ROMA 2012

Recensione Tar

James Franco a Roma per presentare Tar, un progetto da lui prodotto e interpretato

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James Franco (una delle poche star internazionali che hanno calcato il red carpet di quest'anno - invero un po' sguarnito) presenta Tar. Le poesie del Premio Pulitzer C.K. Williams sono la fonte d'ispirazione dell'omonimo progetto Tar (prodotto e interpretato dallo stesso Franco, presente al Festival di Roma anche in veste di regista di Dreams, un corto di soli due minuti che incunea, attraverso un solo piano sequenza, la magia del sogno negli spazi della vita reale). Tar è una sorta di Jam session cinematografica che mette insieme le voci di undici registi esordienti (Edna Luise Biesold, Sarah-Violet Bliss, Gabrielle Demeestere, Alexis Gambis, Brooke Goldfinch, Shripriya Mahesh, Pamela Romanowsky, Bruce Thierry Cheung, Tine Thomasen,Virginia Urreiztieta e Omar Zúñiga Hidalgo) unite da un collante poetico volto all'esplorazione della dimensione umana e artistica della vita stessa del poeta Williams. Figlio di una matrice estetica che richiama subito alla mente la prospettiva esistenziale ‘malickiana' (soprattutto quella che permeava The Tree of Life, film che condivide con Tar anche la contemplazione estetica attraverso la bellezza eterea di Jessica Chastain), Tar attraversa il solco di una vita scandita dal tempo della gioventù (il ritorno a una purezza primigenia) e (parzialmente) compresa e razionalizzata nel tempo della maturità, ancora più vicina agli occhi avidi di emozioni come quelli di un uomo che è anche scrittore, poeta, e dunque grande contemplatore delle interpolazioni della vita. Attraverso i cassetti della memoria si (ri)esplora così un passato (fatto di immagine fuse tra di loro) necessario alla comprensione del presente e propedeutico alla giusta percezione del futuro. L'attore americano James Franco diventa in Tar incarnazione sfuggente del poeta C.K. Williams, esistenza che tenta di rivelarsi attraverso le transizioni del tempo (infanzia, adolescenza, vita adulta) e nella magia di una memoria che si cristallizza nei versi delle sue poesie, e che è sempre permeata da una luce abbagliante. Una luce le cui proiezioni spesso falsano la percezione del reale. Viaggio, infine, che è tentativo di fermare il tempo nella fotografia del ricordo, per poi farne tesoro per la vita a venire.

Sulla scia di Terrence Malick

Un lavoro collettivo che risulta nel complesso un po' frammentario ma che trova la sua coesione nell'influenza della voce artistica prevalente, ovvero la ‘poetizzazione' della vita e di ogni suo momento (dalla nascita alla morte passando per l'amore). La cifra stilistica è anche in questo caso fortemente malickiana, e infatti anche qui (come nel complesso viaggio esistenziale di The Tree of Life) la contemplazione quasi silente dello scorrere della vita rimane il cuore di una pellicola in cui parole, colori ed emozione vengono tutti condensati in un'esperienza visiva prettamente personale. Un flusso di coscienza che sfrutta la percezione di undici registi diversi per dare vita alla doppia voce (umana e poetica) di C.K. Williams attraverso la simbiosi di immagine e parola. Nel complesso un lavoro da cui trapela una forte componente esistenziale ma che non riesce, sempre, a ottenere quella sintesi e trasparenza di significato auspicabili.

Tar James Franco produce e interpreta Tar, progetto che nasce dalla collezione di poesie di C.K. Williams, che rivive qui attraverso la voce di undici registi (emergenti) diversi. Un’opera che si distingue per la sensibilità con la quale attinge al valore poetico della vita ma che appare molto (forse troppo) influenzata dalla poetica malickiana e non sempre capace di trasformare la sola percezione in un complesso organico di immagini in grado di rivelare un proprio, profondo, significato.

6

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