Recensione The Judge

Robert Downey Jr. e Robert Duvall protagonisti di un convincente dramma familiare ambientato tra le aule di un tribunale

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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

È un avvocato difensore molto temuto a Chicago, Hank Palmer. Uno di quelli capaci di scagionare qualunque imputato. E si è fatto la fama di essere senza scrupoli, nel difendere implacabilmente anche gli indifendibili. “Le persone innocenti non possono permettersi di pagarmi” risponde beffardo a chi lo critica. Ma se in aula sembra indistruttibile, il suo punto debole non è difficile da scovare, e si tratta della sua famiglia. Una madre, unico vero affetto con cui riesce a tenersi in contatto. Due fratelli, uno maggiore con cui non lega e uno minore con problemi mentali. E, soprattutto, un'ingombrante figura paterna, chiamato “The Judge” dai figli poiché influente giudice della sua cittadina natale, con cui ha oramai da troppo tempo un (almeno) apparentemente insanabile rapporto di amore-odio. Un funerale costringe Hank a tornare a Carlinville, in Indiana, e fare i conti con il proprio passato e la propria famiglia. Ma proprio quando si sta per lasciare tutto alle spalle deciso a non tornare mai più l'uomo si ritroverà, in qualche modo, a dover difendere il padre, ora accusato di omicidio...

Defend your honor

Robert Downey Jr., all'apice della sua popolarità, si imbarca in un ruolo fascinoso e non semplice, dimostrando tra l'altro di credere molto nel progetto, avendolo prodotto insieme alla moglie Susan Downey. Il film si presenta a metà strada tra un court drama e un family drama, puntando quasi al melò in alcune delle scene migliori, volte a empatizzare se non commuovere il pubblico con scene di vissuto familiare apertamente disfunzionale e, in particolare, difficili rapporti padre-figlio sempre in bilico tra rimpianto e rancore. Il regista David Dobkin, tuttavia, non smentisce il suo passato costellato di commedie inserendo spesso e volentieri (gradevoli) siparietti comici di vario tipo a spezzare la tensione e rendere accattivanti i personaggi. Inutile dire che a fare da mattatori sono i due “Robert”. Downey Jr., per l'ennesima volta, può sfoggiare le sue doti di carismatico affabulatore, senza caricare eccessivamente la caratterizzazione come gli capita di fare nei panni di Tony Stark o Sherlock Holmes, e risultando assolutamente credibile anche nelle scene drammatiche. Anche se, è innegabile, è difficile vederlo su schermo in abiti moderni e non pensare a lui come al celebre “genio, miliardario, playboy, filantropo”. L'altro Robert, Duvall, uomo dalla filmografia sconfinata quasi quanto il suo talento, è una figura granitica in aula quanto fragilmente umana in famiglia, ed è forse il maggior valore aggiunto ad una pellicola piena di ottime interpretazioni, da quelle degli altri due fratelli Palmer (Vincent D'Onofrio e Jeremy Strong) a personaggi relativamente secondari incarnati da Billy Bob Thornton e Vera Farmiga.

The Judge The Judge è un film sorprendentemente piacevole da vedere, capace di toccare diverse corde e intrattenere il grande pubblico, con repentini cambi di registri, interpreti bravi e funzionali e una storia in cui, più o meno, ognuno può trovare punti di contatto con i quali empatizzare. Qualcosa, tuttavia, non torna: due ore sono forse un po' troppe per la storia che si vuole raccontare, o troppo poche. Molti elementi e personaggi sono dispersivi rispetto al fulcro della vicenda (il rapporto tra Hank e il padre Joseph) e risultano accessori, se non abbozzati. E abbozzati anche bene, peraltro: in fondo vorremo più screentime per il Dale di Jeremy Palmer, ad esempio, o per la -a suo modo- dolce e bella barista Vera Farmiga. Forse il tutto meritava di essere trasposto non in un lungometraggio ma in una (mini?)serie tv, in modo da sviluppare meglio tutti i vari intrighi familiari.

7

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