Recensione The perfect husband

Un tranquillo week-end di paura... in coppia per l'argentino Lucas Pavetto

recensione The perfect husband
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Di lungometraggi riguardanti mariti violenti o, comunque, pronti a rovinare la propria famiglia, sul grande schermo abbiamo avuto modo di vederne non pochi, soprattutto nell'ambito del genere thriller.
Sarebbe sufficiente pensare al super cult The stepfather - Il patrigno (1987) oppure ad A letto con il nemico (1991) interpretato da Julia Roberts, entrambi firmati dallo specialista in alta tensione su celluloide Joseph Ruben, il cui stile è in parte avvertibile anche in questo The perfect husband (2014) dell'argentino Lucas Pavetto, il quale, però, dichiara d'ispirarsi soprattutto al francese Alexandre Aja, autore de Le colline hanno gli occhi (2006) e del sanguinolento Alta tensione (2003).
Del resto, richiama sotto certi aspetti proprio quest'ultimo titolo la vicenda di Viola e Nicola, i quali, rispettivamente con le fattezze di Gabriella"Transporter 4"Wright e del Bret Roberts de Il bosco dell'orrore (2010), si trovano ad attraversare un periodo difficile dopo che il loro rapporto di coppia è stato messo a dura prova da una interruzione di gravidanza che li ha inaspettatamente travolti; tanto da decidere di trascorrere un fine settimana all'interno di un vecchio chalet sperduto nella foresta nel tentativo di migliorare la situazione.

Ti amerò fino ad ammazzarti

Situazione che, invece, non fa altro che peggiorare, dal momento in cui, a causa di un folle sospetto che comincia ad insinuarsi nell'uomo, quello che doveva essere un tranquillo week-end non tarda a trasformarsi in un vero e proprio incubo ad occhi aperti.
Incubo ad occhi aperti che, con notevole cura nei confronti di scenografie e fotografia, Pavetto gestisce dividendo nettamente i circa ottantacinque minuti di visione tra una prima parte costruita in maniera discreta su una lenta attesa ed una seconda riservata, come c'era da aspettarsi, all'alta tensione ed agli spargimenti di liquido rosso.
Seconda parte che, tra dita mozzate per mezzo di un'ascia ed un occhio perforato, include anche la protagonista ammanettata al letto, mentre ci si avvia verso un epilogo sicuramente già sfruttato in diversi film dell'orrore sfornati dalla cinematografia d'inizio terzo millennio; qui utilizzato, però, in maniera tutt'altro che banale ed intelligentemente destinato, addirittura, a spingere a sprofondare in riflessioni nei confronti di tanti tristi fatti di cronaca nera spesso facilmente bollati come femminicidi, ma che possono in realtà nascondere altre inimmaginabili verità.

The perfect husband Una coppia in crisi ed uno chalet sperduto tra i boschi per trascorrere un week-end sono gli unici ingredienti che l’argentino Lucas Pavetto sfrutta per costruire quello che, derivato da un suo mediometraggio, si rivela un prodotto al cui interno la tensione è destinata a crescere lentamente, fotogramma dopo fotogramma, un po’ come avviene nei thriller firmati da Joseph Ruben e Tom Holland (rispettivamente autori di The stepfather - Il patrigno e La bambola assassina). Il risultato è un elaborato serrato e splatter quanto basta che, penalizzato unicamente da un doppiaggio non all’altezza, conduce ad un già visto ma inaspettato epilogo capace di spingere a sprofondare in interessanti riflessioni.

6.5

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