Recensione The Way Back

Peter Weir racconta una fuga impossibile tra epica e dramma

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Difficile trovare un film sbagliato nella filmografia di Peter Weir. Da Picnic ad Hanging Rock, film che lo consacrò, all'apprezzato Master and Commander, il regista è sempre riuscito a raccontare storie profonde e personaggi indimenticabili, realizzando Opere divenute, oltre che pagine di cultura, anche fenomeni di culto come L'attimo fuggente e The Truman Show. A sette anni dall'avventura marinaresca con Russell Crowe e Paul Bettany, il regista torna sul grande schermo con un'altra grande storia, ispirata a un fatto realmente accaduto, dal sapore realmente epico, termine mai come in questo caso non usato a cuor leggero.

Fuga per la libertà

Polonia, seconda guerra mondiale. Il Paese è praticamente diviso a metà tra l'occupazione dei nazisti e quella dei sovietici. Il tenente Janusz (Jim Sturgess) viene accusato di tradimento e spedito in un gulag nella lontana Siberia. Qui l'uomo sceglie di organizzare una spericolata fuga nelle fredde terre del luogo, per poi giungere in Tibet e attendere la fine del conflitto per poter far ritorno a casa dalla moglie. Tra i sei compagni di questa ardua impresa vi sono anche l'americano Smith (Ed Harris) ed il rozzo e crudele criminale Valka (Colin Farrell). Durante il viaggio, i fuggiaschi incontrano la giovane e bella Irina (Saoirse Ronan), anch'essa in fuga dai soldati russi. Insieme questa variegata ed improbabile compagine cercherà la salvezza, attraversando montagne e deserti.

La bellezza dell'epica

Un'impresa titanica, quella di Weir, che nel Cinema odierno è sempre più raro osservare. In una Hollywood dominata dagli effetti digitali e dalla tecnologia 3D, il regista sceglie un approccio coraggioso e faticoso. Sì, perchè la storia di quest'epica impresa è ambientata in luoghi ostici, senza l'uso di qualsiasi artifizio, ma direttamente sul posto. Si passa così dalle foreste innevate della Siberia, con tanto di tormente e bufere in corso d'opera, alla vastità di infiniti deserti, agli alti picchi del suggestivo Tibet sino alle lande rigogliose dell'India. Un film di uomini ed emozioni che si amalgamano con un appeal forte e deciso alla forza della natura, pura e incontaminata, perenne compagna di questo viaggio che è si fisico, ma soprattutto morale. Gente comune (escluso il lestofante Valka), accusata con l'inganno e ingiustamente imprigionata dal pugno di ferro della dittatura, che si ritrova a lottare oltre le proprie forze per riassaporare di nuovo la libertà. "Forse moriremo, ma almeno lo faremo da uomini liberi": è questa la frase portante su cui è costruito l'intero incipit della vicenda. L'ottima caratterizzazione permette ai personaggi di emergere profondamente, tale che ognuno dei fuggitivi ha una propria e precisa identità ed è scongiurato il rischio di trovarsi di fronte a una o due figure preponderanti sulle altre. Merito delle grandi interpretazioni da parte di tutto il cast, inclusi anche i nomi meno noti che offrono una prova dalla 'p' maiuscola. Due citazioni a parte le meritano il breve ma intenso cameo di Mark Strong e i luccicanti occhi blu di Saoirse Ronan, che oltre alla sfolgorante bellezza in divenire è ogni film che passa sempre più brava. The Way Back è uno di quei rari casi del Cinema recente dove l'apparenza combacia con la sostanza: tecnicamente è un'Opera perfetta, con una fotografia maestosa che ci mostra spettacolari scorci di luoghi magici e salvaggi, una colonna sonora sontuosa ed avvolgente e una regia attenta e meticolosa che conferma Weir come uno dei massimi maestri del Cinema contemporaneo. L'unico neo, se davvero così può chiamarsi, è l'impressione che la produzione abbia imposto diversi tagli, visto che alcuni passaggi logistici e temporali sembrano tagliati con l'accetta. Un "difetto" che, se stessero così le cose, potrebbe esser risolto in futuro con una possibile director's cut per l'home video. Ciò che rimane è comunque un grandissimo film dal sapore quasi "antico", merce rara al giorno d'oggi.

The Way Back Un'avventura epica tratta da una storia vera. Il dramma di un gruppo di uomini, costretto alla fuga, che mette da parte le proprie diversità per raggiungere la libertà. Un cast in forma strepitosa, unita a un comparto tecnico d'eccellenza, permette a Weir di dirigere un'Opera maestosa e potente, che si avvicina assai al termine Capolavoro.

8.5

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