Recensione Terminator

Torna in sala, come evento speciale in previsione dell'uscita di Terminator: Genisys, il cult che ha regalato la svolta alle carriere di Arnold Schwarzenegger e James Cameron: vediamo perché.

recensione Terminator
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Anno 1984. Sarah Connor (Linda Hamilton) è una ragazza qualunque, che sbarca il lunario servendo come cameriera in una tavola calda di Los Angeles. È del tutto ignara che, di lì a poco, darà alla luce il nuovo "Messia" dell'umanità. Suo figlio John, difatti, da adulto diverrà il leader della Resistenza umana contro Skynet, implacabile intelligenza artificiale che ha scatenato l'Apocalisse tecnologica che porterà l'umanità sull'orlo dell'estinzione. John, con tenacia e determinazione, seppure a costo di molti sacrifici, è destinato a far trionfare il genere umano. Conscio di ciò, Skynet decide di inviare nel passato un androide assassino, il Terminator, per uccidere Sarah prima ancora che concepisca suo figlio. Ma la donna non è sola: anche se braccata e costantemente in pericolo di vita, avrà al suo fianco Kyle Reese (Michael Biehn), combattente della Resistenza inviato da John nel passato appositamente per proteggere sua madre. Il nostro futuro è nelle loro mani...


I'll Be Back

"Solo" uno dei più grandi cult della fantascienza d'azione? Non proprio: Terminator è, per diverse ragioni, un titolo importantissimo per la storia del cinema. Oltre ad aver dato vita ad un franchise longevo e proficuo (che a trent'anni di distanza risulta ancora prolifico tra sequel e derivazioni crossmediali di ogni tipo) ha ad esempio definitivamente lanciato le carriere (ancora incerte) di Arnold Schwarzenegger (all'epoca davvero noto solo per Conan il Barbaro) e dell'attuale Re Mida di Hollywood, James Cameron, ancora ben lontano dagli stratosferici successi di Titanic o Avatar e dalle vette stilistiche di due dei migliori sequel della storia del cinema: Aliens - Scontro finale e lo stesso Terminator 2 - Il giorno del giudizio. Terminator è un film prepotentemente anni '80, debitore in qualche modo dal passato ma anche assai munifico per quanto riguarda ispirazioni e suggestioni che regalerà di lì a poco a tutto il cinema di genere. I temi dell'intelligenza artificiale e dei viaggi nel tempo non potranno mai più dirsi esenti dal confronto/scontro con le tematiche e i dubbi portati avanti da Cameron nel suo primo masterpiece. È vero, certe soluzioni grafiche e tecniche possono apparire relativamente datate al giorno d'oggi e il film non è invecchiato "bene" come il successivo (soprattutto dal punto di vista tecnico, dal montaggio agli effetti speciali, all'epoca assolutamente artigianali e realizzati -per quanto con maestria dal grande Stan Winston- con ben pochi mezzi) ma Cameron ha qui modo di dare sfogo al suo estro e di fare realmente di necessità virtù, confezionando scene madri immortali a rotazione continua.

Terminator Ai tempi del doppiaggio italiano di Terminator, si peccò di poca lungimiranza quando si adattò l'ormai mitico "I'll be back" pronunciato da Arnold Schwarzenegger con un più serafico "aspetto fuori" senza poter sapere che sarebbe diventata una delle citazioni cinematografiche più note e 'riciclate' di sempre. Del resto, funzionava e l'alternativa sarebbe potuta essere un ancor più buffo "ripasso dopo". Eppure no, Schwarzy e Cameron, di "aspettare sull'uscio" non avevano proprio più voglia, e con veemenza irrompono nella Hollywood che conta proprio come fa il T-800 nella centrale di polizia. Si potrebbero dire tante, tantissime cose su Terminator: ma è semplicemente un film che va visto, al di là dei gusti personali, se si ama il Cinema.

8

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