Recensione The Transporter Legacy

Il trasportatore più famoso del filone action torna sullo schermo in una quarta avventura scritta e prodotta da Luc Besson come le tre precedenti, ma con Ed Skrein al posto di Jason Statham.

recensione The Transporter Legacy
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Con le fattezze di Chris Vance, tra il 2012 e il 2014 lo abbiamo visto in azione nell'ambito del piccolo schermo grazie a Transporter: The series, ma fu nel 2002 che è stato possibile fare conoscenza del tanto freddo quanto agile ex agente delle Forze Speciali Frank Martin, impegnato a percepire guadagni extra tramite occasionali missioni da trasportatore mercenario, durante le quali il suo compito era quello di spostare carichi da un luogo all'altro senza conoscerne il contenuto e senza sapere il nome della persona per cui svolgeva l'incarico.
Ex agente cui concesse anima e corpo in The transporter il roccioso Jason Statham entrato qualche anno dopo a far parte della squadra degli stalloniani Expendables e che, in quel caso diretto da Corey Yuen (coreografo delle sequenze d'arti marziali di Arma letale 4 e Romeo deve morire, nonché regista di Kickboxers - Vendetta personale), si trovava anche ad avere a che fare con una ragazza orientale quale pacco da consegnare.
Il tutto, tra effetti pirotecnici, abbondanza di cadaveri disseminati, evidenti debiti nei confronti della filmografia di John Woo e un memorabile inseguimento con il tir che ebbe ben poco da invidiare alla sequenza dell'autostrada del secondo Matrix; su sceneggiatura degli stessi Robert Mark Kamen e Luc Besson che non solo avevano scritto Kiss of the dragon e Il quinto elemento, ma si sono poi occupati anche degli script dei due sequel Transporter: Extreme di Louis Leterrier e Transporter 3 di Olivier Megaton, rispettivamente datati 2005 e 2008 ed entrambi interpretati dal già citato Statham.

Ed vs Jason

Lo Statham che, trasferito nell'ottimo secondo capitolo dalla Francia a Miami per trovarsi al continuo inseguimento di Alessandro Gassman, responsabile di aver rapito il figlio di sei anni di un suo caro amico e intento a diffondere un virus mortale, e incaricato nel non disprezzabile terzo di trasportare due grossi sacchi fino a Odessa, affiancato da una misteriosa ucraina alla quale era collegato da un sofisticato braccialetto esplosivo che non consentiva ad entrambi di allontanarsi più di tanto dalla corazzata automobile di turno, viene sostituito dall'Ed Skrein della serie televisiva Il trono di spade in The transporter Legacy, sceneggiato da Besson affiancato da Adam Cooper e Bill Collage (Tower heist - Colpo ad alto livello ed Exodus - Dei e re nel loro curriculum).
Una quarta avventura che, caratterizzata da un'apertura ambientata nella Costa azzurra del 1995 prima di passare a quindici anni più tardi, porta in scena un Martin che si lascia convincere dalla bellissima femme-fatale Anna alias Loan Chabanol a guidare l'automobile utilizzata per la fuga durante una complicata rapina in banca.
Segnando soltanto l'inizio del suo coinvolgimento in un complotto mirato ad eliminare Yuri, ovvero Yuri Kolokolnikov, trafficante di esseri umani che costrinse la ragazza a prostituirsi in giovanissima età.

Frank Martin parte 4

Quindi, mentre la moderna Audi sfreccia per le strade della Francia meridionale, è principalmente una storia di vendetta quella messa in piedi dal regista Camille Delamarre, montatore dell'episodio precedente e di Taken - La vendetta, che, già autore di Brick mansions, remake di Banlieu 13, osserva: "Mi ero occupato del montaggio di Transporter 3 e avevo diretto le scene d'azione della serie televisiva Transporter e, di conseguenza, avevo una certa dimestichezza con quel mondo; mi sono sempre divertito a lavorare a questa saga proprio per la presenza di tante scene di azione ambientate in un contesto bellissimo, ma questa nuova sceneggiatura aveva molte più affinità con lo stile James Bond rispetto ai film precedenti".
E, in effetti, man mano che due bionde complici della donna, al fine di garantirsi la collaborazione di Frank, arrivano a rapirgli il padre, spia in pensione con il volto del Ray Stevenson di Punisher - Zona di guerra, si respira un'aria non molto distante da quella di alcune vecchie imprese dell'agente segreto più famoso della letteratura e della celluloide.
Aria conferita in particolar modo da un plot che tenta attraverso l'ingarbugliato intreccio di camuffare di originalità oltre un'ora e mezza di visione che, in fin dei conti, non ne possiede affatto.
Perché, se ognuna delle tre pellicole precedenti annoverava più di un momento memorabile, in questo caso, al di là della serrata situazione che si svolge in aeroporto, ci si limita ad inscenare in maniera piuttosto svogliata l'immancabile sequela a base di scontri corpo a corpo, veicoli che si ribaltano e pallottole volanti.
Tanto che le automobili, elemento fondamentale della saga, arrivano quasi a passare in secondo piano per quanto sfruttate in imprese tutt'altro che capaci di rimanere impresse nella memoria dello spettatore (possiamo citare, al massimo, la scena degli idranti); il quale non fatica ad avvertire connotati da lungometraggio per la tv nell'assistere ad un elaborato il cui nuovo protagonista, come se non bastasse, non presenta un minimo del carisma di Statham, rivelatosi fin dalle sue primissime apparizioni il degno erede di quel machismo reaganiano cinematografico anni Ottanta che individuò i suoi principali esponenti in Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone.

The Transporter Legacy Dopo tre lungometraggi interpretati dall’ormai idolo dell’action su celluloide Jason Statham e una serie televisiva con protagonista Chris Vance, il re mida d’oltralpe Luc Besson torna a produrre la quarta avventura del trasportatore mercenario le cui regole da rispettare sono niente nomi, niente domande e niente ripensamenti, ponendo nei suoi panni Ed Skrein ed affidandone la regia al Camille Delamarre già montatore del capitolo precedente. Ma, se il capostipite rispecchiava in parte gli action-movie di Hong Kong, il secondo episodio (il migliore del franchise) puntava su tanto fantasiose quanto inverosimili imprese che avevano finito per conferirgli le fattezze di un coinvolgente ed emozionante ottovolante impazzito e Transporter 3 possedeva almeno un minimo di sequenze volte a valorizzare ulteriormente un elaborato altrimenti senza infamia e senza lode, The transporter Legacy non solo appare immediatamente penalizzato da un anonimo interprete principale, ma non riesce nel tentativo di regalare qualcosa di veramente originale e coinvolgente allo spettatore... tanto da risultare piuttosto fiacco nonostante l’abbondanza di movimento e da manifestare connotati non distanti da quelli di un’operazione concepita per il piccolo schermo.

5.5

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