Recensione The Equalizer - Il Vendicatore

Denzel Washington novello vendicatore nel reboot cinematografico della nota serie tv anni '80 Un giustiziere a New York

recensione The Equalizer - Il Vendicatore
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Sebbene già il cinema western (soprattutto quello made in USA) avesse provveduto, quasi da sempre, ad affrontare la tematica, è impossibile negare che sia stato soprattutto in seguito al successo ottenuto da Il giustiziere della notte (1974) con Charles Bronson che la celluloide ha cominciato a popolarsi di individui interessati a fare piazza pulita di esponenti della criminalità, fornendo allo spettatore quella certa liberatoria sensazione di vendetta portata a compimento.
Un sottogenere accentuatosi ancor di più nell'ambito della Settima arte degli anni Ottanta, quando non solo, complici storici lungometraggi con protagonisti forzuti big men del calibro di Sylvester Stallone ed Arnold Schwarzenegger, si diffuse il cosiddetto machismo reaganiano, ma in televisione fecero la loro apparizione serie come The equalizer, trasmesso in Italia con il titolo Un giustiziere a New York.
Lo stesso The equalizer da cui prende le mosse il cineasta Antoine Fuqua per concepire - su script del Richard Wenk regista dell'horror Vamp (1986) e sceneggiatore de I mercenari 2 - The expendables (2012) - questo suo ritorno al grande schermo dopo l'avvincente Attacco al potere - Olympus has fallen (2013), che già sembrava rispolverare in maniera evidente il sentimento giustizialista dell'epoca di Rambo e Terminator; anche se, dando conferma di quanto sopra osservato, dichiara: "Ho considerato questo film come un ritorno al passato, sulla scia dei film western di Sergio Leone. C'è un antieroe, in una lotta, tendenzialmente riluttante e restìo ad impugnare una pistola... ma, quando ha la possibilità di aiutare gli altri, non esita a farlo. Usa tutte le sue abilità a tal fine".

Il russo e il nero

Ed è il Denzel Washington che, già vincitore del premio Oscar come attore non protagonista in Glory - Uomini di gloria (1989), Fuqua portò nuovamente a conquistarsi l'ambita statuetta tramite il suo Training day (2001) ad incarnare la rilettura di colore di Robert McCall, il quale, appunto, era bianco nel telefilm, a differenza di cui, stavolta, si parte dalle origini.
Un McCall che, proprio quando crede di essersi lasciato alle spalle trascorsi torbidi per condurre una vita tranquilla, incontra Teri alias Chloë Grace Moretz, ragazza minacciata da una banda di feroci malavitosi russi che l'uomo, forte delle sue abilità da sempre messe al servizio di chi cerca riscatto e contro chi brutalizza gli indifesi, non intende certo lasciare continuare ad esercitare le proprie malefatte.
Tanto da decidere di uscire dal ritiro autoimpostosi per tornare in azione all'interno di oltre due ore e dieci di visione tendenti a differire da analoghi modelli cinematografici quali Io vi troverò (2008) o The punisher (2004) a causa della loro struttura; in quanto, nonostante il movimento non risulti affatto assente, è su lenti ritmi di narrazione disturbati quando necessario dalle violente imprese del "vendicatore" che il tutto viene costruito.

Denzel in the dark

Infatti, già il primo massacro attuato tra uso di cavatappi e schizzi di liquido rosso avviene soltanto una volta superata la presentazione di diversi personaggi, riconfermando immediatamente che, come di consueto, l'autore di Shooter (2007) non lascia affatto a desiderare per quanto riguarda la ferocia delle uccisioni.
Perché, man mano che troviamo in scena anche i veterani Bill Pullman e Melissa Leo nei panni di Brian e Susan Plummer, appartenenti al passato di McCall, e che quest'ultimo si cimenta in un memorabile dialogo faccia a faccia con uno dei malviventi, in mezzo a colpi di pistola e pugni piuttosto "pesanti" non sono trapani conficcati nel cranio, taglienti frammenti di vetro e sparachiodi a latitare nella mattanza di cattivi.
Mattanza che raggiunge l'apice nella lunga, tesa sequenza da antologia che si svolge quasi del tutto al buio all'interno del grande magazzino del "fai da te" dove lavora il protagonista; nel corso di uno spettacolo non privo neppure di una colossale esplosione, ma capace di mantenersi sempre sul piano del realismo, perfino nelle esagerazioni... come, da sempre, vuole lo stile dell'apprezzabilissimo Antoine.

The equalizer - Il vendicatore A tredici anni da Training day (2001), Antoine Fuqua torna a dirigere Denzel Washington nella trasposizione cinematografica del telefilm degli anni Ottanta Un giustiziere a New York, trasformando in violento eroe di colore quello che, originariamente, era un comune bianco degli Stati Uniti di Ronald Reagan. D’altra parte, mentre all’epoca era decisamente raro avere un protagonista nero - se non in coppia con un americano qualunque, come nei franchise Arma letale e 48 ore - che rappresentasse la sete di giustizia del paese, Washington sembra quasi incarnare una vera e propria rivalsa dal retrogusto antirazzista nel dedicarsi al fantasioso massacro di cattivi, di origini russe alla maniera dei tempi della Guerra Fredda. Quindi, se sentite la mancanza del cosiddetto machismo reaganiano che fece la fortuna di Stallone e Schwarzenegger, avete trovato il film che fa per voi, oltretutto non banalmente costruito sull’azione, ma dedito anche, nella giusta misura, alla costruzione dei personaggi e della attesa-tensione.

7

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