Torino 2012

Recensione The Liability

Adam ha soli diciannovenne anni, ma verrà scaraventato nelle 24 ore più pericolose della sua vita, tra sicari navigati e donne i

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Articolo a cura di
Luca Chiappini Luca Chiappini è un divoratore del web, studioso e appassionato di cinema e serie tv, di tecnologia e in generale di tutto ciò che è nerd. Ama viaggiare il mondo attraverso i festival: è stato in giuria della sezione Classici al festival di Venezia nel 2013 e, fra gli altri, è stato ai festival di Tokyo, Berlino e Cannes. E’ anche videomaker e programmatore di siti web, a tempo perso. Cercatelo su Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn.

Si apre con le note di un’imprecisata ma affascinante canzone italiana d’amore, il nuovo lavoro di Craig Viveiros. Se il nome non vi suggerisce granché, non temete: finora ha avuto alle spalle un’ampia carriera da elettricista e illuminista, e solo raramente è passato dietro la macchina da presa. Uno di questi casi, Lost in Italy (2011), evidenzia la sua passione per il Bel Paese e ci spiega come mai l’elemento italiano torni nei suoi film. Però ora questo nome segnatevelo per bene, perché Viveiros merita la giusta popolarità e probabilmente la otterrà, presto o tardi: The Liability è davvero un film apprezzabile, una piccola sorpresa da consigliare senza ripensamenti. Scritto da John Wrathall, già sceneggiatore di Good (2008, con Viggo Mortensen), il film gode di una sceneggiatura che colpisce i punti giusti, intrattiene, da una parte incuriosisce dall’altra diverte, mescolando action movie a pura comicità, potrebbe sembrare un misto tra Jonathan Demme e Johnnie To. A rendere decisamente buono il prodotto finale è stata la regia ispirata e a tratti “giocherellona” di Viveiros, unitamente a un’ottima interpretazione del cast, che dal consacrato Tim Roth al protagonista Jack O’Connell, elemento umoristico del film, fino alla seducente Talulah Riley e al bastardo ingrugnito Peter Mullan, crea una solida storia.

24 ore

Il film comincia in modo curioso. Da qualche parte, sulle note di una canzone italiana vintage, un uomo viene assassinato. Molto più a sud, un ragazzone superviziato dal denaro del compagno della madre, Peter, finisce fuori strada e sfascia la sua auto. O meglio, l’auto di Peter, il quale non prenderà bene il fatto e metterà Adam, il protagonista diciannovenne, a lavorare per saldare il suo debito. Lo affiancherà a Roy, un “professionista” nel suo campo. Accette e rivoltelle alla mano, il suo campo è presto palese. Eppure la trama si complica, si infittisce: un’affascinante donna mette loro i bastoni fra le ruote e il film prenderà una piega inaspettata. Sembro con una mascella tesa e l’altra impegnata a ridere. Perché la doppia anima, action e vagamente comica, il film la mantiene fino alla fine. Rinforzata da una colonna sonora potente e multietnica, con brani dalla tradizione italiana (quello iniziale, a cadenzare un omicidio in stile mafia, legandosi al retaggio della tradizione che vuole la lirica e in generale il cantato italiano come stilema proprio dei malavitosi), spagnola e non solo, il film si svolge nell'arco di poco più di ventiquattr'ore, puro fuoco senza mai fermarsi, nel quale l’ingenuo Adam dovrà lottare per uscire dall'abisso in cui è stato coinvolto.

Habemus Cult !

Intriso di puro piacere cinefilo, il film mette nel suo calderone di tutto un po’: il professionista sicario e il giovane allievo, un po’ di sano pulp che strizza l’occhio a Tarantino, la donna audace alla Jonathan Demme, il furgoncino anni Sessanta, i paesaggi inglesi, la tavola calda. Regia e sceneggiatura lavorano così bene insieme che lo spettatore resta ipnotizzato dal film, con la curiosità di voler vedere come si conclude ogni scena, chiedendosi quale finale possa risolvere il film. Il lavoro migliore è sui personaggi e sulle situazioni, soprattutto per quanto positivamente risentono dei personaggi stessi: mai spigolosi, fluidamente descritti con pochi, semplici tratti. La personalità di Adam, adolescente senza sale in zucca e inesperto della vita, si coglie nelle primissime scene, mentre la presentazione di Roy (Tim Roth) è da manuale del sicario d’azione: pragmatico, cinico, fermo, severo ma, in fondo, vecchio e particolarmente incline ad affezionarsi. La misteriosa donna senza nome (Talulay Riley) è una femme fatale e una guerriera indipendente, mentre Peter è già cult quando irrompe in scena a colpi di mazza da golf sull'arredamento e lanciando minacciose freccette a raso pelo ad Adam. Ma poi, in questo gioco di uccisioni e inseguimenti nell'arco di 24 ore, la vera domanda è come si incastreranno insieme i personaggi. Ed è nel gran finale che il film dà molto di sé. In attesa di vederlo distribuito anche nelle sale italiane, il film uscirà in Inghilterra il 25 gennaio 2013 e negli Stati Uniti il 29 gennaio.

The Liability Un ottimo action-thriller, con dentro tanta ironia e tante scene cult che ricordano il cinema di Tarantino. Il film cattura l'attenzione e lo spettatore non potrà più fare a meno di lasciarsi travolgere dagli eventi, dagli irresistibili personaggi e dall'energica colonna sonora. A dare una marcia in più, una fotografia cangiante, spesso sfocata, con primi e primissimi piani che ci portano dentro l'azione. Come dice Tim Roth nel fim: “Bisogna fare attenzione ai dettagli!”.

8

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