Recensione Terminator: Genisys

Sotto la regia di Alan Taylor, Arnold Schwarzenegger torna a vestire i panni di uno dei cyborg più amati della Settima arte in una quinta avventura orchestrata tra il 2029, il 1984 e il 2017.

recensione Terminator: Genisys
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Tutto ha avuto inizio in quando il futuro autore di Titanic (1997) e Avatar (2009) James Cameron, reduce dal pessimo Piraña paura (1981), pose nel suo Terminator (1984) Michael Biehn nei panni del combattente Kyle Reese, arrivato dal 2029 nella Los Angeles del 1984 per proteggere la giovane cameriera Sarah Connor alias Linda Hamilton da un sofisticato killer inviato con l'ordine di ucciderla, in quanto inconsapevole di essere la donna che avrebbe dato alla luce il John Connor poi a capo della vittoriosa resistenza in una guerra tra esseri umani e robot.
Il John Connor che, posseduti i connotati di Edward Furlong in Terminator 2 - Il giorno del giudizio (1991), sempre diretto da Cameron, di Nick Stahl in Terminator 3 - Le macchine ribelli (2003), per la regia di Jonathan Mostow, e di Christian Bale in Terminator salvation (2009), a firma di McG, viene incarnato dal Jason Clarke di Apes revolution - Il pianeta delle scimmie (2014) in Terminator Genisys (2015); immediatamente introdotto da spettacolari immagini della distruzione del mondo e che apre proprio nel 2029, mostrandocelo impegnato a spedire il già citato Reese quarantacinque anni indietro, incaricandolo di portare a compimento la missione di cui sopra finalizzata a salvare la vita della madre, ora con le fattezze della Emilia Clarke della serie televisiva Il trono di spade.

John... travolto da un insolito destino


Un Reese al quale concede adesso anima e corpo il Jai Courtney di Die hard - Un buon giorno per morire (2013) e che, superato un avvio caratterizzato da un poco rassicurante tenore - tra battaglie ed esplosioni - simile a quello del trascurabile capitolo precedente, una volta effettuato il suo viaggio nel tempo scopre qualcosa di inaspettato: il passato originale è cambiato e, con una Sarah Connor i cui genitori vennero uccisi proprio da un cyborg quando era bambina, i due si ritrovano alleati al T-800 riprogrammato e che ha cresciuto e addestrato la ragazza, ovviamente interpretato dall'Arnold Schwarzenegger che deve buona parte del proprio successo alla saga.
Infatti, lo stratagemma alla base della sceneggiatura, ricca di trovate e concepita a due mani da Laeta"Shutter island"Kalogridis e dal Patrick Lussier regista di San Valentino di sangue 3D (2009), anche produttori esecutivi della pellicola, non sembra concettualmente discostarsi da quanto operato da Robert Zemeckis nel suo Ritorno al futuro parte II (1989), orchestrato tra viaggi temporali turbati dalla formazione di un presente alternativo, rispolverando perfino momenti del capostipite inscenati da altri punti di vista.
Come avviene nel corso della prima serratissima parte delle oltre due ore di visione in questione, quando, anticipando addirittura il T-1000 in metallo liquido che, in omaggio al secondo episodio, fa la sua entrata in scena manifestando qui i connotati di Byung-hun Lee (lo ricordate nei due G.I. Joe?), si respira quasi l'aria di remake del lungometraggio che diede inizio alla serie; complice la riproposizione della sequenza che vide coinvolti tre teppisti abbigliati da punk, fornita, però, di esito differente.

I'll be back... to the future!

E, man mano che ci si sposta nella San Francisco del 2017 e che si comincia a parlare dell'ibrido umano-cyborg nanotecnologico T-3000 destinato ad aggiungersi ai violenti avversari, non mancano neppure riferimenti al terrorismo e una citazione verbale per l'Optimus Prime dei Transformers. Perché è pur vero che ci troviamo dinanzi ad un blockbuster a stelle e strisce che, nonostante il rischio di cadere nella morsa dell'eccesso di "spiegoni" durante la sua fase centrale, svolge a dovere il proprio compito di coinvolgere ed intrattenere lo spettatore a suon di indispensabile ironia (almeno nella versione originale, non è assente neanche il tormentone 'I'll be back') e momenti trasudanti eccellenti effetti visivi (tra i molti, uno scontro con elicotteri in volo e un inseguimento a bordo di uno scuolabus su un ponte), ma, penetrando con lo sguardo al di là dell'estetica, è impossibile non avvertire un'anima dell'operazione dispensatrice di interessanti sottotesti.
Sarebbe sufficiente citare la sempre più accentuata critica rivolta alla tecnologia, in questo caso allegorico elemento di pericolo nei confronti dell'unione familiare; tanto più che il temibile Genisys qui tirato in ballo, non un semplice sistema operativo, sfoggia un nome dal sapore biblico quanto quello di Skynet, che, se non fermato, porterà le macchine a dominare sugli esseri umani.
Mentre I wanna be sedated dei Ramones fa da colonna sonora, il cast include Matt Smith del popolarissimo telefilm Doctor Who e il J.K. Simmons della trilogia raimiana Spider-man e, dietro la macchina da presa, l'Alan Taylor già occupatosi del non disprezzabile Thor: The dark world (2013) si rivela perfettamente in grado di gestire una quinta avventura forse riempita con dieci minuti di troppo, ma che racchiude il proprio inaspettato punto di forza nella difficile scelta di stravolgere buona parte di quanto raccontato nelle prime quattro, evitando, così, di portare sullo schermo l'ennesimo sequel-rifacimento fotocopia di un collaudato plot "vecchio, ma non obsoleto"... come lo stesso Schwarzy osserva nel film.

Terminator: Genisys Regista del cinecomic Marvel Thor: The dark world (2013), Alan Taylor si occupa con Terminator Genisys (2015) dell’effettivo ritorno del colosso austriaco Arnold Schwarzenegger all’interno del franchise che gli ha regalato la notorietà e che, nel caso del precedente Terminator salvation (2009) di McG, lo aveva relegato soltanto ad un fugace cameo digitale. Un quinto capitolo che, nello stravolgere buona parte di quanto raccontato nei primi quattro, miscela nella giusta maniera viaggi avanti e indietro nel tempo, omaggi a mo’ di remake del capostipite diretto da James Cameron e nuovi elementi atti ad introdurre le ulteriori, probabili evoluzioni della saga. E, tra automezzi distrutti e gigantesche esplosioni, ci si diverte non poco, nonostante una fase centrale più volte a rischio infiacchimento e uno scontro finale tirato un po’ troppo per le lunghe... fornendo, oltretutto, una affascinante critica rivolta alla tecnologia quale forma di pericolo nei confronti dell’unione familiare.

7

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