Recensione Transformers 4: L'era dell'Estinzione

Michael Bay ci riporta nel bel mezzo del conflitto tra Autobot e Decepticon con un quarto capitolo più "esplosivo" che mai

recensione Transformers 4: L'era dell'Estinzione
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

All'epoca dei fatti di Transformers 4 - L'Era dell'Estinzione, il mondo oramai conosce bene la razza aliena dei cosiddetti Transformers, creature senzienti biomeccaniche provenienti dallo spazio e in grado di trasformarsi a piacimento in mezzi meccanici, preferibilmente di locomozione. Le guerre intestine al popolo di questi atipici “robot” extraterrestri lo hanno diviso principalmente in due fazioni da secoli in lotta fra loro: quella dei feroci Decepticon e quella dei leali Autobot, che nel corso del loro peregrinare nel cosmo alla ricerca del miracoloso All Spark sono finiti sulla nostra Terra, andando a scatenare un conflitto che ha avuto una drammatica risoluzione nella battaglia di Chicago, ricordata con terrore dai terrestri anche a distanza di un lustro. Da allora i Transformers si sono dati alla macchia, cercando di ricompattare le loro fila mentre i servizi segreti americani hanno cominciato una spietata caccia che li vede bersagli prediletti. Per il vertice dell'intelligence militare statunitense, difatti, la minaccia aliena è ora indistinta e anche gli eroici Autobot che hanno difeso i terrestri alcuni anni prima sono ora ricercati, Optimus Prime su tutti. Il carismatico leader degli Autobot, gravemente ferito, viene scoperto e riattivato per caso da uno squattrinato ingegnere, Cade Yeager, alla ricerca dell'invenzione in grado di garantire la sicurezza economica che vorrebbe dare alla sua giovane figlia Tessa: ma sarà solo l'inizio di una incredibile disavventura che coinvolgerà la famiglia dell'inventore e nuovi e vecchi Transformers, alle prese con una serie di complotti che minacciano l'esistenza stessa della vita sul nostro pianeta...

BOOM

Se dovessimo riassumere la filmografia di Michael Bay tramite un'onomatopea non potrebbe che essere quella di un'esplosione: il cinema del regista californiano è sempre stato un tripudio di azione e spettacolarità, cosa che lo ha reso uno tra i più noti e lucrativi registi statunitensi, ma anche inviso alla critica più bacchettona e attenta maggiormente alla sostanza che alla forma. Il fatto è che per Bay, probabilmente, la forma È sostanza, e del resto, per quanto opinabili possano essere i suoi film, i suoi traguardi da un punto di vista tecnico sono innegabili.
La saga di Transformers, nella a ben vedere non troppo vasta filmografia del cineasta, sono la summa del suo lavoro, nel bene e nel male, portando all'esasperazione pregi e difetti del suo cinema, esplosivo e apparentemente fine a se stesso, prolisso e straripante, ma al contempo esaltante e magniloquente. Ad un primo film dagli influssi spielberghiani sono seguite altre due pellicole: la seconda più ridondante ed eccessiva, mentre la terza più ragionata ma non per questo misurata nelle sue “manie” di grandezza. Arriva ora il quarto capitolo, che ha saltato l'ormai abituale appuntamento biennale della saga nei cinema per via della piccola incursione del regista nella commedia d'azione Pain & Gain. Interludio che, al di là dei risultati della suddetta pellicola, ha comunque fatto bene a Bay, che torna sulla serie ispirata al franchise Hasbro con nuove idee e una visione molto lucida dei punti di forza e debolezza della sua “creatura” filmica più famosa.

Judgement Day

Se Transformers 4 porta chiaramente l'impronta del suo regista, c'è comunque da dire che si sente come, pur rimanendo all'interno dello stesso registro, lo staff e il cast siano completamente rinnovati. Ehren Kruger prende le redini della sceneggiatura dopo le collaborazioni ai precedenti film, snellendo l'umorismo triviale dei precedenti episodi e presentando una trama più affine ai fumetti e alla serie tv originale rispetto a prima; i Transformers e la CGI sono realizzati da nuovi effettisti, con risultati a volte meno “realistici” che nel terzo ma molto più scenografici, complice anche l'occhio di Bay ora assai più attento al dettaglio e alla comprensibilità delle inquadrature e delle scene, che non prestano più il fianco all'annosa critica relativa alla confusione su schermo che regnava nei precedenti capitoli, soprattutto nelle concitate scene di combattimento nelle quali spesso non si capiva nemmeno chi stesse affrontando chi. I robot sono molto più riconoscibili ed espressivi, sempre in posa plastica e anche le loro versioni “da corsa” ci permettono ora di ammirare meglio i bolidi che dovrebbero rappresentare.

A brand new world

Anche il cast, dicevamo, è completamente rinnovato: diciamo pure addio ai Witwicky, all'ormai ingestibile Shia LaBeouf e alle sue improbabili fidanzate, nonché ai militari del capitano William Lennox. L'eroe di questo capitolo è il Cade impersonato da Mark Wahlberg, qui in una delle prove più convincenti della sua carriera, eroe per caso in compagnia della bella figlia Tessa e del ragazzo di lei, Shane, pilota sveglio ma imprevedibile. Il loro è un rapporto simile a quello già portato al cinema da Bay diversi anni fa in Armageddon, anche se Wahlberg e Jack Reynor non sono proprio Bruce Willis e Ben Affleck... ma possiamo ben accontentarci! E mentre Nicola Pelz è la nuova bella donzella in pericolo incaricata di correre e urlare (ma sa farlo bene) notiamo che il girl power tanto di moda ultimamente ad Hollywood non fa breccia nel machissimo cuore del nostro Michael, che presenta sì ben altri due personaggi femminili, ma dall'importante risibile (la studiosa Darcy interpretata da Sophia Myles, e la decisa manager Su Yueming, incarnata dall'ormai nota anche in occidente Li Bingbing). Inoltre, per un Turturro perso guadagniamo un bravo Kelsey Grammer (Hank McKoy nel terzo film degli X-Men) e un sempre impagabile Stanley Tucci nei panni del personaggio forse più interessante del mucchio, lo scienziato e imprenditore Joshua Joyce, sorta di Steve Jobs della bioingegneria meccanica.

More than meets the eyes

Ma in sostanza, Transformers 4 è migliore o peggiore dei precedenti? In linea generale possiamo affermare, con un certo grado di oggettività, che lo spettacolo è garantito quanto e più di prima. Sebbene con minore atmosfera che nel primo capitolo, Autobot e Decepticon sono rappresentati ora con più dovizia di particolari e con pura gioia del narrare per immagini, smussando molti dei difetti dei precedenti capitoli, pur rimanendo intesa la preponderante verve per l'esagerazione visiva di Bay, che se non fa esplodere, ruzzolare, correre e calcioruotare qualcosa per il 70% delle sue quasi tre ore a disposizione non si ritiene soddisfatto. Il rischio di overflow per lo spettatore è sempre presente, ma il tutto è molto più gestibile rispetto a prima, fermo restando che l'interesse nel film dipende dall'indole dello spettatore. Se vi sono piaciuti i precedenti amerete L'Era dell'Estinzione: altrimenti sappiate che l'impostazione è la stessa dei precedenti capitoli, anche se molto meno dispersiva e caotica.

La trama, anzi, è fin troppo intricata e presenta pure alcuni dialoghi sinceramente divertenti, nascondendo anche qualche sottotesto interessante...
Sicuramente si poteva lavorare sulla lunghezza del film, magari prendendo ad esempio la recente tendenza a spezzare in due certi blockbuster: aggiungendo un'altra mezz'oretta e dividendo il film in due parti, presentando la seconda fra un annetto, nessuno avrebbe avuto da ridire e, anzi, i produttori avrebbero avuto nuova carne al fuoco già fra un anno, in attesa del quinto episodio. Optimus in sella a Grimlock sarebbe stata un'immagine molto bella per un cliffhanger.
Infine, aprima e chiudiamo una parentesi sulla coproduzione cinese del film. Come molti di voi sapranno, mentre una volta i film esteri erano quasi boicottati "per legge" nel paese orientale per favorire le produzioni locali, ora sono i benvenuti, purché siano co-prodotti e presentino anche visibili elementi riconducibili alla Repubblica Popolare. Transformers 4 segue l'esempio di Iron Man 3 in questo, anche senza proporre un 'alternative cut' apposito ma presentando questo particolare “product placement” nazionale direttamente all'interno del film in maniera molto palese e sfacciata, anche se alla fine Bay si fa provocatorio dal momento che lascia intendere che la Cina produca solo imitazioni mentre le auto migliori sono europee e statunitensi. Ma questo è un altro discorso, che esula dalla qualità del film in sé e riguarda le logiche commerciali, che poco hanno a che vedere con l'arte (almeno finché non inficiano, ingabbiano e costringono i risultati).

Grande concorso Transformers 4

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Transformers 4: L'era dell'Estinzione Transformers 4 - L'Era dell'Estinzione è senza dubbio il film più spettacolare del già “esplosivo” Michael Bay, e vale il prezzo del biglietto anche solo per l'esperienza visiva senza pari: tra le ultime produzioni, solo The Avengers, Pacific Rim e Godzilla possono competere, anche se si tratta di film relativamente diversi. Il cineasta statunitense non si risparmia nulla e rilancia sempre sull'orlo dell'all in: alle volte esagera, ma sono slanci goduriosi lontani dagli eccessi de La vendetta del Caduto. Chi è ancora alla ricerca del pop corn movie definitivo può pure smettere di cercare: chi ha sempre avuto riserve sul franchise, invece, è difficile che cambi idea, nonostante i passi avanti fatti. Interessante comunque notare come Bay non solo continui ad autocitarsi, ma sembra rifarsi anche ad alcuni suoi colleghi, in particolare Ridley Scott e James Cameron, con diversi omaggi. Spiace solo la mancanza dei Linkin' Park dalla colonna sonora del film: il loro nuovo singolo Until it's gone è presente, infatti, sono all'interno del nuovo videogioco del franchise. Franchise che, tuttavia, siamo certi continuerà ancora a lungo... e le premesse introdotte dal finale di questo quarto capitolo lasciano ben sperare.

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