli intenti.

5

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