Roma 2014

Recensione The lies of the victors

Un thriller a sfondo politico interessato a portare l’attenzione sui temi del potere e della manipolazione mediatica

recensione The lies of the victors
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"La storia è fatta delle menzogne dei vincitori, ma non riusciresti ad indovinarlo dalle copertine dei libri di testo".
È questa condivisibilissima osservazione del poeta statunitense Lawrence Ferlinghetti a sintetizzare perfettamente il significato di The lies of the victors, quarto lungometraggio diretto dal tedesco Christoph Hochhäusler (Milchwald, Falscher bekenner e Unter dir die stadt), il quale precisa: "Ho voluto fare questo film perché ho un desiderio. Voglio vedere i film che non esistono, quelli che mancano. Mi mancano le narrazioni socio-politiche, situazioni quotidiane di attualità che vanno oltre padre, madre e figlio. Volevo fare un thriller politico moderno che tenga lo spettatore appeso ad un filo, ma che lasciasse anche un segno. Quello che avevo in mente non è realismo letterale, ma un dialogo riflessivo che metta in discussione le certezze. Si tratta di un'attenzione seduttiva".
Un thriller al cui centro troviamo il giornalista d'inchiesta Fabian Groys, il quale, con il volto di Florian David Fitz, lavora nell'ufficio centrale di un importante magazine di attualità politica e che gode di grande libertà, in quanto le storie che copre vendono parecchio.

La verità gli fa male

Lo stesso Groys che non sopporta di lavorare in coppia, ma anche che, fallito uno scoop riguardante dei fondi neri utilizzati dall'esercito tedesco per trasformare le identità di alcuni ex militari invalidi in persone sane, si vede affidata dal direttore la giovane stagista Nadja alias Lilith Stangenberg.
Ed è per potersela togliere dai piedi che la incarica di seguire quello che, relativo ad un individuo suicidatosi gettandosi nella fossa dei leoni dello zoo, sembra inizialmente un classico servizio da tabloid; prima di rivelarsi, invece, un caso legato proprio a quello cui stava lavorando Fabian.
Nel corso di oltre un'ora e cinquanta minuti di visione che, guardando con ogni probabilità al cinema di Sydney Pollack, prendono dichiaratamente ispirazione da fatti reali quali la causa sullo scandali dell'avvelenamento Envio, la fuoriuscita di notizie al giornale Taz sulla campagna della lobby nucleare, la battaglia delle lobby per la regolazione delle sostanze pericolose, la lotta del veterano dell'Afghanistan Sedlatzek-Müller per il diritto alla compensazione e l'affare News of the world in Gran Bretagna.
Perché, man mano che si viene a conoscenza di una società di riciclaggio con sede a Gelsenkirchen destinata ad essere non poco importante per le indagini e che un'agenzia di PR intende distogliere l'attenzione da uno scandalo dei rifiuti tossici legato proprio ad essa, è la pericolosità dei lobbisti e degli spin-doctors e delle loro operazioni segrete e, di conseguenza, della manipolazione mediatica quella che Hochhäusler intende denunciare.
Ma l'insieme, che non manca neppure di tirare di tirare in ballo una colta analogia-citazione con Humphrey Bogart, nel costruirsi quasi del tutto sui dialoghi finisce per essere penalizzato dal suo eccessivamente lento svolgimento; tanto da risultare noioso e difficilmente coinvolgente... oltre a spingere a pensare che, magari, potrebbe trovare la sua giusta collocazione soltanto nel corso del sabato sera televisivo della televisione di Stato, quando ad essere in onda non sono gli immancabili show acchiappa-famiglie.

The lies of the victors The lies of the victors è un thriller a sfondo politico interessato a portare l’attenzione sul tema del potere, del lobbismo e della manipolazione mediatica tramite una vicenda di giornalismo atto a far luce su una astuta rete di mezze verità e grandi scandali. Nonostante le buone premesse e l’intento di generare tensione, però, il tutto si riduce ad una soporifera operazione difficilmente coinvolgente e in grado di poggiare, al massimo, sulla non disprezzabile prova del cast.

5

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