The Game - Nessuna regola: la recensione del film con Michael Douglas

Michael Douglas è protagonista di questo action-thriller con venature psicologiche dove niente e nessuno è mai ciò che sembra.

recensione The Game - Nessuna regola: la recensione del film con Michael Douglas
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Sapete cosa sono i Giochi di Rulo dal Vivo? Semplicemente, come indica in modo chiaro il nome, sono la traslazione nella realtà dei più classici GDR in stile Dungeons & Dragons, dove ogni giocatore interpreta un determinato personaggio in un'epoca storica precisa o più surrealmente in un mondo fantastico appositamente ideato per lo scopo. La differenza sostanziale con la controparte "da tavola" è che le azioni descritte vanno riporodotte più o meno fedelmente in modo fisico, creando un'immedesimazione maggiore rispetto al semplice parlato, e par aumentare l'effetto reale del gioco si usano molto spesso costumi o scenografie. E sì, può essere considerata in tutto e per tutto una sorta di attività ricreativa vicina al teatro, fatta al contempo di improvvisazione e scelte ben ponderate. Proprio in virtù di un'accurata ricostruzione e di una struttura pre-immaginata, a proporre questi L-GDR ci sono spesso dei gruppi di privati o direttamente delle piccole associazioni che organizzano il tutto, a volte in modo gratuito e spesso a pagamento. Al giorno d'oggi questo passatempo, vera e propria arte figurativa, è ormai molto diffuso e risconta una grande partecipazione, e non solo di nerd o geek, dato lo sdoganamento della cultura pop grazie al cinema e alle serie TV come Game of Thrones, ma nel 1997, quando uscì nelle sale The Game, non era così conosciuto o praticato, e il terzo, riuscito film di David Fincher affondava le radici proprio nei giochi di ruolo dal vivo. Certo, modificava molto i concetti alla base dell'attività, legandoli a doppia corda al genere thriller, ma nella sostanza di questo si parlava e lo si faceva anche con una certa minuzia contenutistica e una narrazione totalmente edificata sui plot twist e piccoli e continui cliffhanger in chisura di specifiche sequenze. E il risultato era sinceramente spiazzante.

Voglio fare un gioco con te

Protagonista della storia scritta a quattro mani da John Brancato e Michael Ferris (due degli scrittori successivamente colpevoli di molti scempi cinematografici come Catwoman) è un bravo Michael Douglas nei panni del ricco imprenditore Nicholas Van Orton. L'uomo vive e lavora a San Francisco, passando le sue giornate in ufficio o nella sua gigantesca residenza dove abita da solo dopo il divorzio. A ossessionare quotidianamente le sue giornata c'è poi il ricordo del padre suicida, gettatosi dal tetto di casa quando Nicholas era ancora un ragazzo. Ma il protagonista ha un fratello, il più giovane Conrad (Sean Penn), che in occasione del suo compleanno gli regala una tessera di iscrizione al Consumer Recreation Services (CRS), un club esclusivo di giochi di ruolo. Conrad vuole movimentare la noiosa e monotona vita del fratello, che dopo una serie di esami psicologici e fisici pare venga rifiutato dal CRS. Non appena tornato a casa, però, tutto comincia ha prendere una piega strana e Nicholas è costretto a mettere in dubbio ogni cosa, dalla propria attività alla sua reputazione. Nonostante il film abbia ormai 20 anni, la sua specifica struttura non ci permette di descrivere oltre la trama, anche per non rovinare le molte sorprese ai cinefili di nuova generazione, nuove leve assetate di conoscenza di genere. The Game è il terzo e ultimo tassello di un trittico filmico iniziale che ha portato David Fincher ad essere conosciuto in tutto il mondo come uno dei registi più promettenti in ascesa a fine anni '90, con una carriera nel mondo del cinema iniziata come assistente agli effetti visivi ed evoluta in regista con Alien 3. Un film, quest'ultimo, certamente poco riuscito a causa dei continui rimaneggiamenti della sceneggiature e dei tagli in fase di montaggio, ma un esordio corposo e già importante per uno dei futuri autori thriller più amati di sempre. E già il suo secondo progetto, quel capolavoro di tensione che è Seven, ha dato una chiara misura delle capacità di Fincher, già a quel punto esplose fragorosamente a livello internazionale.

La consacrazione, quella vera, avverrà solo con Fight Club, ma The Game rappresentò per il tempo un titolo davvero molto coraggioso anche se narrativamente molto sfiancante, sia per una certa lentezza nel ritmo (il che è strano, dati i continui capovolgimenti), sia per una messa in scena e una regia forse poco chiare, prive di quel virtuosismo fincheriano che aveva reso Seven una pietra miliare del genere soli due anni prima. Trattandosi della fine dell'inizio e di un film di passaggio, una sorta di bozzolo pre-fase farfalla se vogliamo, The Game riesce soprattutto nel compito di sorprendere sinceramente lo spettatore, con il quale gioca proprio come Nicholas fa nella pellicola, lasciandolo attonito e interdetto per due lunghe ore, sparpagliando svariati indizi nell'arco della durata senza però dare mai la chiave di volta per risolvere il mistero. Il fatto è che la sceneggiatura di Brancato e Ferris, l'unica con trovate davvero brillanti, è capace di dare più chiavi di lettura all'enigma che è The Game, creando molte linee di risoluzione che, se seguite, conducono solo a un vicolo cieco, mentre l'unica vera e percorribile è perfettamente nascosta tra queste altre decine.

Catarsi

In definitiva, il terzo titolo della filmografia di Fincher invecchia ancora oggi egregiamente come thriller. Dà un'idea limpida del consolidamento e dell'evoluzione dello stile del regista di The Social Network, che già al tempo dimostrava una capacità innata di mettere le proprie capacità al servizio di una storia dai molteplici risvolti, operando ancora poco virtuosamente ma adoprandosi per farlo nel modo più funzionale possibile. Con una messa in scena sempre cupa e già con i tipici tratti asettici insiti nello stile di Fincher, The Game va a lavorare principalmente sul concetto generico di catarsi, qui sviluppato mediante il gioco di ruolo, lasciando fluire una sofferta riconciliazione interiore tra inquietudini e ansie, a volte stancando però per qualche eccesso didascalico del racconto. Tra repentini cambi di ritmo e perifrasi artistiche per mantenere viva l'attenzione dello spettaore, The Game può dirsi comunque un thriller riuscito, intelligente nel ribalatare con costanza situazioni e personaggi e davvero molto furbo nella risuoluzione finale, opera di scaltri e preparati Master senza scrupoli, pronti a tutto pur di concludere la loro campagna all'insegna dell'ingegno e non della fortuna insita nei dadi.

The Game - Nessuna regola Terzo e ultimo tassello del trittico filmico iniziale del grande David Fincher, The Game consolida le capacità del regista di Seven nel genere thriller, qui meno volte al virtuosismo stilistico e messe in modo funzionale al servizio di una storia dove i veri protagonisti sono i continui capovolgimenti. Con alcune trovate brillanti e una risoluzione precisa e soddisfacente, il film perde soprattutto in termini di messa in scena e di continui cambi di ritmo, nonostante poi la tensione sia sempre molto alta e le atmosfere inquiete e quasi asettiche tipiche del regista di Fight Club siano già ampiamente sfruttate anche nella pellicola con Michael Douglas. Da vedere assolutamente prima di Seven, anche se successivo. Il film andrà in onda questa sera su Rete 4 alle 23:50.

7

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