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Recensione The Avengers: la recensione

Joss Whedon riunisce i Vendicatori per il miglior film Marvel Studios

recensione The Avengers: la recensione
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L'invasione dei cosiddetti 'cinecomic' nell'ultimo decennio non ci ha stupiti. Spesso ci ha meravigliato, vuoi per un successo eclatante, vuoi per una realizzazione meritevole di taluni esemplari. Altre volte ci ha un po' annichilito, perché Hollywood ci ha preso gusto e ha cominciato a saccheggiarne l'immaginario, alla pari delle saghe fantasy della moderna letteratura e del mondo dei videogiochi. Spesso senza criterio, solo per cavalcare l'onda, andando il più possibile incontro ai gusti del pubblico generalista più che dei veri appassionati dei fumetti, che di albi ne hanno 'divorati' in quantità fin dall'infanzia. Con alti e bassi, i film tratti dai comics Marvel hanno avuto perlopiù un grande successo, e in alcuni casi sono riusciti anche ad accontentare sia i fan duri e puri della carta stampata che nuove legioni di appassionati, che hanno poi magari riscoperto i loro eroi cinematografici nelle loro versioni originali con rinnovato stupore.
Tra la ormai sterminata videoteca di genere si è venuto a creare, successivamente ad Iron Man (2008), un meccanismo nuovo nella gestione dei diritti e dello sfruttamento dei franchise. Cercando di recuperare quanto più possibile i suoi brand, fino ad allora licenziati a case di produzione diverse -e riuscendoci solo in parte: alcuni dei più importanti sono ancora saldamente in mano a 20th Century Fox e Sony Pictures-, Marvel ha pensato bene di inserirli in un progetto di ampio respiro e portata quale quello degli Avengers. Una serie di film a sé stanti eppure flebilmente collegati lungo un percorso che portasse in un'unica direzione: quella di una singola pellicola che vedesse protagonisti tutti gli eroi precedentemente analizzati nelle loro avventure 'in solitaria'.

Media crossin'

Non che i crossover siano una novità al cinema (anche se solitamente trovano terreno più fertile in serial e cartoni animati per la tv), ma qui l'intenzione è di ricalcare un meccanismo tipico dell'industria fumettistica quale quello della continuity...e i meccanismi del fumetto raramente sono applicabili al cinema con successo. Eppure, nonostante lo scetticismo iniziale, Marvel, grazie alla sua etichetta Marvel Studios e all'infaticabile operato del produttore Kevin Feige, col supporto di Paramount prima e Disney poi, è riuscita nell'impresa 'impossibile' di creare una serie di film come questa. Impresa, manco a dirlo, che aspetta solo di essere replicata dalle dirette concorrenti: Warner Bros. è ora fortemente tentata di caldeggiare una soluzione simile nei prossimi anni, vista la fine dell' “era Nolan” del Cavaliere Oscuro e in vista di un film sulla Justice League che riunirebbe Batman, Superman e tutti i più grandi eroi DC.
Ma siamo qui per parlare dei Vendicatori: “più che una squadra, una bomba ad orologeria” come li definisce Bruce Banner durante il film. Personaggi forti, estremamente caratterizzati, che abbiamo avuto modo di conoscere in veri e propri blockbuster quali Iron Man e Iron Man 2, L'incredibile Hulk, Thor e Captain America - Il primo Vendicatore.
Non staremo qui a divagare raccontandovi, come nostro solito, le radici fumettistiche del franchise, poiché per quello abbiamo approntato i vari speciali che stiamo pubblicando per la nostra Road to The Avengers. In sede di recensione del film vi ricordiamo solo che I Vendicatori sono, nei fumetti originali ideati dagli intramontabili Stan Lee e Jack Kirby, il gruppo organizzato di Super Eroi forse più noto e importante del panorama fumettistico statunitense, comprendenti alcuni membri, diciamo, “fissi”, e tutta una serie di affiliati 'di peso' che in caso di crisi particolari sono sempre pronti a dare una mano al gruppo contro le minacce più disparate: dalle congreghe di super criminali alle invasioni aliene o di entità sovrannaturali. “Una volta Vendicatori, Vendicatori per sempre” dopotutto: nonostante le personalità, i poteri e gli obiettivi personali più disparati, gli Avengers sono sempre pronti alla mischia, per proteggere gli innocenti e i valori che, ognuno a modo suo, rappresentano.

Il Progetto Vendicatori

Tramite i vari collegamenti disseminati, con estrema cura, nei vari film dedicati ai singoli personaggi, siamo venuti a scoprire che il subdolo Loki (Tom Hiddleston), principe asgardiano in disgrazia, è giunto sulla Terra in cerca del Tesseract, il cubo cosmico di smisurata potenza che gli garantisce nuovi, apparentemente illimitati, poteri. Determinato ad assoggettare il nostro pianeta per soddisfare le sue brame regali recando, nel contempo, un'offesa e un dispiacere al fratello Thor (Chris Hemsworth), dio del tuono proclamatosi difensore del nostro mondo, Loki stringe un'alleanza con l'insidiosa razza dei Chitauri, che vedrà il suo culmine nell'invasione del nostro pianeta da parte dei possenti esseri spaziali.
Messo alle strette da questa terribile minaccia per l'umanità, Nick Fury (Samuel L. Jackson) si ritrova a dover riattivare il cosiddetto “Progetto Vendicatori” che vede il reclutamento di una squadra composta da personaggi decisamente eterogenei e dalle straordinarie potenzialità, per contrabattere Loki e le sue armate. Un manipolo di eroi straordinari, ma difficili da gestire in gruppo: riusciranno a superare le differenze personali per poter lottare al grido di “Vendicatori Uniti”?

Don't stop believin'

Inutile dire che quando l'hype è tanta, è facilissimo rimanere delusi da ogni minima cosa. E qui stiamo parlando di un'hype cresciuta negli anni, non solo a suon di trailer e spin off, ma di interi film. Il materiale rilasciato per la promozione del film, poi, sembrava sempre 'troppo buono'...della serie, ci mostrano il meglio, ma magari poi il film è un'accozzaglia poco digeribile, troppo ricca di sapori diversi, senza un tratto unico e distintivo, e con un'aderenza magari troppo flebile alle fonti originali, visti già i singoli adattamenti operati in precedenza. Ebbene, Joss Whedon, vecchio e sottovalutato lupo di mare cinematografico, ha finito per far rimangiare la malafede a tutti i suoi detrattori, riuscendo in un'impresa che definiremmo titanica: realizzare un film davvero godibile sui Vendicatori.
Tanto per cominciare, è proprio una questione di feeling: se eccettuiamo l'immancabile (e un po' invadente, come del resto nei precedenti tasselli del 'puzzle') componente comedy della pellicola, il feeling è proprio quello delle opere su carta. Due ore e venti tesissime, con a stemperare la tensione ricorrenti sprazzi di umorismo -quasi sempre gestito dal personaggio di Tony Stark, naturalmente- di cui forse, da appassionati dei comics, avremmo fatto volentieri a meno, ma che hanno una presa sul pubblico clamorosa, come testimoniato dagli screening pubblici tenutisi in giro per il mondo. Ma, che si apprezzi o meno l'ironia delle gag, alla fine, i tempi morti sono ridotti al minimo rispetto al passato, e l'Azione (con la 'A' maiuscola) la fa sempre da padrona, con serrati scontri e conflitti di ogni tipo sullo schermo: fisici, a fuoco, ma anche caratteriali e morali, come del resto succede nei migliori albi a fumetti della Casa delle Idee.

Avengers, Assemble!

Non c'è un attimo di stanca, dunque, e i momenti mozzafiato non mancano di certo, coadiuvati da un'ottima resa della maggior parte degli effetti speciali: in particolar modo, le scene di volo di Iron Man sono, se possibili, ancora più spettacolari rispetto al secondo film dedicato al personaggio, mentre Hulk è reso in maniera magistrale, con tratti somatici di un realismo impressionante.
Notevole anche il lavoro sui personaggi, che a differenza delle aspettative mostrano nuovi segni di introspezione, e non sono solo al servizio delle rocambolesche scene d'azione e di lotta.
Anzi, c'è da fare un plauso non solo a Whedon, ma alla Disney in generale per averlo lasciato libero di inserire alcuni temi molto duri come la morte, il sacrificio, il dualismo e il suicidio, che mai ci saremmo aspettati di ritrovare, o perlomeno non in questo modo, visto che nei singoli film scene simili erano state 'annaquate' o direttamente eliminate.
Ogni personaggio trova il suo giusto posto nell'organigramma dello show e non risalta rispetto agli altri, come temevamo: un equilibrio delicato, certosinamente ricercato e infine raggiunto, grazie anche ad interpretazioni di buon livello. Più convincenti delle precedenti incarnazioni filmiche, ad esempio, Evans e la Johansson, grande Mark Ruffalo nei panni di Banner, Downey Jr. sempre un ottimo mattatore. Cobie Smulders nei panni di Maria Hill è una piacevole sorpresa. Il Loki di Hiddleston è più beffardo che mai, ma soprattutto più folle, con tutti i pro e contro della cosa, mentre ci ha stupiti Thor, molto più aderente al personaggio fumettistico rispetto al primo film, con un paio di chicche che faranno certamente piacere ai fan del figlio di Odino.
Insomma, durante le quasi due ore e mezza di visione il tempo vola, accompagnati dai temi mai sbiaditi del sempre ottimo Alan Silvestri, e ci ritroviamo senza indugio a tifare per i nostri eroi come non mai, grazie anche ad un 3D tutto sommato efficace e sfruttato a dovere in più di un'occasione.

The Avengers Diavolo di un Whedon. In pochi credevano davvero nel progetto, pensando ci saremmo trovati davanti ad una bolgia cinematografica di effetti speciali senza un vero contenuto, e con riferimenti solo blandi e commerciali ai fumetti da cui tutto ha preso origine. E invece, nonostante alcune licenze tutto sommato sopportabili, e qualche battutina di troppo qua e là, ci ritroviamo con un cinecomic di prim'ordine, teso, incalzante, caratterizzatissimo. Certo, stiamo comunque parlando di un pop corn-movie e non di un'opera che trascende verso tematiche davvero adulte come visto fare a Christopher Nolan o a Zack Snyder, ma Joss Whedon è riuscito a realizzare, oltre ogni ragionevole dubbio, il miglior film Marvel Studios, accontentando sia il pubblico generalista che gli aficionados più puntigliosi. Staremo a vedere cosa ci riserva il futuro: i titoli di coda, come sempre, ci danno un'anticipazione sul futuro del franchise con una gustosissima sorpresa...

9

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