Recensione Tempo instabile con probabili schiarite

L’opera seconda di Marco Potecorvo è il ritratto ironico e amaro di un’Italia in balia degli eventi, vessata dalla crisi ma rianimata (di tanto in tanto) dal proverbiale guizzo creativo e imprenditoriale dell'italiano medio.

recensione Tempo instabile con probabili schiarite
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Una cooperativa marchigiana dedita alla manifattura di divani versa - causa crisi - in cattive acque. Diminuite le commesse, prosciugati i fondi e perse le sovvenzioni bancarie che permettevano la sopravvivenza dell'impresa, i due amici e soci in affari Giacomo (Luca Zingaretti) ed Ermanno (Lillo) si ritroveranno indecisi sulle misure da prendere per salvare la cooperativa, evitare i licenziamenti e non rimetterci la faccia. Propizio si mostrerà a quel punto il caso che trasformerà quello che all'inizio sembrava un malaugurato incidente (la rottura di una tubatura fognaria) in un'occasione tutta da sfruttare. Il sottosuolo di pertinenza della fabbrica si rivelerà infatti ricco di idrocarburi e di lì a poco la caccia al petrolio diventerà fondamentale, almeno per Giacomo, disposto a investire tutti i suoi averi pur di scommettere sul business dell'oro nero. Diversa sarà invece la posizione assunta da Ermanno, il cui senso etico e del lavoro (maturati in una vita spesa sulle barricate e dalla parte degli operai) lo indurranno a valutare con sospetto ed estrema razionalità la prospettiva di un business che appare ai suoi occhi come un puro, fallimentare miraggio. Attorno a loro, si agiterà poi discorde il parere degli altri operai (determinati a fare anche il loro interesse), quello della efficiente contabile d'azienda (alle prese con la propria atavica timidezza), e infine quello di un misterioso quanto affascinante ingegnere italo-americano (l'ingegner Lombelli interpretato da un gigionesco John Turturro) e che pare avere (in quel settore) la giusta formula del successo. Tempo instabile con probabili schiarite, dunque.

Dall’Italia con... incertezza

Tempo di crisi e di fotografie dello sfaldamento in questa nostra Italia sempre più piccola, sempre più vessata da una crisi che ha messo in ginocchio singoli, famiglie e imprese con la stessa incrollabile determinazione. Il ‘fenomeno' è stato tradotto dal nostro cinema contemporaneo con un vero e proprio filone di commedie al sapor di crisi - ed eventuali rimedi. Una carrellata di lavori che ha messo in piazza dunque non solo e non tanto lo stato di abbandono e di difficoltà che cinge di questi tempi la nostra beneamata nazione, ma anche e soprattutto quella sorta di ‘creatività' tutta italiana che sembra invece venire fuori con sorprendente brio specie durante i periodi più neri. Dagli universitari d'eccellenza 'rivendutisi' come spacciatori di Smetto quando voglio, passando per il rampollo finito in disgrazia e costretto ad aguzzare l'ingegno più ‘esplosivo' di Leoni, le incertezze e gli squilibri dell'Italia hanno assunto tramite le commedie coeve il valore vibrante di un re-inventarsi necessario quanto (in alcuni casi) salvifico. Tempo instabile con probabili schiarite riadatta il tema affidando quella creativa salvezza di cui parlavamo prima in parte al caso e in parte alla determinazione del singolo, capace in questo caso di vedere il suo business in una fiduciosa prospettiva proiettata oltre le limitazioni e gli ostacoli contingenti. Due modi di vedere a confronto che un po' ricordano i nostri teatrini politici in prima serata, dove ci si affanna a dimostrare la validità della propria idea o prospettiva, mentre poi in fondo a fare i fatti (veri) e a decidere sono sempre entità altre e più alte, incluso - qualche volta - il destino. Zingaretti e Lillo nei panni dei due protagonisti a confronto reggono il gioco delle parti con sufficiente carisma, mentre a traballare con maggior evidenza sono le caratterizzazioni dei comprimari. A dare, però, un tocco in più a una commedia che sarebbe apparsa altrimenti ben più sbiadita di quello che è, sono gli inseriti grafici che corrono parallelamente alla storia e tramite cui il giovane figlio di Ermanno immagina la sua personale lotta al mondo e nel mondo, contro quelli che sono a un tempo eroi e antieroi di una stessa sfida, ovvero la (sua) vita. Alti e bassi dunque per un'opera che si lascia guardare anche se a conti fatti a prevalere sono più le instabilità che le schiarite. 

Tempo instabile con probabili schiarite Dopo l’opera prima Pa-ra-da, Marco Pontecorvo porta al cinema il suo secondo lungometraggio Tempo instabile con probabili schiarite. Una commedia ironica e amara che narra i tempi di crisi declinandoli a prospettive diverse e attraverso generazioni a confronto. Un'opera che ha nella caratterizzazione dei suoi personaggi più di qualche debolezza (in primis l’ingegnere esageratamente gigione di Turturro o l’ipertimida contabile della Crescentini), e che si salva - un po' in extremis - grazie ai bei tratti grafici di una dimensione parallela e animata che narrano con maggiore brio e sospensione quello stesso mutevole scenario sociale e generazionale.

5.5

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