Korea Film Fest

Recensione The Yellow Sea

Inseguimento e vendetta per Na Hong-jin

Articolo a cura di

Na Hong-jin ha debuttato ben quattro anni fa con 'The Chaser,' un eccellente thriller su un detective corrotto all'inseguimento di un serial killer. Il film colpì la critica e il pubblico come un fulmine a ciel sereno. La bravura degli attori, l'ottimo montaggio e l'estrema capacità del regista di coinvolgere lo spettatore resero il film un buon successo. Con The Yellow Sea ritorniamo sul luogo del delitto, ma questa volta per sviscerare la tematica della fuga e della vendetta. Il film lavora in modo molto più analitico e riflessivo su questi due temi costruendo un'eccezionale dramma sulla malvagità dell'uomo.

Gu-nam vive facendo il tassista nella zona di Yanbian, località autonoma che confina con Cina, Russia e Corea del Nord. La sua vita è però ostaggio di un debito enorme, contratto con la malavita locale per comprare un permesso di soggiorno coreano alla moglie. Un giorno gli viene proposto dal Macellaio, crudele boss mafioso, di andare in Corea a uccidere un uomo. Spinto dalla possibilità di rivedere la moglie e di cancellare il proprio debito, Gu-nam accetta. Viene così trasportato in Corea insieme a molti altri immigrati clandestini provando sulla sua pelle questa terribile esperienza. Arrivato a Seoul si prepara a compiere l'omicidio e nel contempo indaga sulla scomparsa della moglie. Ma quando arriva il giorno dell'uccisione Gu-nam scopre che altre persone vogliono la testa del suo bersaglio. Si ritrova così inseguito dalla polizia per un omicidio che non ha commesso, come pure dagli stessi membri dell'organizzazione che lo ha mandato, pronti a tappargli la bocca per sempre.

It's a man's world

Na Hong-jin è un regista straordinario, profondamente estetizzante nel mostrare la cruda violenza che ci circonda. Assolutamente a suo agio con gli inseguimenti -già The Chaser si costruiva intorno all'inseguimento di un assassino- il regista costruisce The Yellow Sea intorno alla fuga di un uomo, accusato ingiustamente di omicidio, che dopo essersi scoperto tradito e braccato da chi lo aveva assoldato, combatte in tutti i modi per poter avere la sua vendetta e tornare alla sua vita. Così, mentre il primo si basava tutto sull'affastellamento di momenti sempre più adrenalinici, The Yellow Sea decide di prendere una via molto più intellettuale, non lesinando tuttavia nei momenti spettacolari.

Il film si colloca nel già largamente collaudato filone del revenge movie ma scardinandone letteralmente i confini. La vendetta non diventa più il fine ultimo ma un mezzo per poter riacquistare il diritto di vivere... e di morire. Nella sua pellicola Na Hong-jin decide di dilatare i tempi per poter analizzare da vicino cosa spinge un uomo a compiere un omicidio e come, dopo aver dato il primo colpo di lama, ci si ritrovi in una girandola di morte e sangue.
E si può certo dire che questo film non lesina affatto su questo. Le violenze che vengono perpetrate sono tutte all'arma bianca: il regista ci presenta un mondo criminale dove si combatte con una brutalità estrema utilizzando tutto ciò che si riesce a trovare. Coltelli, asce, tubi, mazze e addirittura ossa, basta che lo scontro sia corpo a corpo. Le armi da fuoco vengono lasciate alle forze di polizia. Per i criminali non esiste onore nello sparare ad una persona: la morte va affrontata da vicino.
Il retaggio dei criminali si avvicina a quello degli antichi guerrieri, uomini che si guardavano negli occhi quando dovevano togliersi la vita e che, non temendo nulla, trasformavano il proprio corpo in un tempio dedicato alla violenza. Emblematico sotto quest'aspetto il confronto tra i due boss mafiosi, l'uomo d'affari di Cho Seong-ha e il Macellaio, interpretato magistralmente da Kim Yun-seok. Il primo rappresenta il colletto bianco trasformatosi in criminale, che domina un esercito di scagnozzi senza mai sporcarsi le mani; il secondo invece ne incarna la perfetta antitesi, violento e crudele, prova gusto nell'uccidere e non si crea problemi a partecipare in prima persona agli scontri tra bande. Due visioni diverse del mondo criminale ma comunque vicine tra loro nella loro volontà di sacrificare gli altri per il proprio tornaconto.
Tra questi due uomini in lotta tra loro per acquisire sempre più potere si ritrova l'inerme Gu-nam, il bravissimo Ha Jung-woo, quasi a rappresentare l'uomo comune messo di fronte all'ineluttabilità della violenza. Ma l'uomo comune quando si vede messo con le spalle al muro, come un cane nei combattimenti, può trasformarsi in una belva feroce pronta a difendere con i denti e con gli artigli la propria stessa vita.

The Yellow Sea The Yellow Sea ci porta dentro un mondo abitato solo da cani rabbiosi, che vivono conoscendo unicamente la violenza, assecondando ogni loro interesse, fisico e sessuale, e immolando tutta la loro vita sull'altare della morte. Grazie ad un trio di attori eccezionali, Na Hong-jin riesce a dare un ritratto viscerale di un mondo criminale in cui non c'è spazio per la pietà, né per le donne, relegate al ruolo di donne facili e traditrici. L'ottima regia si mette al servizio di una messa in scena sporca e cupa, che disegna una Seul abitata da criminali, violenti e assassini che non vengono toccati dalla polizia, assolutamente inetta, ma che sono capaci di distruggere tutto ciò che li circonda, Solo il Mar Giallo riuscirà a riportare la pace e a ristabilire l'ordine naturale della vita, tra i suoi flutti e le sue placide onde.

8.5

Quanto attendi: The Yellow Sea

Media Hype Utenti
Voti Hype totali: 0
ND.
nd