Berlinale 64

Recensione Things people do

Il debutto di Saar Klein risulta, nel suo complesso, un'opera solida e interessante

recensione Things people do
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Quali sono i confini tra il bene e il male? Può un'azione criminale essere giusta? Esiste una morale che dovrebbe animare le nostre scelte? Sono solo alcune delle domande su cui sono state costruite le basi della sceneggiatura di Things People Do, il film d'esordio di Saar Klein. Partendo da una quotidianità all'insegna della normalità e dei problemi comuni alla maggior parte della società contemporanea, dalle rate del mutuo del pagare alla gestione di una famiglia, la trama si evolve rapidamente sfumando i contorni che fino a pochi minuti prima sembravano netti e definiti, rivelando segreti e trascinando il suo protagonista in un tunnel pericoloso e ambiguo che mostra con semplicità, ma mai rimanendo in superficie, come basti veramente poco per stravolgere per sempre la propria vita e quella di chi è intorno a noi. Un racconto, quello di Things People Do, in cui non manca una buona dose di retorica espressa in modo studiato, principalmente tramite l'utilizzo di dettagli visivi inseriti con attenzione nelle scene più importanti.

La nuova vita di Bill

Bill Scanlin (Wes Bentley) è un serio padre di famiglia che lavora per un'agenzia di assicurazioni. Quando l'uomo viene licenziato non riesce però a trovare il coraggio di comunicare la notizia alla moglie Susan (Vinessa Shaw) e continua a fingere di andare al lavoro, come se fosse tutto normale. La pressione dei pagamenti in scadenza, le tante incombenze famigliari e l'impossibilità di ottenere un nuovo lavoro, fanno vivere a Bill una situazione di profondo disagio e incertezza che lo spingono persino a considerare l'idea del suicidio, scelta già presa anche da suo padre. Quando tutto sembra però perduto, Bill si ritrova involontariamente a diventare un rapinatore ai danni di una coppia di amanti. La facilità con cui si è svolto il crimine spinge Bill a compiere atti pericolosi e illegali, pur cercando di mantenere uno spirito onesto. A complicare la situazione è però la sua amicizia con un poliziotto dalla vita complicata di nome Frank (Jason Isaacs), incontrato poco casualmente durante una partita di bowling, che soffre a causa della distanza che lo separa da suo figlio.

Motivazioni

Things People Do, proprio come suggerisce il titolo, porta in scena un racconto morale dedicato alle semplici "cose che la gente fa", esplorandone le motivazioni.
Il personaggio di Bill, ben interpretato in tutte le sue sfumature da Wes Bentley dall'immagine apparentemente perfetta alla totale perdita di controllo sulla propria vita, è al centro di un'evoluzione che esplora i lati più luminosi e quelli più oscuri di un'esistenza all'insegna della normalità, su cui agiscono problemi comuni a tutti, a prescindere dalla nazionalità.
La struttura narrativa piuttosto lineare e semplice viene arricchita con alcuni dettagli interessanti come la scelta dell'area in cui posizionare la casa dei protagonisti che, proprio al limite con il deserto, rappresenta anche attraverso la natura che la circonda i sentimenti contrastanti che animano le giornate e il senso di solitudine e disperazione.
Il regista cura con attenzione proprio la rappresentazione esterna dell'interiorità umana: l'iniziale conquista di una piscina che regala gioia alla famiglia, perfetta metafora di un sogno americano realizzato con l'impegno e la fatica, viene progressivamente contaminata dall'incuria e da fattori esterni proprio come accade a Bill. E in questo continuo gioco di metafore, la presenza del personaggio di Frank diventa quasi un compasso morale atipico, con tutti i suoi segreti e la sua sofferenza. Jason Isaacs gestisce bene il ruolo, delineato un po' troppo a grandi linee dalla sceneggiatura scritta da Saar Klein e Joe Conway che si concentra principalmente sulla figura di Bill lasciando in secondo piano i personaggi secondari, ma non dimenticandosi di mostrare con una certa sensibilità il punto di vista della moglie agli inaspettati eventi che sconvolgono la sua famiglia.
La luminosa fotografia di Matthias Koenigswieser sottolinea bene le scelte stilistiche prese per la realizzazione del lungometraggio e la colonna sonora composta da Marc Streitenfeld enfatizza, ma mai in modo invadente, le varie fasi del racconto.
Things People Do non è privo nemmeno di una certa vena ironica, che emerge durante le improbabili rapine di Bill e coinvolge emotivamente in più passaggi, nonostante la retorica con cui si avvicina ai significati più profondi e universali.

Things people do Il debutto di Saar Klein risulta, nel suo complesso, un'opera solida e interessante, grazie a una trama coinvolgente che viene rappresentata in modo affascinante dal punto di vista visivo. La buona qualità tecnica e l'alto livello delle interpretazione permettono a Things People Do di scorrere senza intoppi fino a un epilogo che soddisfa ed emoziona. Un esordio, quello del regista, che dimostra un'ottima dimestichezza dietro la macchina da presa e una naturale capacità di gestire tutti gli elementi che compongono un'opera cinematografica.

7

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