Recensione The Summit

Giornalismo d'inchiesta che porta al cinema una lucida analisi sui fatti del G8 di Genova e la 'mai chiarita' morte di Carlo Giu

recensione The Summit
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Con il documentario Diaz - Non pulire questo sangue (del 2012) di Daniele Vicari il cinema si apriva a un necessario lavoro di giornalismo d'inchiesta in relazione alla scabrosa scia di violenza e sangue che nel 2001 caratterizzò le manifestazioni del G8 di Genova. Un evento unico (dai tempi delle guerre mondiali a oggi) nel riverbero e nelle immagini di una vicenda di estrema e gratuita violenza che Amnesty International ha definito come la "la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale". I giornalisti e documentaristi Franco Fracassi e Massimo Lauria ripartono proprio da quel nodo dolente di sospensione dei diritti democratici di quei tre giorni di vergogna genovesi in cui (seguendo un plausibile quanto raccapricciante schema di repressione del dissenso e pianificazione della morte) la scia di dolore provocata da centinaia di feriti e un morto (Carlo Giuliani) porta ancora oggi il marchio di una violenza barbara e gratuita perpetrata ai danni di cittadini intenti in una manifestazione (per lo più) pacifica. Attraverso le testimonianze di manifestanti che presero parte alle tre giornate, e giornalisti impegnati a svolgere il proprio lavoro e divenuti dunque importanti testimoni, Fracassi e Lauria ripercorrono le vie di quella scia di sangue facendo luce su molti dei dubbi che aleggiano attorno agli schemi di repressione e violenza (messi in atto sia all'interno della scuola Diaz sia negli scontri cittadini e in quella Via Tolemaide in cui perse la vita Giuliani per mano - quasi certamente - di un carabiniere a bordo di un Defender) che videro le forze dell'ordine lavorare non a difesa ma a danno dei civili.

Alcuni degli intervistati

Don Andrea Gallo, Vittorio Agnoletto, Claudio Giardullo, segretario Generale del sindacato di polizia Silp/Cgil, Sergio Finardi, esperto di tattiche di guerra informali, il Generale dell’esercito italiano Fabio Mini, Vincenzo Canterini, ex comandante VII nucleo sperimentale squadra mobile e consigliere del Consap, Dario Rossi avvocato del Genova Social Forum.
Sergio Finardi, esperto di tattiche di guerra informali
Vincenzo Canterini, ex comandante VII nucleo sperimentale squadra mobile e consigliere del Consap.

Una morte annunciata (o premeditata)?

Da una malcapitata pediatra finita sotto i manganelli dei poliziotti allo sconcertante pestaggio (un tentato omicidio a tutti gli effetti) attuato fuori dalla caserma Diaz ai danni del giornalista Indymedia Marc Covell (rimasto in coma per ben 14 ore e picchiato così brutalmente da perdere gran parte dei denti) molte (troppe) le testimonianze che evidenziano il fil rouge di una vicenda che descrive la macchina delle forze dell'ordine come un commando di guerra e i poliziotti come cani randagi affamati che si ritrovino di fronte una preda agonizzante, salvo poi restare impassibili di fronte all'opera di distruzione cittadina messa in atto da un manipolo di black block (che molti testimoni hanno visto reinserirsi tra le fila della polizia a vandalismi conclusi). A tutto questo si aggiunge il paradosso dell'incursione nella Diaz (in piena notte quando davvero non sussisteva alcun problema di ordine pubblico e i manifestanti erano per la maggior parte in procinto di dormire), e il grande dilemma della morte di Giuliani, attribuito inizialmente alla pietra scagliata da un altro manifestante e poi alla pallottola partita dal defender dei Carabinieri che si trovava (piuttosto inspiegabilmente) imbottigliato al centro della manifestazione. Ma se il dubbio di quella morte così insensata e inscritta in una vicenda attraversata da venature di una folle violenza ancora aleggia nell'aria, il processo (nonostante le richieste congiunte di vittima e presunto carnefice a procedere in sede giuridica) è stato per tutta risposta velocemente archiviato. Il dubbio, dunque, che tutti i tasselli di un puzzle davvero poco chiaro o (forse) troppo terribilmente chiaro da poter essere accettato siano reali acquista corpo mentre la scomparsa di Carlo Giuliani assume il profilo di una morte premeditata (o quanto meno annunciata) al fine di sedare nel sangue un (pacifico) moto di protesta. Una spedizione punitiva a tutti gli effetti che s'inserisce nella (mostruosa) logica di incutere timore e zittire (senza mezzi termini) ogni tentativo di mobilitazione. Un quadro che i due giornalisti ricostruiscono bene facendo ottimo uso di quelle testimonianze e di quelle immagini che ancora oggi, a guardarle, non possono che farci accapponare la pelle. Così come ci fanno accapponare la pelle le parole di una poliziotta che chiacchierando allegramente con un collega al telefono (durante le ore calde di quella follia civile) afferma: "Speriamo che muoiano tutte quelle zecche di merda". Una frase simbolica che, da sola e all'interno di un documentario che filtra molto bene le luci di questa aberrazione, illumina le crepe di un sistema-paese gravemente malato.

The Summit A distanza di un anno da Diaz - Non pulire questo sangue di Daniele Vicari, arriva in sala un altro documentario (diretto dai giornalisti e documentaristi Franco Fracassi e Massimo Lauria) che ci riporta di peso agli sconvolgenti fatti del G8 di Genova e alle (non) ragioni di una morte annunciata, quella del ventitreenne dei no-global Carlo Giuliani. Molte (davvero troppe ) le testimonianze e le immagini di quei tre giorni di sangue che evidenziano una crepa strutturale nelle fondamenta della nostra democrazia e che ci impongono una seria riflessione sulle cause e sulla possibilità che una tale vicenda si sia verificata nel nostro Paese. Giornalismo d’inchiesta puro (nella forma e nei contenuti), che usa il mezzo cinema per scopi assolutamente nobili e che (ci) costringe a vedere con gli occhi ciò che davvero non vorremmo mai vedere.

7.5

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