Recensione The Words

Un film intimista e introspettivo sull'arte di raccontare storie

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Quando Rory Jansen (Bradley Cooper) pubblica il suo primo libro, diventa uno di quegli eventi rari, che si verificano una volta ogni generazione e travolgono il mondo della letteratura e l'immaginario collettivo. Gli amici lo consigliano con fervore, i critici si sperticano in lodi; lo si trova ovunque - dai circoli letterari agli aerei ai campus universitari.
Con una voce nuova e una visione della vita così saggia da sembrare quasi senza tempo, Rory diventa subito una star letteraria. Carismatico, talentuoso, intelligente, questo giovane autore sembra avere tutto: una vita bellissima, una moglie devota (Zoë Saldaña), il mondo ai suoi piedi - e tutto ciò grazie alle sue parole.
Ma di chi sono queste parole? E di chi parla la storia, in realtà?

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Diretto dalla coppia esordiente Brian Klugman - Lee Sternthal, The Words si potrebbe definire, brutalmente, il classico film destinato a incassare poco (in patria non è nemmeno arrivato ai 10 milioni, quindi la nostra supposizione pare essere corretta).
Le ragioni sono essenzialmente due: la prima è che si tratta di una storia pensata non tanto per il grande pubblico quanto per la critica - e si sa fin troppo bene, ormai, che i gusti delle due categorie vanno assai di rado di comune accordo; la seconda è che è una storia coraggiosa, sofferta, insolita, dai toni intimisti, quasi sussurrati, per la quale necessita passione e concentrazione, e nella quale, fondamentalmente, non succede nulla...
Non ci sono, infatti, colpi di scena che non siano prevedibili già dal trailer o anche solo dallo spezzone di trama presentatovi in testa all'articolo; il che, per il tipico spettatore medio, amante del cinema hollywoodiano nella sua forma più classica, potrebbe già di per sé rappresentare una buona ragione per risparmiare i soldi del biglietto.
Poco male, perchè The Words è, non a caso, un film rivolto agli amanti delle storie e che basa la propria ragion d'essere proprio sul piacere, sulla necessità e sull'arte di raccontare storie.
Un po' (melo)dramma, un po' meta-cinema "letterario", con più vicende racchiuse al suo interno - alcune reali, altre meno - il film di Klugman e Sternthal mette in diretta correlazione la vita stessa a un'opera di fantasia, come se tutto non fosse altro che un'illusione, un sogno, un cammino in cui tutti cerchiamo di essere "autori" di noi stessi, dove però, alla fine, subentrano sempre il caso e le fortuite circostanze a guidare il corso degli eventi.
Molti i temi messi in scena da questo The Words, tra i tanti anche quello del plagio e del successo, componenti di certo non nuove a chiunque abbia visto anche solo alcuni dei numerosi film con al centro una o più figure di scrittori, trattati qui in modo tutt'altro che banale e con l'originalità e l'accortezza che difficilmente ci si sarebbe potuti aspettare.
Merito sì di un'eccellente regia e scrittura ma anche di un cast che si fa insostituibile portavoce del messaggio che la pellicola vuole realmente lanciare ai suoi spettatori; grande prova del protagonista Bradley Cooper e del ritrovato Jeremy Irons, di nuovo in un ruolo significativo dopo alcuni anni abbastanza anonimi. Si fanno apprezzare anche un imbolsito Dennis Quaid, l'ex Dorian Gray Ben Barnes e le giovani Olivia Wilde e Zoë Saldaña.

The Words Dalla coppia di registi esordienti Brian Klugman-Lee Sternthal, arriva un intenso e introspettivo melodramma "a prova di critico" che fonda il proprio motivo di interesse sui misteri e le contraddizioni celati dietro le storie. Protagonista uno scrittore in crisi che, una volta raggiunto il successo, si trova a dover fare i conti con la vera natura della propria opera. Un ottimo cast arricchisce una pellicola destinata a "pochi", che probabilmente non piacerà alle masse di spettatori scalpitanti, ma che dimostra coraggio e consapevolezza delle proprie scelte.

7

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