Recensione The Sorcerer and the White Snake

Jet Li a caccia di demoni in uno spettacolare racconto fiabesco

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Il Serpente Bianco (Eva Huang) è un demone millenario, in grado di assumere le sembianze di una splendida ragazza. In un mondo in cui vige un eterno conflitto tra gli uomini e i demoni, lei vive in pace nella foresta insieme alla sorella Serpente Verde (Charlene Choi) e a dei suoi simili. Un giorno salva la vita a Xu Xian (Raymond Lam) un giovane erborista, e tra i due è amore a prima vista. Nel frattempo il monaco Fahai (Jet Li) è impegnato insieme al suo discepolo Neng Ren (Zhang Wen) nella caccia a un gruppo di demoni vampiri. Neng Ren viene però contagiato da questi e si trasforma anch'egli in una creatura dall'aspetto demoniaco. Da qui in poi le strade dei cinque protagonisti si incroceranno inevitabilmente...

Storia di demoni cinesi

Ching Siu-tung ci ha regalato una delle trilogie più importanti della storia del Cinema di Hong Kong. Storia di fantasmi cinesi è infatti un vero e proprio classico, uscito anche nel mercato italiano e recentemente omaggiato con un remake a firma Wilson Yip (regista, tra gli altri, dei due Ip Man). E' perciò con un pizzico di nostalgia che ci avviciniamo al suo ultimo lavoro, The sorcerer and the white snake, ritorno a quelle atmosfere fantasy che tanta fortuna hanno portato al regista. Questa volta Ching Siu-tung si cimenta con uno dei più famosi racconti tradizionali cinesi, La leggenda del serpente bianco, già trasposto al cinema diverse volte (tra le più riuscite la visione di Tsui Hark nello splendido Green Snake) e ora "condito" con le potenzialità degli effetti speciali odierni.

Cuore e corpo

Un vero e proprio spettacolo per gli occhi, in un orgasmo visivo in cui immagine e anima convivono alla perfezione in un ibrido fiabesco di innata magia. Un'epica velata, a tratti trascendentale nei suoi picchi esagerati e immaginifici, esasperata nel suo coacervo di colori e suoni, sino a raggiungere un culmine di trascendenza nei minuti finali in cui il regista osa, creando una battaglia dal sapore leggendario, imperfetta nei suoi eccessi ma dal grande fascino. The sorcerer and the White Snake vive proprio di questa costruita "imperfezione", di questa negazione del possibile a favore dell'incredibile, ampliando a dismisura le diramazioni fantastiche grazie al massiccio uso degli effetti digitali. Evita però il rischio di scadere nell'ambizione, ma sfrutta in ogni singolo fotogramma le potenzialità delle più recenti tecnologie per creare un'entità astratta, lontana dal ricercato, e spesso fuori luogo, realismo hollywoodiano, e puntando invece sulle dimensione mitica del racconto. In questa apparente negazione del reale si staglia una storia d'amore, non inteso soltanto come semplice love story, ma come vero e proprio editto di amore universale, tra amici e nemici, tra uomini e demoni. La relazione tra il Serpente Bianco e Xu Xian è infatti il motore cardine che permette di narrare le diversità, di apprezzare ciò che non si conosce, di non ignorare l'altro: ideali che cozzano duramente contro la ferrea istruzione ricevuta dal personaggio di Jet Li, a tratti odioso per le sue rigide convinzioni e incapace di osservare il mutare delle cose. Non è perciò strano che la narrazione sia accompagnata da un'aura di dismessa tragicità, sferzata per buona parte del film da momenti più leggeri e tendenti al comico, con la comparsata di guest star d'eccezione come Lam Suet nei panni di un imbranato demone tartaruga e molte altre simpatiche sorprese. Le coreografie, sempre d'eccezione, vedono al solito Jet Li nella parte del leone, anche se in questo caso sono "aiutate" dagli effetti speciali, con evoluzioni aeree che raggiungono il loro picco nel pirotecnico epilogo, impregnato di riferimenti spirituali legati al buddhismo e alla reincarnazione. Nota di merito per la bellezza delle due protagoniste femminili, ennesimo spettacolo per gli occhi di un'opera affascinante, in cui una volta tanto immagine e sostanza convivono più che felicemente.

The Sorcerer and the White Snake Non raggiunge le vette di Storia di fantasmi cinesi, ma Ching Siu-tung ci regala un'altra favola mitica da vedere e rivedere. Una storia d'amore per raccontare la possibile convivenza tra uomini e demoni, raccontata con un marcato accento fiabesco e impreziosita da effetti speciali volutamente esasperati, che però ben si adattano al sapore astratto e leggendario proposto. In una negazione della realtà, gettati a capofitto in viaggio nella fantasia più recondita senza dimenticare la dimensione tragica dell'esistenza. Per un Cinema in cui ancora si può sognare.

8

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