Recensione The Giver - Il mondo di Jonas

Il distopico romanzo per ragazzi di Lois Lowry arriva finalmente al cinema grazie a Phillip Noyce e Jeff Bridges

recensione The Giver - Il mondo di Jonas
Articolo a cura di
Alessandra De Tommasi Alessandra De Tommasi ha avuto il colpo di fulmine per la scrittura quando ha ricevuto in regalo una macchina da scrivere gialla giocattolo, ma funzionante, alla tenera età di 4 anni. L'argomento preferito? I telefilm, a cui ha dedicato (oltre a svariate notti insonni) la tesi di laurea e il saggio per diventare giornalista professionista. In due parole: serial addicted! Se volete, potete seguirla su Twitter!

Il destino del mondo è nelle mani di un bambino. Questo mese al cinema accade almeno due volte e in entrambi i casi i futuri distopici e postapocalittici sono mutuati dalle pagine di un romanzo: prima di The Maze Runner - Il labirinto (in Italia dal 24 settembre su grande schermo e in libreria per Fanucci) arriva The Giver - Il mondo di Jonas, in sala per Notorious Pictures dall’11 settembre, primo capitolo della saga omonima, pubblicata da Giunti Editore.
La quadrilogia, scritta da Lois Lowry nel 1993, comprende: La rivincita, Il messaggero e Il figlio. Diventa una pellicola diretta dall’australiano Phillip Noyce (Il collezionista di ossa) dopo oltre due decadi dall’uscita letteraria grazie all’impegno di Jeff Bridges, che l’ha prodotta e interpretata riservandosi il ruolo del “Donatore” che dà il titolo alla storia. Non è l’unico Premio Oscar del cast: neppure Meryl Streep ha saputo resistere al fascino di questo racconto senza tempo, che negli Stati Uniti fa parte di molti programmi di lettura scolastici.

E venne l'uniformità

In una società futuristica basata sull’Uniformità questa coppia di colossi interpreta due ruoli antitetici rispetto alla conoscenza: lui, il detentore delle memorie dell’umanità, cerca una risposta - e una via di fuga - rispetto a regole costrittive che mettono al bando ogni forma di individualità, diversità e sentimento mentre lei, il Capo Anziano, detiene l’ordine di un sistema ormai collaudato.
Dopo le guerre e le carestie, la Terra si è riorganizzata in comunità tutte uguali, con nuclei familiari denominati “unità abitative” di due figli ciascuna e di due genitori, affidati loro dal sistema e non padri e madri biologici della prole. Il lavoro, come ogni aspetto dell’esistenza, è scandito secondo rituali ben definiti e durante la “Cerimonia dei Dodici” i ragazzi di quell’età vengono indirizzati verso una professione che segue le loro capacità. Nella storia tutti gli adolescenti salutano l’infanzia e trovano un impiego, dal turbolento Asher (Cameron Monaghan) alla sensibile Fiona (Odeya Rush). Tutti... eccetto Jonas, interpretato dal 25enne Brenton Thwaites, di recente visto nei panni del principe Filippo in Maleficent. In un contesto in cui è vietato spiccare, distinguersi e dimostrarsi diversi e originali, questo ragazzo viene additato come “unico” e “speciale”: sarà il nuovo Accoglitore di memorie raccogliendo l’eredità di quello “in carica” (Jeff Bridges), d’ora in poi denominato Donatore.

Vedere oltre

Quell’Uniformità piatta, indistinta, monotona vuole ricalcare l’Uguaglianza, elargire a tutti i cittadini i medesimi diritti e doveri, ma Jonas impara dal maestro giorno dopo giorno che la disciplina trasmessagli dalla madre (Katie Holmes) e dal padre (Alexander Skarsgård di True Blood) è cieca. Inizia così un viaggio attraverso colori e musica... ma anche emozioni laceranti e dolorose. Tutti i ricordi del mondo graveranno sul suo cuore, un compito quasi insostenibile per una persona così giovane: la ragazza che dieci anni prima ci ha provato, Rosemary (Taylor Swift), non ha retto il peso dei crimini perpetrati nei millenni dagli esseri umani.
Trasporre in film una vicenda così evocativa è stato un lavoro faticoso e complesso: per dare un volto e un’immagine a concetti tanto astratti la produzione è ricorsa ad una serie di compromessi, adattando il romanzo ai ritmi e alle esigenze del grande schermo.
Molte situazioni si distaccano da quelle raccontate nelle pagine, in particolar modo i legami affetti del protagonista con l’amico Asher e la ragazza dei sogni Fiona e le dinamiche della sua “ribellione”. Eppure il film trova una sua fluidità, con una regia curata e una sceneggiatura calibrata: rende tangibile un mondo senza contrasti né differenze e accompagna con una colonna sonora struggente il cammino impervio verso la verità di Jonas, metafora del viaggio di ciascuno alla scoperta di se stesso.

The Giver - Il mondo di Jonas Il film aggiunge qualche dose di azione e un po’ di romanticismo al romanzo, ne rispetta lo spirito pur “tradendolo” in alcuni snodi narrativi e in svariati dettagli. Il giovane Brenton Thwaites non delude le aspettative, anche se i pilastri su cui poggia il peso del racconto restano Jeff Bridges e Meryl Streep.

7

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