Recensione The Grey

Liam Neeson vs lupi cattivi!

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Divenuto ormai una vera e propria icona della celluloide d'azione, grazie in particolar modo all'amatissimo Io vi troverò (2008) di Pierre Morel e al suo sequel Taken-La vendetta (2012) di Olivier Megaton, l'irlandese Liam Neeson torna sotto la regia del californiano Joe Carnahan, il quale, autore di Smokin' aces (2006), aveva già avuto modo di dirigerlo nel divertentissimo A-Team (2010), trasposizione cinematografica dell'omonima serie televisiva.
In realtà, però, questo The grey, prodotto da Ridley Scott e che vede in qualità di produttore esecutivo il compianto fratello Tony, non solo è stato realizzato un anno prima della seconda, citata avventura che ha visto protagonista il tanto agile quanto intelligente stermina-albanesi Bryan Mills, ma, sebbene non manchi di movimento e situazioni mozzafiato, non rientra strettamente nel filone degli action-movie a base di pallottole volanti e violenti scontri corpo a corpo.
Possiamo parlare, al massimo, di una tesa pellicola avventurosa orchestrata tra la disperata storia di sopravvivenza e l'eco-vengeance, ovvero quel sottogenere dell'horror che - con Gli uccelli (1963) di Alfred Hitchcock e Lo squalo (1975) di Steven Spielberg a rappresentarne i più noti esempi - si costituisce di titoli incentrati sugli animali assassini.

Io vi sbranerò

Infatti, con un ricco cast comprendente, tra gli altri, il Frank Grillo di Warrior (2011), il Dallas Roberts di Quando l'amore brucia l'anima (2005) e il Dermot Mulroney di Qualcosa di straordinario (2012), si comincia in una raffineria in Alaska, dove gli operai affrontano faticosi turni da cinque settimane, seguiti da due di vacanza, e dove, al fine di proteggerli durante il lavoro da ogni tipologia di bestie selvatiche, è stato assunto il tiratore scelto Ottway, cui concede anima e corpo, appunto, Neeson.
Fino al giorno in cui, tornando a casa in aereo, alcuni di loro, insieme allo stesso Ottway, precipitano nel bel mezzo della innevata natura selvaggia; trovandosi presto ad avere a che fare non solo con ferite mortali e impossibili condizioni climatiche, ma anche con un pericoloso branco di lupi selvatici, pronti a dargli la caccia per azzannare le loro carni.

Attenti al lupo

E Carnahan, che - partendo dal racconto Ghost walkers, scritto dal co-sceneggiatore Ian Mackenzie Jeffers - ha impiegato ben cinque anni per sviluppare i personaggi e la narrazione, concede il poco spazio necessario alla presentazione dei protagonisti per catapultarli subito all'interno della situazione di cui sopra; la quale sembra in un certo senso fondere ciò che accadeva in Alive-Sopravvissuti (1993) di Frank Marshall con la terribile avventura che spettò ai tre giovani di Frozen (2010) di Adam Green, rimasti bloccati su una seggiovia e anch'essi alle prese con famelici lupi.
Una situazione che parte con il disastro aereo proto-Final destination (2000), tirando presto in ballo il conflitto dal sapore quasi socio-politico tra operaio (più che uomo) e natura, del quale, giustamente, il produttore Jules Daly precisa: "Il film spazia tra numerosi generi: è un thriller, ma anche un horror e un film psicologico".
Del resto, tra pericolosità dei torrenti d'acqua gelida e vittime che finiscono sbranate, non poco è lo spazio riservato all'approfondimento psicologico dei diversi individui che vediamo in scena; destinati anche, come c'era da aspettarsi, a scontrarsi tra loro.
Mentre gli occhi delle creature luccicano nelle tenebre in maniera inquietante e provvedono gli effetti speciali degli infallibili Howard Berger e Greg Nicotero ad accompagnare le quasi due ore di visione; non prive di un arrabbiatissimo sfogo-confessione con Dio e di una disperata fuga attuata tramite l'utilizzo di una fune improvvisata.
Al servizio di un non disprezzabile spettacolo di genere che, forse, rischia soltanto di eccedere in lunghezza... nascondendo una scena finale dopo i titoli di coda.

The Grey “Questo è un film duro sulla sopravvivenza; se avete paura degli animali selvatici o dei viaggi in aereo, questo film vi sconvolgerà a lungo”. Così il californiano Joe Carnahan - autore di Narc (2002) e Smokin’ aces (2006) - descrive sinteticamente il suo quinto lungometraggio cinematografico, che, dopo A-Team (2010), segna la seconda collaborazione tra lui e l’irlandese Liam Neeson, ormai uno dei più gettonati nomi della celluloide d’azione. Eppure, nonostante la non disprezzabile prova del candidato all’Oscar per Schindler’s list-La lista di Schindler (1993), non è la sua presenza da protagonista a lasciare nella memoria dello spettatore The grey. In fin dei conti, con l’azione distribuita senza invadere le quasi due ore di visione, non siamo altro che dinanzi a una sufficientemente coinvolgente avventura in salsa eco-vengeance volta ad inscenare l’ennesimo scontro tra l’essere umano e la natura. Testimonianza che il filone portato al successo negli anni Settanta da cult e classici del calibro de Lo squalo (1975) e Il branco (1977) di Robert Clouse sia ancora capace di dire qualcosa, anche sugli schermi del terzo millennio.

6

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