The War: Il Pianeta delle Scimmie Recensione: la guerra al suo capitolo finale

La guerra fra umani e scimmie è arrivata al suo capitolo finale. Una battaglia interiore, mentale più che fisica, contro i fantasmi della storia.

recensione The War: Il Pianeta delle Scimmie Recensione: la guerra al suo capitolo finale
Articolo a cura di

Dopo la diffusione di un violento virus e della relativa epidemia, coma accennato in Rise of the Planet of the Apes (L'Alba del Pianeta delle Scimmie), il mondo come lo conosciamo ha smesso di esistere per sempre. Gli uomini, o almeno una grandissima parte, sono regrediti a uno stato primordiale, hanno perso il senno e la parola, diventando bestie immonde. Le scimmie invece hanno subito lo shock contrario, hanno imparato a parlare e la loro già spiccata intelligenza è diventata straordinaria, elevando la specie al medesimo grado degli esseri umani. Un cambiamento che ha provocato soltanto conflitti e violenza per la supremazia, una battaglia alimentata dalla sete di vendetta raccontata ottimamente in Dawn of the Planet of the Apes (Apes Revolution - Il Pianeta delle Scimmie). Nulla però è ancora giunto al termine, la battaglia sta per trasformarsi in guerra in un terzo - probabilmente l'ultimo - round, l'uomo del resto non riesce a sopportare il suo nuovo destino, non vuole arrendersi all'evidenza e alla fine della sua specie, così come ogni essere senziente ricorre all'istinto di sopravvivenza e carica le armi.

I fantasmi della storia

Pensato per essere il sigillo definitivo della nuova trilogia, The War - Il Pianeta delle Scimmie (War for the Planet of the Apes) è un'opera particolare, spiazzante, che probabilmente deluderà i fan più facinorosi. Della guerra di cui parla il titolo effettivamente se ne vede ben poca, il cuore del conflitto si trova interamente nell'animo e nella mente di uomini e scimmie, rimasti ormai a contendersi il vuoto e la devastazione. Se il condottiero Cesare ha compreso alla perfezione la situazione, e sogna per il suo popolo scenari di pace in cui valorizzare le poche risorse rimaste, in tutt'altro modo la pensa il suo antagonista umano di turno, il Colonnello, convinto che la sola strada possibile sia lo sterminio dei diversi, degli 'oppressori'. Gli Stati Uniti, per loro fortuna, non hanno mai sperimentato entro i loro confini le atrocità di un qualsiasi regime totalitario, non hanno vissuto in prima persona i lager nazisti, i campi di lavoro comunisti, questo Colonnello di ghiaccio invece - nonostante uno spiccato (ma ottuso) patriottismo e le canzoni di Jimi Hendrix - sembra voler dare una sterzata alla storia. Storia da cui evidentemente non impariamo mai alcuna lezione, da cui riprendiamo sempre i medesimi errori. Ci ritroviamo così catapultati in una realtà soffocante, claustrofobica, di cieca oppressione, dove agire in solitaria è la tattica più sbagliata. L'unica strada possibile diventa la collaborazione, l'unione delle forze, principio che scimmie e uomini capiranno pagando un alto prezzo.

Volontà e istinto

Al centro di questo capitolo, più che lo spettacolo e la cieca corsa alla supremazia, troviamo un Cesare pieno di conflitti interiori, un condottiero ferito nell'anima che arriverà a cambiare profondamente il suo essere - fino a scoprirsi addirittura all'opposto della sua stessa natura (e non sarà il solo a compiere questo percorso). La sua ottima caratterizzazione passa certo anche per il suo interprete, Andy Serkis, che colleziona una nuova prova d'attore intima, sofferta e maestosa, nonostante la pesante maschera in CG. CG che risulta davvero straordinaria quando si tratta di raccontare da vicino le scimmie, gli animali sembrano del tutto umani e realistici all'estremo, neppure ci si accorge di avere davanti dei modelli virtuali. Ogni personaggio inoltre è ben tratteggiato a livello di sceneggiatura, ogni scimmia è perfettamente riconoscibile e definita, sia dal punto di vista estetico che caratteriale, in particolare bisogna assegnare una menzione speciale alla "scimmia cattiva" interpretata da Steve Zahn. Parente alla lontana del mitico Dobbie di Harry Potter, per i modi di fare e il taglio degli occhi, "bad ape" diventa da subito una pedina divertente e fondamentale di questo nuovo capitolo. Non possiamo purtroppo dire lo stesso del Colonnello Woody Harrelson, che nonostante il buon lavoro di interpretazione rimane incastrato in un ruolo vuoto, con poche sfumature, monotono e distaccato. Potrebbe esserci una spiegazione a livello di trama, l'impatto però non è comunque incisivo e la sua presenza sullo schermo diventa facilmente dimenticabile.


Empatia e lacrime forzate

A mettere insieme eventi e personaggi arriva poi il regista Matt Reeves, che fa un minuzioso lavoro di ricerca e non lascia mai alcuna inquadratura al caso. Il suo è un taglio autoriale che non calca mai la mano, sa quando lasciare la presa e non risultare ridondante a livello visivo, riuscendo così a confezionare un ottimo prodotto generale. Peccato soltanto che la sceneggiatura non gli sia stata d'aiuto per completare l'action introspettivo perfetto: al di là dei quaranta minuti finali, dove lo spettacolo assume la sua forma più pura, The War - Il Pianeta delle Scimmie colleziona troppe scene emozionali, troppi momenti "diabetici", sottolineati inoltre da una colonna sonora ben scritta ma eccessivamente didascalica. Gli sceneggiatori vogliono più volte spingerci alle lacrime, cercando piena empatia con le scimmie perseguitate e massacrate, senza mai porre un freno. Questo aspetto, a meno che non abbiate un condotto lacrimale dalla facile apertura, diventa da subito noioso e ripetitivo, ritorna ciclicamente dall'inizio alla fine, facendo perdere al film integrità e carattere. Un peccato capitale visto l'ottimo lavoro del comparto VFX, i personaggi ben caratterizzati e il roboante epilogo.

Il cappotto rosso

Non bisogna inoltre dimenticare lo spessore morale del film, che ci ricorda come i peggiori conflitti nascano per futili e inutili motivi. Che sia per nostra personale sete di vendetta o per sogno di prevalere su un altro popolo, siamo sempre pronti a caricare le armi e a distruggere il diverso - e non serve sentirsi minacciati da scimmie super intelligenti, basta l'astio verso i nostri simili per dare vita a guerre mostruose. Come la bambina dal cappotto rosso in Schindler's List di Steven Spielberg, anche la piccola Nova di questo The War - Il Pianeta delle Scimmie si aggira fra l'orrore come avvolta da un'aura di invulnerabilità - poiché eletta a simbolo assoluto e universale di speranza. La sua innocenza salverà il mondo dalle sue paure, ma esiste ancora un mondo in cui vivere?

The War: Il Pianeta delle Scimmie Matt Reeves confeziona un lavoro per gran parte riuscito, non senza qualche difetto di scrittura. Nonostante lo spettacolare epilogo, durante il quale la natura compie il suo corso divino, assistiamo a numerose scene create appositamente per spingere lo spettatore alla lacrima facile. La colonna sonora, capace di sottolineare con carattere e forza i momenti di tensione, si fa più didascalica durante gli attimi "diabetici", perdendo di originalità. Un peccato, vista l'ottima caratura del condottiero Cesare e dei suoi volenterosi sottoposti. Meno incisivo invece il villain umano, al Colonnello è capitato un ruolo monotono e privo di sfumature. Sulla sua testa pendono le colpe di tutta la storia dell'umanità, la sua condotta mette a rischio l'intera vita sulla Terra, eppure ci si ricorderà di lui per poco tempo al di fuori della sala. Venti minuti in meno e una scrittura più asciutta, essenziale, avrebbero fatto sicuramente del bene al progetto, che comunque si lascia guardare con piacere e curiosità.

7

Che voto dai a: The War: Il Pianeta delle Scimmie

Media Voto Utenti
Voti totali: 17
8.1
nd