Recensione The Fifth Commandment

L'attore marziale Rick Yune è il protagonista di un action b-movie ambientato a Bangkok, nel quale un sicario professionista deve fare i conti col proprio passato e salvare una bella popstar.

recensione The Fifth Commandment
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Rick Yune è un attore marziale americano, ma dalle evidenti origini sudcoreane, ancora poco conosciuto dal grande pubblico. Questo anche perché, tolte alcune partecipazioni secondarie in produzioni più o meno famose giunte anche nel Belpaese (dal primo Fast & Furious a L'uomo coi pugni di ferro per citarne un paio), la sua carriera non è mai decollata, adagiandosi su una copiosa sfilza di b/z-movie e straight to video. L'ex atleta di taekwondo (ha partecipato anche alle Olimpiadi) si è cimentato anche nel ruolo di sceneggiatore in The Fifth Commandment, titolo del 2008 diretto dal regista-stuntman Jesse V. Johnson ed uscito da noi direttamente per il mercato casalingo. Un film che può vantare, in un ruolo assai importante, anche la presenza del noto caratterista di colore Keith David e della bella modella dominicana Dania Ramirez.

Non far morire l'innocente e il giusto

Chance ha perso la famiglia quando era molto piccolo in seguito ad un regolamento di conti con un boss della mafia. Adottato dall'implacabile killer conosciuto come The Jazzman, che lo ha cresciuto con lui in America, il ragazzo è diventato anch'egli un implacabile sicario, con la volontà di scoprire il colpevole della morte dei suoi genitori. In uno dei suoi ultimi contratti Chance deve recarsi in Thailandia per uccidere Angel, una bella cantante, ma decide di opporsi all'incarico quando scopre che il suo fratellastro lavora come bodyguard per la popstar. Il rifiuto però darà il via alle ire dei mandanti, soprattutto dopo la morte di una delle assassine pagate per svolgere il compito, mentre anche la polizia, che lo ritiene erroneamente l'autore dell'omicidio di un agente, comincia a dargli la caccia.

Indirizzo conosciuto

Niente di nuovo sotto il sole della Thailandia. In una notturna Bangkok si svolge infatti la classica storia di un uomo che, venendo meno ai suoi obblighi per una scelta morale, si troverà a lottare contro tutti e tutti per proteggere la pupa di turno. The Fifth Commandment è il classico esempio di filmetto direct-to-video di cui, pur non disdegnando motivi di interesse per i feticisti del genere, non si sentiva la mancanza. A convincere di più sono sicuramente le sequenze action che, pur non brillando anch'esse per originalità, sono realizzate con una discreta cura e mettono in mostra le buone doti coreografiche del protagonista. Il tutto si sfalda però clamorosamente sul versante narrativo, con personaggi improbabili (tolto il gustosissimo Jazzman di Keith David) che pronunciano, sempre fuori luogo, dialoghi altrettanto imbarazzanti: sentire per credere il discorso pseudo drammatico pronunciato da Angel in uno dei brevi momenti di tregua nella parte finale. Il tutto si trascina verso un finale relativamente prevedibile senza veri colpi di scena, rendendo la visione un semplice, incolore, da bignami del filone.

The Fifth Commandment Oriente e Occidente collimano ancora una volta in The Fifth Commandment, banale action b-movie che vede per protagonista l'ex atleta olimpionico Rick Yune. Una storia di vendetta già vista, con "bella da salvare" inclusa, che si fa apprezzare in qualche sequenza coreografica ma stona in una narrazione risaputa popolata per la quasi totalità da personaggi non certo memorabili.

4.5

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