Venezia71

Recensione The Postman's White Nights

L'eclettico Andrej Koncalovskij porta a Venezia il ritratto, contemplativo e malinconico, di una piccola comunità rurale

recensione The Postman's White Nights
Articolo a cura di

Nato a Mosca, classe 1937, il veterano Andrej Koncalovskij si è dimostrato uno dei registi più eclettici del cinema russo, in grado di dividersi tra sofisticati film d’autore come Siberiade (1979, Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes) e La casa dei matti (2002, Gran Premio della Giuria al Festival di Venezia), adrenalinici cult di produzione hollywoodiana come A 30 secondi dalla fine (1985) e Tango & Cash (1989) e produzioni televisive in costume (Odissea, The Lion in Winter). A 77 anni d’età, Koncalovskij si cimenta con una nuova evoluzione della propria carriera con The Postman’s White Nights, presentato in concorso alla 71° edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, di cui ha firmato anche la sceneggiatura in collaborazione con Elena Kiseleva.

Ambientato sulle rive del lago Kenozero, in un piccolo villaggio del Nord della Russia che ha mantenuto i ritmi placidi e uno stile di vita ben lontani da quelli tipici della modernità, The Postman’s White Nights è un film in cui l’approccio di sobrio realismo della narrazione, testimoniato anche dall’impiego di interpreti non professionisti (incluso il bravissimo esordiente Aleksey Tryapitsyn, il “postino” del titolo), si coniuga in maniera armonica con un afflato lirico espresso in particolare dalle inquadrature paesaggistiche di Koncalovskij, attentissimo a cogliere la silenziosa maestosità della natura che circonda la piccola comunità al centro del film. Le sequenze in interni, con la cinepresa che si addentra nelle modeste case del villaggio, trovano dunque il proprio corrispettivo nelle suggestive panoramiche del lago Kenozero, attraversato quotidianamente dal postino Aleksey a bordo del proprio motoscafo, unica forma di contatto fra la realtà circoscritta in cui vivono i personaggi del film ed un “mondo esterno” percepito come distante ed estraneo.

Una comunità fuori dal tempo

Per un regista come Koncalovskij, che ha riscosso i suoi maggiori successi commerciali grazie a film d’azione quali A 30 secondi dalla fine e Tango & Cash, The Postman’s White Nights appare ancor più sorprendente in quanto perfetto esempio di un cinema completamente agli antipodi: un cinema disteso e contemplativo, che fa dell’osservazione antropologica il suo principale obiettivo, registrando senza scossoni la vita quotidiana di questa piccola comunità rurale sospesa fuori dal tempo, la cui tranquillità non è turbata neppure dai razzi lanciati dalla vicina stazione aerospaziale. Una dicotomia bizzarra e stridente, quella fra il villaggio racchiuso in se stesso e la volontà di esplorazione di un universo illimitato: per i pescatori del lago Kenozero, l’apparizione di un satellite che solca il cielo è un fenomeno al quale non prestare neppure un barlume di attenzione. Quella di Koncalovskij si propone dunque come l’elegia, affettuosa e malinconica, per un mondo destinato inesorabilmente a sparire, insieme con il suo patrimonio di tradizioni, di racconti e di folklore; e nell’attesa (in fondo, come viene ricordato in un’irresistibile battuta, “Non moriremo tutti insieme”), non rimane che sedersi in riva al lago, con una canna da pesca, in compagnia di un serafico gatto, ed aspettare.

The Postman's White Nights Il veterano Andrej Koncalovskij, eclettico regista russo, porta in concorso a Venezia The Postman’s White Nights: il ritratto, contemplativo e malinconico, di una piccola comunità rurale sulle rive del lago Kenozero, dipinta con toni morbidi e con sorridente umorismo, accompagnato dall’affetto e dal rimpianto per un piccolo mondo antico destinato ad essere inghiottito dall’incedere della modernità.

7.5

Quanto attendi: The Postman's White Nights

Media Hype Utenti
Voti Hype totali: 0
ND.
nd