The Leisure Seeker Recensione: Paolo Virzì in versione americana a Venezia 74

Paolo Virzì presenta il suo nuovissimo The Leisure Seeker, primo film americano del regista livornese, con Helen Mirren e Donald Sutherland.

recensione The Leisure Seeker Recensione: Paolo Virzì in versione americana a Venezia 74
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Mattia Bianchini Mattia Bianchini Per un aspirante regista i film sono un libro di testo più potente di qualsiasi scuola. Aggiungeteci quell'amore che rende la passione un'ossessione e il passo per diventare un divoratore famelico di cinema è breve. Non chiedetegli di scegliere un periodo, una categoria o un genere cinematografico e nemmeno di porre un freno alla fantasia e all'immaginazione. Mettersi in gioco nel confronto e nella condivisione rimane un' esperienze imprescindibile nell'arte, il vero modo per continuare a crescere senza limiti di tempo e di età.

Alla settantaquattresima edizione della Mostra del Cinema di Venezia arriva uno dei momenti più attesi e delicati, ovvero l'esordio del primo regista italiano in concorso. Rompere il ghiaccio tocca a Paolo Virzì che presenta The Leisure Seeker, il suo primo film girato in lingua inglese e liberamente ispirato al romanzo omonimo di Michael Zadoorian. Dopo La Pazza Gioia, in cui un'improbabile coppia di amiche partivano per un'avventura alla ricerca del divertimento e dell'amore nel mondo comune al di fuori di un manicomio, anche in questa occasione il regista livornese sembra non voler abbandonare il road movie di coppia. Stavolta però tramuta tutto nel tenero viaggio in camper, tra Boston e Key West, di due vecchietti che decidono di sottrarsi alle cure dei medici e dei figli per vivere l'ultimo episodio della loro vita all'insegna della spensieratezza e della malinconia. Sarà l'occasione perfetta per tornare indietro nel tempo e riassaporare la loro appassionante storia d'amore tra momenti esilaranti, rivelazioni scioccanti e attimi di grande intimità. Impossibile non partire dal vero miracolo del film, Helen Mirren e Donald Sutherland.

Due interpreti giganteschi

Lei donna coriacea e sensibile, lucida e determinata, colpita dal cancro e malata terminale. Lui tenero e simpatico, buffo ma forte e purtroppo con la memoria sbiadita dall'Alzheimer. La loro interazione è una gioia per gli occhi e per il cuore, perché riescono ad insinuarsi vicendevolmente nelle pieghe più profonde dei rispettivi personaggi donandogli un calore ed un'intimità che infrangono lo schermo. La forza dell'uno diventa la debolezza dell'altro e viceversa, e questo incastrarsi perfettamente li rende due caratteri che funzionano benissimo come singoli e ancor di più come coppia. Quello che probabilmente invece non è all'altezza di due attori tanto grandi e di due personaggi così ben scritti è proprio il coraggio e l'audacia del regista. Indubbiamente il film dal punto di vista tecnico è ben diretto e ben confezionato, scorre in modo lineare senza troppi problemi, ma tutto risulta troppo semplice e gioca su un terreno troppo sicuro. Come spesso accade a Virzì, si colloca in una comfort zone che pur di non disturbare nessuno cerca ad ogni costo di compiacere tutti giocando sui buoni sentimenti e sulla bontà forzata in ogni situazione.


Il miglio in più

Manca la personalità, l'originalità, lo spessore e la grandissima forza che aveva per esempio Andrew Haigh nel meraviglioso 45 Anni ed è un vero peccato, perché questa volta in alcuni frangenti si sente un cuore davvero grande. Ad ogni modo è certamente encomiabile, apprezzabile ed assolutamente non facile il tentativo di portare la propria idea di cinema al di fuori dei propri confini, in un altro modo di lavorare e pensare, e nonostante la sfida non sia stata vinta a pieni voti è comunque certamente superata, sperando che nel prossimo futuro possa diventare un trionfo pieno come già accaduto ad altri registi italiani.

The Leisure Seeker Helen Mirren e Donald Sutherlan sono un miracolo di recitazione e il modo in cui colorano e fanno interagire i loro personaggi è una meraviglia per occhi e cuore. Purtroppo però The Leisure Seeker, manca un po' di coraggio e audacia e finisce per essere un road movie che viaggia con il pilota automatico inserito, giocando sul terreno facile dell'amore tra anziani malati terminali. Pur senza troppi entusiasmi, la prima sfida di Virzì con il cinema oltre i nostri confini è comunque vinta.

6.5

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