Recensione The Divide

Il regista di Frontiers e la sua claustrofobica versione di una possibile apocalisse

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Un dramma apocalittico per Xavier Gens, regista di quel Frontiers che ha regalato emozioni assai forti a tutti gli amanti dell'horror più estremo. Questa volta il regista francese sceglie di trasporre una storia di matrice fantastica, con diversi elementi comuni alla sci-fi più "terrena", iniziando con una terribile esplosione nucleare che costringe un piccolo gruppo di persone a rifugiarsi, per puro caso, in un bunker di fortuna nei sotterranei del palazzo. Tema non nuovo, anzi spesso abusato dal cinema di genere, che Gens cerca a suo modo di reinterpretare a modo suo con risultati quanto meno alterni.

Cane mangia cane

Nove persone (sei uomini, due donne e una bambina) segregate loro malgrado in un luogo chiuso, spoglio di ogni comodità e privo di alcun collegamento con l'esterno. L'inizio di The Divide è rapido, al fulmicotone, senza nessuna sorta di introduzione: già dai primi secondi osserviamo la fuga dei protagonisti verso la ricerca di un luogo di salvezza, che si materializza miracolosamente nel rifugio nascosto sotto il loro edificio. La parte iniziale è senza dubbio, per ciò che concerne il punto di vista narrativo, la meno convincente. Appena raggiunta la momentanea sicurezza, i nove reagiscono in maniera insolita: nessuno si preoccupa di cosa può essere successo alle persone care, ai loro amici, probabilmente morti a causa delle devastanti esplosioni che rimbombano dalla superficie. Nessun turbamento, nessun pianto disperato per genitori o figli, fratelli o amanti periti chissà dove per una catastrofe ancora inspiegabile. E che tale rimarrà, fino alla fine, visto che la sceneggiatura a firma di Karl Mueller e Eron Sheean non si prefigge il compito di darci nessuna spiegazione logica, lasciando lo spettarore e gli stessi sopravvissuti in un dubbio atroce. Dopo quest'iniziale fase di spaesamento però il film prende un'inesorabile piega che, in circa due ore di visione, conduce i personaggi sull'orlo della pura follia, portandoli dagli iniziali sospetti a veri e propri atti di brutale e insensata violenza, in una costante perdita dell'umanità. Naturalmente tra i nove non mancheranno coloro ancora in grado di razionalizzare e sperare in una possibile via di scampo, generando così aspri conflitti e creando gruppi contrapposti pronti a darsele di santa ragione. E qui Gens, pur senza eccedere nelle efferatezze della sua opera precedente, non risparmia un insano carico di brutalità fisica e psicologica, in grado sicuramente di rivoltare gli stomaci più deboli. L'operazione non è totalmente riuscita però a causa di un semplice motivo: Gens, che dimostra ancora una volta delle grandi doti registiche, pare sin troppo compiaciuto e alla fine non si comprende bene dove voglia andare a parare, se preferisca vantarsi del suo stile sicuramente affascinante (e integrato benissimo con la suadente colonna sonora) o abbia veramente intenzione di narrare un racconto per il pubblico pagante. Le emozioni forti sicuramente non mancano, di questo va dato atto all'autore d'Oltralpe, ma rimane un amaro retrogusto in bocca. Ad addolcirlo, almeno in parte, sono le ottime interpretazioni di tutto il cast, che vede tra l'altro volti noti come Michael Biehn (il Kyle Reese del primo Terminator), Milo Ventimiglia (Heroes), Rosanna Arquette (Pulp Fiction) e la bella Laura German (Hostel: Part II).

The Divide Affascina e disturba in egual misura, The Divide, atipico ed estremo dramma apocalittico del regista di Frontiers. Supportato da un cast variegato e in ottima forma, l'autore francese dimostra le sue indubbie doti registiche, ma pecca in un irritante autocompiacimento e non è aiutato da una sceneggiatura convincente solo a tratti. Le emozioni sicuramente non mancano, tra urla disperate e violenze disumane, in un degrado costante, mentale e fisico, subito dai protagonisti, ma pur rivelandosi un'operazione più che godibile per gli amanti del genere, c'è una forte sensazione di incompletezza.

6

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