Recensione Ted

Chi non vorrebbe un amico come Ted?

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Cominciano a essere veramente lontani i rassicuranti tempi in cui, all'interno degli spettacoli televisivi e cinematografici costruiti su storie di genere fantastico, un orsacchiotto non rappresentava altro che il tenero amico accanto a cui addormentarsi nel letto la sera o destinato ad affiancare il bambino di turno nelle sue diverse avventure attraverso mondi surreali o universi onirici.
Cominciano, insomma, a essere veramente lontani i tempi in cui spopolarono figure del calibro di Winnie The Pooh, Teddy Ruxpin, il pubblicitario Coccolino e gli Orsetti del cuore, come testimonia, soprattutto, Ted, apparentemente produzione per bambini, in realtà lungometraggio indirizzato al pubblico adulto.
Lungometraggio che, inizialmente pensato come serie animata, vede Seth MacFarlane, creatore del popolare cartoon I Griffin, per la prima volta impegnato a ricoprire il quadruplo ruolo di regista, produttore, sceneggiatore - insieme a Wellesley Wild e Alec Sulkin - e, addirittura, doppiatore del pupazzo del titolo, protagonista di una animation comedy narrata dal Patrick Stewart dei vari X-Men e Star trek (almeno nella versione originale) e che si presenta in qualità di misto di live-action e computer graphic.

L’orsetto del cuore

Un orsacchiotto di peluche che ha ottenuto il dono della vita grazie all'esaudirsi di un innocente desiderio di Natale espresso da John Bennett alias Mark"The fighter"Wahlberg quando era bambino.
Un orsacchiotto riluttante a lasciare il proprio padrone-amico anche una volta cresciuto, quando la sua situazione viene resa grave dal vicolo cieco in cui si trova la sua carriera; mentre trascorrono le giornate fumando erba e bevendo birra insieme.
Fino al momento in cui John, che deve anche vedersela con i problemi legati alla sua relazione sentimentale insieme a Lori Collins, interpretata dalla Mila Kunis di Amici di letto e corteggiata dal libidinoso capo Rex, con le fattezze del Joel McHale di Un anno da leoni, si trova costretto ad affrontare quella cosa chiamata età adulta... ma supportato, comunque, dal proprio inseparabile giocattolo d'infanzia, del quale si vorrebbe impadronire Donny, con il volto di Giovanni"Avatar"Ribisi.

Giochi da adulti

Quindi, una piuttosto atipica storia di amicizia il cui avvio, ambientato nel 1985, sembra quasi voler suggerire che ci troviamo dinanzi a un'operazione dal taglio nostalgico, volta a richiamare il bel cinema per ragazzi sfornato nel corso del decennio reaganiano.
Ma, immediatamente, provvede una scorretta ironia mirata a sbeffeggiare tutto e tutti a ricordare che quello che scorre davanti ai nostri occhi sia uno spettacolo di celluloide appartenente al meno conservatore XXI secolo.
Uno spettacolo che, oltre a mostrare Ted impegnato a fare sesso e a organizzare feste con escort, offre occasioni per sprofondare in sane risate già a partire dal prologo; prima ancora di omaggiare L'aereo più pazzo del mondo tramite il flashback in cui si danza sulle note di Stayin' alive e di citare verbalmente T.J. Hooker, Il mio amico Arnold e, ovviamente, Peter Griffin.
Perché, complice anche la presenza, nei panni di se stesso, del Sam Jones che concesse anima e corpo al Flash Gordon dell'omonima pellicola che, definita "So bad it's good" (espressione usata dagli americani per intendere i film tanto brutti quanto divertenti), è anche il simbolo del legame tra Ted e John, non è davvero un certo citazionismo cinefilo a essere assente all'interno del folle script.
Del resto, tra un piccolo ruolo per Ryan Reynolds e frecciatine a Katy Perry e a Superman returns, compreso il suo protagonista Brandon Routh, sebbene l'oltre ora e quaranta di visione non manchi di balli dell'orsetto porcello e peti, la morale che ne viene fuori non sembra affatto distaccarsi dal modo in cui venivano lanciati i messaggi allo spettatore nelle citate, tutt'altro che volgari produzioni edulcorate degli anni Ottanta.
Aspetto, quest'ultimo, che testimonia più di ogni altro elemento la grande intelligenza con cui è stata concepita l'operazione, probabilmente finalizzata a ribadire che, se lo si vuole davvero, è tranquillamente possibile crescere nella giusta maniera lasciando sempre uno spazio per il proprio lato adolescenziale.
Mentre, travolti da un tutt'altro che fiacco ritmo narrativo, ci si diverte non poco, ma trovando anche il tempo per la commozione.

Ted La locandina lascerebbe pensare che si tratti di un film indirizzato ai bambini, ma quel simpatico orsacchiotto in essa rappresentato, in realtà, si dedica ad attività che spingerebbero a rabbrividire qualsiasi under 18. Il lungometraggio di Seth MacFarlane, infatti, è a tutti gli effetti un racconto di celluloide per adulti, anche se, curiosamente, sforna una morale sulla crescita e sull’amicizia nella stessa maniera in cui lo si faceva all’interno di quelli che, risalenti agli anni Ottanta, hanno finito per trasformarsi in cult per ragazzi. Quindi, con tanta comicità che ricorda la serie animata de I Griffin, di cui il regista è creatore, si ride molto e non ci si annoia; mentre i più sensibili, soprattutto nella parte finale, potrebbero arrivare a commuoversi.

7.5

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