Recensione The Raven

Edgar Allan Poe, rivisitato dal regista di V per Vendetta

recensione The Raven
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È norma ormai che nel mondo dell’arte molto spesso il proprio lavoro venga apprezzato solo dopo la scomparsa dell’artista stesso. In vita questi geni incompresi sono spesso visti come pazzoidi con passionali tendenze all’alcool e a svariati vizi poco raccomandabili. È questo alone leggermente fumoso e alcolico che spesso rimane in memoria di loro per parecchi anni, prima che qualcuno li riscopra e li riporti alla luce. Stranamente questo è anche il ricordo che è rimasto per molti anni di Edgar Allan Poe. Strano pensare che quello che molti di noi considerano come un autore culto in realtà era noto per essere un ubriacone. Un dato di fatto innegabile, ma che non esclude anche la genialità che ha portato alla scrittura di opere classiche come Il Gatto Nero, Il Pozzo e il Pendolo e Il Corvo. Una spiccata sensibilità per il macabro, una serie di sventure personali che hanno segnato la sua vita, una vita sregolata e un carattere decisamente irascibile, fanno di Poe un personaggio umanamente intrigante e misterioso, perfetto per diventare lui stesso il protagonista di un suo racconto. Ed è proprio questo quello che cerca di fare The Raven: allontanarsi dalla biografia dell’autore per poter raccontare la sua vita interiore, attraverso un linguaggio che egli stesso avrebbe riconosciuto come suo.

Il delitto perfetto?

Una madre e una figlia vengono ritrovate brutalmente assassinate in una camera chiusa a chiave dall’interno. Ma dell’omicida nessuna traccia, come non ci sono segni di effrazione o di forzature alla finestra. Quando il detective Emmet Fields (Luke Evans) arriva sul posto, scopre che il delitto assomiglia sorprendentemente a un omicidio descritto fin nei dettagli più cruenti da una serie di racconti pubblicati dallo scrittore emergente, ed emarginato, Edgar Allan Poe (John Cusack). L’uomo viene portato in centrale per essere interrogato sull’avvenuto, proprio mentre, dall’altra parte della città, la vita di un noto critico letterario è minacciata da un mortale meccanismo che aziona un pendolo. I riferimenti alle opere di Poe sono ormai troppo evidenti per essere trascurati, soprattutto quando il misterioso assassino lascia sul luogo del delitto una maschera con dentro un messaggio proprio per lo scrittore. Quando sembra che qualcuno di molto vicino a lui potrebbe diventare la prossima vittima, la posta in gioco diventa ancora più alta e l’inventore del romanzo poliziesco ricorre a tutte le sue capacità deduttive per cercare di risolvere il caso prima che sia troppo tardi.

Mai più

“E il corvo, non svolazzando mai, ancora si posa, ancora è posato sul pallido busto di Pallade, sovra la porta della mia stanza, e i suoi occhi sembrano quelli d’un demonio che sogna; e la luce della lampada, raggiando su di lui, proietta la sua ombra sul pavimento, e la mia anima, fuori di quest’ombra che giace ondeggiando sul pavimento, non si solleverà mai più!” Nessuno sa esattamente come sia morto Edgar Allan Poe e cosa lui abbia fatto negli ultimi cinque giorni della sua vita. È un mistero che accomuna molti scrittori e che li rende, se possibile, ancora più intriganti. È stato questo particolare a spingere Ben Livingston a prendere in considerazione l’idea di scrivere un film su Poe. Ma come farlo senza cadere nei classici lavori biografici o avidamente citazionistici? The Raven, citando nel titolo quella che forse è l’opera più celebre di Poe, si presenta con una struttura narrativa originale e affascinante. Piuttosto che soffermarsi sui meri aspetti storici della vita dello scrittore o raccontarlo attraverso l’adattamento cinematografico di uno dei suoi racconti. Ben Livingston e Hannah Sjakespeare decidono di sottolineare gli aspetti salienti della sua arte attraverso una sapiente costruzione diegetica che mescola con attenzione realtà e finzione letteraria, muovendoli di pari passo e scambiando costantemente il loro valore strutturale. Poe è la sua arte, perché da lei trae forza e distruzione. E sono proprio queste sue opere a condizionare in positivo o meno la sua esistenza, omaggiandola e distruggendola, pur senza intaccare l’instancabile fiducia nel suo genio.

La storia di The Raven si può quindi leggere su diversi livelli: in superficie abbiamo un detective che deve risolvere un complesso caso di omicidi; più in fondo c’è la riscoperta delle opere di Poe, a partire da I Delitti della Rue Morgue per finire a Il cuore rivelatore, che diventano protagoniste attive della storia e indizi della ricerca; più in fondo c’è poi l’analisi di Edgar come uomo, travagliato e disperato, passionale e irascibile. Lo script del film ricorda piacevolmente la struttura stessa delle opere dello scrittore, muovendosi con sapiente lentezza tra gli indizi senza preoccuparsi troppo di inutili spiegazioni o un calzante ritmo narrativo. Una metodologia che si riflette anche nella regia di James McTeigue, che si muove senza esitazione all’interno degli avvenimenti, scrutando e studiando, svelando segreti inespressi senza alzare la voce. È vero: il personaggio cinematografico di questo Edgar Allan Poe si avvicina, almeno mentalmente, a quello del più fortunato Sherlock Holmes. Il meccanismo con il quale si va avanti, passo dopo passo, all’interno della narrazione è quello deduttivo, ma attenti a non spostare le aspettative su binari sbagliati. The Raven non è un film d’azione e come tale non si comporta, seguendo invece le tempistiche di un thriller d’altri tempi, di un racconto di Edgar Allan Poe riversato su pellicola.

The Raven The Raven gioca sapientemente con la vita e la produzione di Edgar Allan Poe, producendo un progetto affascinante sia nelle atmosfere che nella narrazione. James McTeigue dimostra di essere un regista minuzioso e attento, che preferisce rimanere fedele a un’ideale piuttosto che strafare per una maggiore spettacolarità cinematografica. Certo, questa scelta forse rende meno “vendibile” il prodotto finale, ma gli appassionati del genere non rimarranno troppo delusi e si sentiranno, in qualche modo, partecipi essi stessi della pellicola, sottoponendo la propria mente al simpatico gioco di riconoscere i racconti di Poe nei delitti dell’assassino. Un consiglio: evitate di entrare in sala mentre scorrono ancora sullo schermo i titoli di coda della proiezione precedente. Seppur molto evocativi e accattivanti, essi sono più affini all’epilogo di uno dei capitoli di Bond o Tron, piuttosto che al triste epitaffio dell’autore de Il Corvo.

7

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