Venezia 2012

Recensione The Iceman

Winona Rider e Michael Shannon in un efferato biopic

recensione The Iceman
Articolo a cura di

Soprattutto a partire dall’acclamato Boogie nights-L’altra Hollywood (1997) di Paul Thomas Anderson, non pochi sono stati i lungometraggi che hanno sfruttato come scenografia l’ambiente pornografico della cinematografia americana anni Settanta; da Wonderland-Massacro a Hollywood (2003) di James Cox al televisivo Rated X (2000), diretto e interpretato da Emilio Estevez.
Questa piccola introduzione perché, nel vedere le prime immagini di The iceman, a firma dell’Ariel Vromen autore del thriller RX-Strade senza ritorno (2005), l’impressione è proprio quella di trovarci dinanzi all’ennesimo prodotto hollywoodiano volto a rievocare i fasti dell’era di Gola profonda (1972) e Behind the green door (1972).
Del resto, senza far sapere nulla alla moglie Deborah alias Winona Ryder, alla quale dice di svolgere una professione nell’ambito dell’animazione, è come doppiatore di film hard distribuiti dalla mafia che lavora il protagonista Richard Kuklinski, interpretato dal candidato al premio Oscar MichaelRevolutionary roadShannon e ispirato all’omonimo criminale realmente esistito; di cui il regista osserva: “Sono sempre rimasto profondamente colpito dalla doppia vita di Kuklinski: in una era un marito e un padre attento, mentre nell’altra era un killer professionista che lavorava per la mafia. La sua è una storia con così tanta suspense che non riuscivo a togliermela dalla mente, soprattutto se si pensa che è tutto vero. È una storia epica su un personaggio che ha mantenuto nascosta la sua vera identità ai familiari, per non distruggere il rapporto che li univa: aveva bisogno del loro amore per mantenere la sanità mentale e per sentirsi normale, nonostante fosse tutt’altro”.

"La bestia uccide a sangue freddo"

Quindi, è la storia di questo spietato assassino di origine polacca soprannominato "The Iceman" e condannato nel 1986 per aver ucciso cento persone che viene raccontata nel corso dei circa novantotto minuti di visione.
La storia di un marito devoto e padre, ma anche di un uomo freddo, duro, capace di mantenere la calma in mezzo al caos, che parte dai suoi primi giorni all’interno della mafia per farci poi apprendere i propri trascorsi infantili sotto la mano di ferro di un padre violento.

Una storia il cui avvio si pone nella prima metà degli anni Sessanta, per poi proseguire, attraversando tutto il decennio successivo, fino a quella degli anni Ottanta; in un crescendo di violenza e follia che, appunto, vede il protagonista passare dalla sua occupazione al servizio del sesso su pellicola a quella di semina-cadaveri professionista.
Man mano che lo schermo si popola di non pochi volti noti della Settima arte; dal Ray Liotta di Quei bravi ragazzi (1990) al Robert Davi de I Goonies (1985), passando per il Chris Evans de I Fantastici 4 (2005).
Senza dimenticare il David Schwimmer noto ai più per la sitcom Friends e le apparizioni di StephenSomewhereDorff e JamesSpider-manFranco.

Professione assassino

Un ricco cast decisamente in forma e destinato a impreziosire una pellicola la cui genesi, addirittura, va ricondotta al lontano 1992, quando il regista di origini israeliane rimase impressionato dall’inquietante documentario The iceman: Confessions of a mafia hitman, trasmesso dalla HBO e costituito da una serie di sconvolgenti interviste a Kuklinski.
Pellicola che, immersa nella fotografia spesso virata seppia di Bobby Bukowski (Oltre le regole-The messenger e lo slasher The tripper nel lungo curriculum), va ad affiancare altri titoli riguardanti l’argomento “biografie su celluloide di killer esistiti”; dal dittico Nemico pubblico n° 1 (2008) di Jean-François Richet, interpretato dal grandissimo Vincent Cassel, al meno conosciuto Bulletproof man (2011) di Jonathan Hensleigh, giunto dalle nostre parti soltanto nel mercato dell’home video.

E, curiosamente, è proprio a quest’ultimo citato che il film di Vromen sembra avvicinarsi, mentre, al fine di rievocare ancora di più l’atmosfera del decennio in cui spopolò la disco music, la colonna sonora sfodera hit del periodo del calibro di Heart of glass dei Blondie e Livin’ thing degli Electric Light Orchestra.
Nel corso di uno spettacolo che, ovviamente non privo di violenti sgozzamenti e spargimenti di liquido rosso, sembra guardare in parte al cinema di Martin Scorsese e in parte a quello di Quentin Tarantino; prendendone, però, le dovute distanze e assumendo una propria identità.
Senza spingere a gridare al capolavoro, ma strutturandosi in maniera semplice e lineare attraverso un buon ritmo di narrazione che difficilmente permette allo spettatore di sprofondare nella noia.
Insomma, una visione la può valere tranquillamente.

The Iceman Regista nel 2005 del thriller RX-Strade senza ritorno, l’israeliano classe 1973 Ariel Vromen ripercorre su celluloide la carriera dello spietato killer Richard Kuklinski, condannato nel 1986 per aver fatto ben cento vittime e che svolse la sua violenta professione senza che la sua famiglia sospettasse minimamente nulla. Con una discreta ricostruzione di quella che fu la mitica America degli anni Settanta, ciò che ne viene fuori sono circa novantotto minuti di visione il cui maggiore punto di forza è di sicuro individuabile nell’ottima prova del mai disprezzabile Michael Shannon - candidato al premio Oscar come attore non protagonista per Revolutionary road (2008) di Sam Mendes, nel quale recitò accanto a Leonardo DiCaprio e Kate Winslet - nei panni del criminale. Per il resto, con un ricco cast spaziante da Ray Liotta a Robert Davi, si rimane sulla linea del senza infamia e senza lode; rispecchiando, forse, più i prodotti dello stesso genere concepiti per il mercato dell’home video che quelli destinati alle sale cinematografiche. Ma, in fin dei conti, non ci si annoia e non ci si può affatto lamentare.

6

Che voto dai a: The Iceman

Media Voto Utenti
Voti totali: 7
5.9
nd