Takeshi Kitano chiude Venezia 74 con Outrage Coda, la recensione

Il terzo capitolo della trilogia Outrage, Outrage Coda, chiude fuori concorso la settantaquattresima edizione del Festival di Venezia.

recensione Takeshi Kitano chiude Venezia 74 con Outrage Coda, la recensione
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di
Mattia Bianchini Mattia Bianchini Per un aspirante regista i film sono un libro di testo più potente di qualsiasi scuola. Aggiungeteci quell'amore che rende la passione un'ossessione e il passo per diventare un divoratore famelico di cinema è breve. Non chiedetegli di scegliere un periodo, una categoria o un genere cinematografico e nemmeno di porre un freno alla fantasia e all'immaginazione. Mettersi in gioco nel confronto e nella condivisione rimane un' esperienze imprescindibile nell'arte, il vero modo per continuare a crescere senza limiti di tempo e di età.

A chiudere i giochi di questa settantaquattesima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia è un gigante della cinematografia mondiale e non solo, Takeshi Kitano. Infatti l'autore giapponese non è soltanto un regista, ma anche uno sceneggiatore, produttore, attore, presentatore televisivo, comico, pittore e scrittore. Nel corso della sua carriera è stato uno dei precursori assoluti nel reinterpretare la millenaria tradizione Giapponese per renderla postmoderna, con una capacità unica di mescolare il grottesco, il poetico, il comico e l'action. Un cinema che sembra superare la contrapposizione tra cinema d'autore e d'intrattenimento e che diviene "intrattenimento d'autore", grazie ad un occhio da Samurai che trova il modo di mutare continuamente le sue forme. Già Leone d'Oro a Venezia nel 1997 con Hana Bi e Leone d'argento nel 2003 con Zatoichi, "Kitano san" torna al Lido di Venezia fuori concorso con l'ultimo capitolo della trilogia Outrage.

Guerra totale

Cinque anni dopo essere sopravvissuto alla guerra totale tra le famiglie criminali Sanno e Hanabishi, l'ex boss della Yakuza, Otomo, lavora in Corea del Sud per il signor Chang, un noto faccendiere la cui influenza si estende fino al Giappone. Un incidente relativamente minore fa salire la tensione tra la Chang Enterprises e la lontana e potente famiglia Hanabishi. Il crescente conflitto sfugge di mano e scatena una feroce guerra per il potere all'interno dei vertici della famiglia Hanabishi. Quando, alla fine, la vita di Chang è in pericolo, Otomo, il fedele Yakuza, torna in Giappone per sistemare le cose una volta per tutte.
Nonostante questa sia l'ultima parte della serie, in realtà ciascun capitolo della trilogia ha la propria differente dimensione. Per questo, Outrage Coda puó essere tranquillamente considerata un'opera che ha una vita autonoma all'interno della saga.


Vita autonoma

Kitano sembra voler utilizzare la violenza soltanto come cornice, per concentrarsi in realtà sul vuoto e la tristezza che vi stanno dietro. Muove i suoi personaggi dentro una rete di parole e complotti sempre in bilico tra il pulp alla Tarantino e il nichilismo di Nietzche, infiammando la narrazione con improvvisi e repentini momenti di azione cinetica. Siamo lontani tuttavia dalle atmosfere e dalle consuetudini del periodo gangsteristico di Sonatine e Violent Cop, e non si raggiunge neanche la potenza dirompente di certo cinema sudcoreano che oggi è il precursore assoluto del genere sia a livello tecnico che narrativo. Nonostante ciò però, Outrage Coda è certamente un film che intrattiene e si diverte a cavalcare il successo commerciale di un filone ben riuscito, ritrovare poi un regista come Kitano sul grande schermo è sempre un grande piacere.

Outrage Coda Takeschi Kitano torna a Venezia per chiudere il Festival numero 74 fuori concorso, con l'ultimo capitolo della trilogia Outrage: Outrage Coda. Nonostante il film sia lontano dalle atmosfere passate e dai migliori film del genere, riesce comunque a mescolare i toni confinando la violenza sullo sfondo per portare in primo piano il vuoto e la tristezza di un determinato mondo.

6

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