Recensione The howling: Reborn

Ritornano i licantropi de L'ululato

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Tutto è cominciato nel lontano 1981 con L'ululato, che, diretto dal grande Joe"Gremilins"Dante attingendo da un romanzo di Gary Brandner, vide la Dee Wallace Stone di Cujo nei panni di una giornalista alle prese con una clinica dai pazienti licantropi.
Un vero e proprio classico dell'horror che, impreziosito in particolar modo dalle allora innovative e ancora oggi stupefacenti trasformazioni per mano di Rob"La cosa"Bottin, ha finito per dare origine a una delle più lunghe - ma anche più inutili - saghe appartenenti al genere, con sei sequel succeduti al capostipite.
Sequel spazianti dai mediocri Howling II-L'ululato (in dvd con il titolo Howling-La stirpe maledetta) e Howling III: The marsupials, rispettivamente firmati nel 1985 e nel 1987 dal francese Philippe Mora, al ridicolo pseudo-western Howling: New moon rising aka Howling VII: Mystery woman di Clive Turner, risalente al 1995; passando per il soporifero Howling IV: The Original nightmare di John Hough, Howling V-La rinascita di Neal Sundstrom, con trama a tinte gialle alla Agatha Christie, e Howling VI-The freaks - anche conosciuto come Mostriciattoli - di Hope Perello, realizzati tra il 1988 e il 1991.
E che ora, sotto la regia del televisivo Joe Nimziki, vedono aggiungersi non un nuovo capitolo, ma un vero e proprio reboot a quanto pare tratto da Howling II, altro romanzo a cura del citato Brandner.

Un lupo mannaro americano a... scuola

Reboot che, come c'era da aspettarsi, non lega in alcun modo né con il capostipite, né con i successivi tasselli, scegliendo un'ambientazione scolastica volta a portare in scena Landon Liboiron nei panni del giovane Will Kidman, il quale, caratterizzato da look occhialuto alla Harry Potter, conquista la coetanea Eliana Wynter alias Lindsey Shaw; mentre viene progressivamente a scoprire che il suo destino è quello di trasformarsi in uomo lupo.
Quindi, se in un primo momento, complice la presenza di un amico del protagonista con velleità da regista horror, lo spettacolo in questione potrebbe apparire facilmente accostabile a moderni teen-horror nello stile di Fright night-Il vampiro della porta accanto di Craig Gillespie, man mano che i fotogrammi avanzano e seguiamo lo sviluppo della storia d'amore tra Will ed Eliana non fatichiamo ad avvertire una atmosfera e ritmi di narrazione tutt'altro che distanti da quelli che caratterizzano i lungometraggi dell'epopea romantico-vampiresca Twilight.
Aspetto decisamente poco confortante, dunque, cui va aggiunto non solo che vediamo in scena il primo licantropo - oltretutto incapace d'incutere un minimo di timore - dopo un'ora di visione, ma anche che ad ammorbarci ulteriormente provvedono sia l'onnipresente voce narrante del ragazzo che una colonna sonora tempestata di lente canzoncine-ballate.
E la tensione, ovviamente, è del tutto assente (perfino nella sequenza che si svolge in ascensore con il "lupone" che sbatte dall'esterno), nel corso di circa novantadue fiacchissimi minuti di visione intenti addirittura a spingere alla riflessione nei confronti del declino della civiltà occidentale e a ricordarci che siamo sempre più mostruosi quando ignoriamo la nostra umanità.
Con la presenza del tutto inspiegabile di una spruzzata d'ironia durante i titoli di coda... tanto per concludere degnamente il pasticcio di celluloide associabile, al massimo, a un brutto telefilm destinato agli adolescenti.

The howling: Reborn La domanda sorge spontanea: dopo sei inutili capitoli succeduti a L’ululato (1981) di Joe Dante, c’era bisogno di un reboot della saga? Anche la risposta sorge spontanea: no... infatti, il lungometraggio diretto dal televisivo Joe Nimziki (un episodio della serie Oltre i limiti nel breve curriculum), che nulla ha a che vedere con l’originale dantiano, contribuisce a darci sempre più ragione man mano che i fotogrammi avanzano. Il tentativo, vista probabilmente l’epoca di Twilight, è quello di trasferire i zannuti e pelosissimi licantropi in ambito romantico-adolescenziale, ma, se questo deve essere il noiosissimo destino del teen-horror del terzo millennio, siamo messi tutt’altro che bene.

4.5

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