Recensione Thermae Romae

Hiroshi Abe protagonista di un folle cinecomic che gioca con gli stereotipi, le differenze e le affinità culturali

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

128 dopo Cristo: sotto il regno dell'Imperatore Adriano vive un serioso architetto, Lucius Modestus, in crisi per l'attuale “trend” nell'architettura romana, sempre alla ricerca di nuovi stili e innovative soluzioni. Lui, esponente della vecchia scuola che ha imparato l'arte architettonica nella lontana Grecia, è affezionato alla perfezione estetica classica, e per questo si ritrova tagliato fuori dalle attuali commissioni per l'Impero. Sconsolato, accetta l'invito dell'amico Marcus di andare a rilassarsi alle Terme, in cerca di ispirazione. Ma quello che dovrebbe essere un paradiso in Terra appare a Lucius come un luogo chiassoso e poco elegante: cosa si potrebbe fare per renderlo davvero confortevole? Mentre si spreme le meningi sotto il pelo dell'acqua della piscina, l'aitante architetto scopre una bizzarra crepa sul fondo della vasca, nella quale viene risucchiato da un improvviso gorgo per ritrovarsi, così, non solo dall'altra parte del mondo, ma anche 900 anni più avanti nel tempo, nel Giappone moderno, all'interno di un caratteristico bagno pubblico nipponico. Trattato come un semplice gaijin spaesato dagli altri avventori del locale, Lucius scopre e sperimenta su se stesso ogni sorta di confort moderno legato alla toiletta, pensando di essere finito nel bagno pubblico destinato agli schiavi originari di una qualche popolazione tecnologicamente avanzata. Per una serie fortuita di coincidenze, l'uomo si ritrova a fare avanti e indietro nel tempo e nello spazio, ogni volta “rubando” le idee che vede per ammodernare le thermae romane, divenendo così il più osannato architetto dell'Urbe. Ma questo è solo l'inizio...

“Magno gaudio” alle terme

Folle. Folle e divertentissimo. Il film di Hideki Takeuchi (che gli appassionati di dorama ben conoscono per il suo impegno sulla serie di Nodame Cantabile) è semplicemente un tripudio di “nonsense epico” a base di gag relative ai contrasti e alle similitudini tra due popoli così lontani (ma per certi versi così vicini) come gli antichi Romani e i moderni giapponesi, a partire dall'amore per i bagni pubblici e la loro cultura. E il bello è che il tutto è dosato in maniera assolutamente sapiente e per niente approssimativa, dato che l'autrice del manga da cui è tratto il film (e una miniserie animata) è la giapponesissima Mari Yamazaki, che tuttavia, a differenza di molti suoi colleghi che inseriscono riferimenti “da cartolina” all'interno dei loro manga, ha vissuto in Italia e studiato a lungo la nostra storia e cultura, potendo così permettersi di essere relativamente accurata nella sua descrizione di Lucius & co. E, quindi, la Yamazaki nella sua opera più famosa gioca sì coi luoghi comuni, ma più con quelli della sua terra d'origine che con quelli della sua terra d'adozione. Takeuchi, alla regia, si dimostra inoltre bravissimo nel rendere l'atmosfera assolutamente nonsense dell'opera originale aggiungendo di suo situazioni, personaggi e trovate di ogni genere, e gestendo un cast che è una piccola e preziosissima Babele culturale. A partire dal grande Hiroshi Abe, che non sarà biondo come il Lucius del fumetto ma per il resto restituisce alla grande la buffa seriosità del personaggio.

Thermae Romae Girato in parte a Cinecittà sfruttando i grandi set storici del complesso, Thermae Romae strizza l'occhio ai classici peplum per realizzare una commedia frizzantissima basata sui contrasti e sugli opposti che si attraggono, mostrando al contempo una comicità tipicamente giapponese (ma fruibile anche dagli occidentali) e un rigore stilistico che mixa moderne soluzioni alla maestranza del cinema “di una volta”. La simpatia del grande Hiroshi Abe è dilagante, e il tutto è così squisitamente sopra le righe che non può che conquistare chiunque. Parola di Marcus Lucius.

7

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