Recensione The Hunter

Dall'omonimo romanzo, un'avvincente dramma avventuroso con uno strepitoso Willem Dafoe

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In attesa di vederlo nell'ultimo film di Abel Ferrara, 4:44 Last Day on Earth, presentato allo scorso Festival di Venezia, e probabilmente come protagonista del prossimo Lars von Trier, l'annunciato The Nymphomaniac, tutti i fan di Willem Dafoe dovrebbero dare un occhio a The Hunter, titolo numero 82 nella florida carriera dell'attore americano. Una produzione australiana, tratta dall'omonimo romanzo di Julia Leigh (edito in Italia da La Tartaruga), diretta da Daniel Nettheim, regista di origine televisiva al suo secondo lungometraggio undici anni dopo l'esordio Angst.
The Hunter è un film sulla natura selvaggia, sia quella rappresentata splendidamente dagli magnifici paesaggi australiani, sia quella insita nell'animo umano. Dafoe interpreta Martin David, un mercenario rude e solitario, a cui viene affidata la missione di rintracciare l'ultimo esemplare vivente della tigre della Tasmania, specie considerata estinta, e il cui ritrovamento, per scopi tutt'altro che disinteressati, fa gola a una ricca società.

Il risveglio della tigre

Giunto sul posto l'uomo viene osteggiato sia dagli abitanti locali, che lo ritengono un ambientalista, sia dagli ambientalisti stessi che comprendono in parte le sue intenzioni. Martin viene ospitato da una famiglia la cui casa è ai piedi dell'altopiano, luogo della sua particolare caccia. Qui ha tempo di affezionarsi ai due figli piccoli e alla loro madre, da tempo in attesa del ritorno del marito, disperso da oltre due anni proprio in quelle fitte foreste. Per via del rapporto che comincia a instaurarsi con loro, Martin si troverà dinanzi a una scelta...
Nettheim dirige con un occhio di riguardo per la bellezza delle ambientazioni, luoghi incontaminati dove si respira un senso di pura libertà, e per il suo protagonista, interpretato magistralmente dall'attore di Antichrist e Spider-Man, che offre una delle prove più rocciose della sua recente carriera. A coadiuvarlo un ottimo cast, con una sofferta Frances O' Connor (L'ultima porta) e un ambiguo Sam Neill (Jurassic Park), che riescono a costruire interessanti personaggi di contorno. La componente d'azione, limitata perlopiù agli ultimi intensi minuti, si mischia bene al flavour drammatico e introspettivo che permea buona parte della vicenda, riuscendo a coinvolgere empaticamente lo spettatore. Ottimo il comparto tecnico, con una nota d'eccezione per la fotografia, capace di immergere pienamente nella desolante purezza della cornice naturalistica, e un plauso anche per la colonna sonora, che spazia da Vivaldi a Bruce Springsteen. Qualche lentezza nella parte centrale, e una sceneggiatura non priva di cliché non inificiano dunque la solidità di un'avventura moderna ricca di fascino e magia primordiale.

The Hunter Un intenso thriller a sfondo naturalistico, con un ottimo Willem Dafoe e un comparto tecnico di prim'ordine. Daniel Nettheim dimostra una certa solidità registica, raccontando una storia (tratta dall'omonimo romanzo) seppur non originalissima, in grado di appassionare, giostrandosi con una certa abilità tra atmosfere cupe e istinti introspettivi. E con una menzione particolare per gli splendidi paesaggi che le fanno da, attiva, cornice.

7

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