Recensione The Apparition

Ashley Greene, Sebastian Stan e Tom Felton sono i protagonisti di The Apparition, horror dell'esordiente Todd Lincoln che guarda senza originalità ai film delle case infestate e al filone giapponese.

recensione The Apparition
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Il 21 maggio del 1973 sei persone condussero l'esperimento di Charles, un test parapsicologico per evocare lo spirito di un loro ex collega morto quattro anni prima. Anni dopo quattro studenti del college cercano di ripetere l'esperimento per verificare, tramite la presenza di apparecchiature tecnologiche, l'esistenza dei fantasmi: non tutto però va per il verso giusto e l'entità si materializza, facendo scomparire una delle ragazze del gruppo nel nulla. Tempo dopo Ben, uno dei partecipanti al tragico evento, si trasferisce con la nuova fidanzata Kelly in una piccola casa nella periferia di Los Angeles. La dimora però è vittima di strani e inquietanti avvenimenti, e la coppia comprende di essere perseguitata da uno spirito: Ben sarà costretto a fare i conti con il suo passato e a chiedere l'aiuto di Patrick, colui a capo dell'esperimento andato a male in precedenza.

Assenza di paura

Quando in un horror son più gli sbadigli degli spaventi vuol dire che qualcosa non è andato per il verso giusto. The Apparition segna l'esordio alla regia di Todd Lincoln ed è ispirato al The Philip Experiment, un reale esperimento di parapsicologia avvenuto a Toronto nel 1972. Peccato che da questa base narrativa dai molteplici riflessi per il genere, e non a caso già saccheggiata da titoli più o meno recenti, il regista / sceneggiatore non riesca a costruire un film solido, troppo occupato nel copiare / incollare atmosfere e sequenze dalla già monotona influenza post j-horror, con una manciata di sequenze che riportano alla memoria scene clou di cult come The Ring e The Grudge (remake od originali poco cambia). In alcuni passaggi, perlopiù concentrati nella parte finale, si respira una certa carica visionaria, sorretta da buoni effetti speciali, ma sono solo una goccia in un oceano di stanchezza globale, tra mobili che si spostano all'improvviso e apparizioni scontate, tanto che il classico salto dalla sedia richiesto viene soffocato sul nascere. Questa mancanza di originalità si palesa evidente anche nella caratterizzazione dei protagonisti, una coppia di giovani fidanzati che si abbandona a scelte e reazioni improbabili anche quando è più che palese che la casa sia infestata: gli unici a non accorgersene sono proprio loro in una forzatura eccessiva cui non basta un semi-cliffhanger per giustificarne il deficit cerebrale. E se Ashley Greene è almeno magneticamente affascinante, pur rasentando il minimo sindacale a qualità attoriali, il Sebastian Stan di Captain America: The Winter Soldier (2014) e il Tom Felton di Harry Potter sono due pesci fuor d'acqua.

The Apparition Todd Lincoln è, paradossalmente, migliore dietro la macchina da presa che in fase di sceneggiatura. Se The Apparition rimane un horror stantio e incolore, un paio di sequenze dimostrano un certo stile, purtroppo soffocato da una narrazione improbabile e forzata che guarda, senza alcun guizzo di originalità, ai film di case infestate e ai classici del j-horror. Un cast monolitico e risvolti privi di verosimiglianza, anche inquadrati nei canoni del filone, rendono la visione più noiosa che spaventosa e l'esigua durata (80 minuti scarsi) finisce per essere uno dei pochi punti positivi dell'operazione.

4.5

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