Recensione The LEGO Movie

Una incredibile avventura nel mondo dei mattoncini più colorati di sempre!

recensione The LEGO Movie
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Negli scenari della LEGO ogni pezzo ha un suo posto. E così è anche per i personaggi, o meglio, minifigure: ma mentre negli ultimi anni sono proliferate versioni LEGO di personaggi unici come Batman e Gandalf, è anche vero che i playset sono abitati da centinaia di figure generiche, tutte adibite ad un compito specifico ma un po' “anonime”. Una tra queste, in The LEGO Movie, è il bonario Emmet, che passa le sue giornate come un ingranaggio perfettamente funzionante nel contesto sociale della città di Bricksburg. Lui fa quello che gli viene detto di fare: lavora come gli viene imposto, mangia, beve e si diverte esattamente nel modo che gli viene suggerito. Ed è “felice” così, anche se ogni tanto qualcosa non gli quadra nella sua vita ordinaria scandita a suon di slogan propagandistici e consumismo indotto. Ma, del resto, basta passare qualche minuto davanti alla tv per smettere di farsi domande 'sciocche' e rilassarsi. Ma un giorno Emmet scopre qualcosa di insolito: la bella e misteriosa Lucy si introduce nel cantiere dove lavora e lui viene catapultato suo malgrado in un'avventura molto, molto più grande di lui. Il grande saggio Vitruvius pensa che l'apparentemente innocuo e ordinario operaio sia in realtà il Mastro Costruttore, colui che, secondo la Profezia, avrebbe utilizzato il Pezzo Forte per evitare che il mondo cadesse in rovina per colpa del Kradle, una temibile arma ora in mano al visionario e potentissimo Lord Business, leader “democratico” del mondo.

“Come with me if you want to not die.”

Son più di dieci anni ormai che il LEGO ha varcato i confini della “scatola dei giochi” della cameretta ed è diventato, con gran successo, un fenomeno multimediale fatto anche di animazione e cinema. Il primo prodotto del genere è stato Bionicle - La maschera della luce, nel 2003, e da allora è stato un susseguirsi di avventure animate ispirate ai mattoncini della casa danese. Tuttavia, The LEGO Movie rappresenta il primo vero lungometraggio d'animazione cinematografico dedicato alla filosofia del “gioca bene” che sta alla base del nome delle costruzioni. A portare in sala il film, distribuito da Warner Bros., ecco l'accoppiata vincente alla base del successo di Piovono Polpette e 21 Jump Street: Phil Lord e Chris Miller, che hanno diretto e sceneggiato con grande inventiva e maestria una pellicola dal grande potenziale ma anche dalle difficili premesse. Come trasferire su schermo non un semplice “mondo” LEGO, con una sua storia ben delineata, quanto un viaggio a 360° nell'universo dei coloratissimi mattoncini?

“Everything is awesome”

Probabilmente presentando qualcosa di inaspettato, che stupisse il pubblico pur mantenendolo in un contesto ben conosciuto. Più o meno tutti, nel mondo industrializzato, abbiamo giocato almeno una volta da piccoli con le costruzioni LEGO, che ci appaiono ben familiari, e allo stesso tempo anche la storia del piccolo Emmet, inizialmente, sembra il classico “viaggio dell'eroe” predestinato e prevedibilissimo. Eppure... eppure Lord e Miller ci portano in territori inesplorati, creano accesi e inaspettati contrasti e sfruttano in maniera quantomeno bizzarra tutti i (numerosissimi) pezzi a loro disposizione. Innanzitutto, la grafica: l'animazione appare come una sorta di stop motion, per quanto il film sia in realtà in CG con i movimenti “scattosi” resi ad arte, ed effetti grafici che rasentano il genio puro. Parliamo di raggi laser, acqua, fumo etc., che non sono resi in maniera “realistica” come nei precedenti film per l'home video targati LEGO ma sono essi stessi realizzati con mattoncini e pezzi dei playset. I cultori del sistema di costruzioni impazziranno letteralmente a constatare la cura nella rappresentazione dei soggetti e della minifigure (vedasi l'astronauta) così' come l'abilità nel riuscire a mescolare i vari soggetti e setting. Nella pellicola, difatti, appaiono buona parte degli 'universi' LEGO, e con essi i vari personaggi che lo compongono, creando un effetto simile a quello già visto in Ralph Spaccatutto e facendo interagire Abramo Lincoln, Gandalf, Silente e Wonder Woman nello stesso, esilarante, contesto, in maniera giocosa ma, spesso, sottile. E qui sta un grandissimo punto a favore dello script: i personaggi si prestano in continuazione a battute e situazioni divertenti, ma non sono, spesso, quelle che ci si può aspettare. Si viaggia continuamente in bilico tra la visione (e l'umorismo) di un bambino ed una satira sociale, come si diceva prima, sottile e di un certo peso che passa in sottotraccia ma che il pubblico adulto (dei papà trenta-quarantenni, diciamo) appassionato di fiction non può non notare. Il nostro orecchio di spettatore attento raccoglie echi distinti da Fincher, Moore, Gaiman e non può fare a meno di sorridere.

“All I'm asking for is total perfection.”

Che poi, c'è da dire un'altra cosa. I film su licenza, si sa, sono pubblicità indiretta. Paghiamo per vedere un'ora e mezza, due, di Carosello. Spesso i produttori e gli aventi diritto fanno più soldi col merchandising che coi proventi veri e propri della pellicola: Cars, Cattivissimo Me, questo stesso LEGO Movie... o anche Star Wars, Harry Potter... siamo felici di farci catturare da mondi fantastici dei quali poi ci circondiamo. Viene da chiedersi se c'è qualcosa di male, di “perverso” in tutto questo, se non finiamo 'lobotomizzati' come Emmet... e viene comunque da pensare di no, finché il "nerdismo" ci permette di vivere le nostre fantasie, piuttosto che adagiarci in uno stato mentale precostituito. Analizzando The LEGO Movie professionalmente ti rendi conto che un'operazione “commerciale” del genere non puoi non amarla, per quanto è stata realizzata bene. E viene voglia, inoltre, di gettare alle ortiche lo stile professionale standard con cui si scrivono le recensioni e lasciarsi andare alla fantasia, alla spontaneità, alla creatività, cosa che è uno dei messaggi principali della pellicola.
Cosa che mi spinge a condividere con voi lettori un ricordo d'infanzia, una digressione che tuttavia si riallaccia al discorso principale. Erano gli anni '80. Nella seconda metà di quel mitico decennio i LEGO andavano fortissimo, ma al contempo erano anche i giochi della Mattel ad andare altrettanto forte: vedasi il mitico product placement del fantomatico hoverboard in Ritorno al Futuro 2. E io non mi facevo sfuggire i giornalini che venivano pubblicati dalla nota ditta americana, pieni di giochi, rubriche un po' naif (ma all'epoca internet non c'era manco nei film a momenti), bellissimi fumetti e tanta, sana, pubblicità. Mio fratello più grande mi prendeva in giro perché, sostanzialmente, leggevo cento pagine di reclame mascherata da fumetti, rubriche e giochini ed ero felice, perché partendo da quelle pagine la mia immaginazione volava e produceva tante altre storie. Questo ricordo è balenato alla mente durante la visione di The LEGO MOVIE insieme ad una nuova consapevolezza: crescendo spesso si perde l'ingenuità ma anche la spensieratezza e la voglia di farsi trascinare dalla creatività, di sperimentare, di non affidarsi soltanto alle "istruzioni". Per fortuna che c'è The LEGO Movie a ricordarci di quanto sia importante rimescolare i pezzi, ogni tanto, per cambiare punto di vista e portare un po' più in alto l'asticella del “possibile”.

The LEGO Movie The LEGO Movie è un film divertente. È, inoltre, graziato da un'ottima direzione artistica e da tante trovate vincenti, e sa conquistare il cuore degli spettatori più piccoli. Ed è pure, chiaramente, un'eccellente operazione di marketing. Ma, in alcuni spettatori, è anche capace di far scattare una scintilla che li riporterà all'infanzia. E infine, soprattutto e incredibilmente, racchiude una morale familiare preziosissima e commovente, difficile da spiegare a parole, soprattutto senza spoilerare il finale del film. Una morale dedicata ai bambini in sala ma anche e, soprattutto, ai papà, e in particolare ai papà nerd: attenzione ai lacrimoni.

7.5

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