Recensione The Good, the Bad and the Dead

Dolph Lundgren, Danny Trejo, Michael Paré e Johnny Messner sono i protagonisti di The Good, the Bad and the Dead, sconclusionato thriller di serie b diretto da Timothy Woodward Jr..

recensione The Good, the Bad and the Dead
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Brian Barns si risveglia ferito nel bel mezzo del deserto con una grave amnesia. Intorno a lui giacono diversi cadaveri e l'intervento della polizia è prossimo: giungono sul posto lo sceriffo Olson e il suo giovane vice. L'uomo di legge, notando un borsone contenente 3 milioni di dollari, pensa di nascondere l'accaduto e dividere la somma col collega, che però rifiuta provocando l'ira di Olson che lo uccide. Barns ferisce in seguito lo sceriffo e fugge con il denaro, ignorando quanti siano alla ricerca della refurtiva. Tra di loro il losco trafficante Mateo Perez, padre dell'agente ucciso, e l'agente della DEA Bob Rooker. Brian dovrà cercare di restare vivo e rimettere a posto i tasselli di una memoria che pian piano accenna a tornare.

The Bad, the Bad and the Bad

Dieci film dal 2014 all'imminente anno a venire: non si può certo dire che l'ex-attore Timothy Woodward Jr. stia con le mani in mano nella sua fresca carriera registica, con un'assidua specializzazione per i b-movie di genere (dagli horror all'action più canonico). In questo caso il giovane cineasta si cimenta con un thriller poliziesco che vede per protagoniste alcune delle star più frequenti dal panorama direct-to-video: da un Dolph Lundgren in inedita versione camicia, occhiali e cravatta a Danny Trejo in un ruolo ricorrente nella sua filmografia, da un Michael Paré sceriffo corrotto al protagonista Johnny Messner (visto ne L'ultima alba e The Equalizer - Il vendicatore) fino ad un ruolo marginale per la Vivica A. Fox di tarantiniana memoria, il cast è assemblato con un certo gusto per il filone. Peccato che The Good, the Bad and the Dead (conosciuto anche col più stringato titolo 4got10) si riveli un prodotto anonimo come tanti, incapace di costruire un intreccio credibile e stantio nelle telefonate ed esigue sequenze d'azione, con tanto di fastidiosi rallenty, a spumeggiare i venti minuti finali prima di un epilogo "spiegone" che sfrutta forzature narrative di ogni sorta. L'atmosfera è a tratti discreta per una produzione di questo tipo ma l'inconcludenza del contesto e le interpretazioni di un cast svogliato (il migliore del lotto è proprio Lundgren, ed è tutto dire...) penalizzano qualsiasi possibile istinto empatico con dei personaggi privi di carattere.

The Good, the Bad and the Dead Con un titolo quasi oltraggioso nel suo evidente citazionismo come The Good, the Bad and the Dead, il film di Timothy Woodward Jr. spreca malamente il numeroso cast che, pur non brillando notoriamente per bravura, ha preso parte a b-movie ben più convincenti. Qui invece il racconto vaga su una trama sconclusionata che procede per forzature sino allo svelarsi del puzzle narrativo nei minuti finali, conclusione anch'essa improbabile di una pellicola girata male e interpretata peggio nonostante non mancassero discrete potenzialità di partenza.

4.5

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