Recensione Taken - La vendetta

Liam Neeson vi troverà... ancora!

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Se ripensiamo ai tempi in cui il genio dell'horror Sam Raimi lo rese protagonista dello splendido Darkman (1990), nei panni di un brillante scienziato furiosamente in cerca del clan di malavitosi responsabili del suo volto distrutto dalle fiamme, sembrava quasi un segno del destino che il sentimento della vendetta tornasse più volte a fare capolino all'interno della filmografia dell'irlandese classe 1952 Liam Neeson, candidato al premio Oscar per l'interpretazione di Oskar Schindler nello spielberghiano Schindler's list-La lista di Schindler (1993).
Sentimento che ha avuto modo di esprimere ai massimi livelli in Taken (2008) di Pierre Morel, serrata produzione targata Luc Besson che, circolata in Italia con il titolo Io vi troverò, lo vide impegnato a ricoprire il ruolo dell'ex agente della CIA Bryan Mills, propenso a fare piazza pulita di albanesi intenti ad avviare giovani donne alla prostituzione dopo che la figlia Kim alias Maggie Grace, a Parigi, era finita nelle loro grinfie.
Un successo salutato da molti come il Commando (1985) del XXI secolo, sia a causa dell'idea di partenza praticamente identica a quella su cui si sviluppò la pellicola interpretata da Arnold Schwarzenegger, sia perché, come essa, si mostrò capace d'intrattenere lo spettatore a suon di giustizialismo proto-reaganiano basato sul fantasioso sterminio di cattivi.

La spedizione dei Mills

Un giustizialismo riconducibile, in realtà, all'inarrestabile desiderio di sicurezza post-11 Settembre e che, come c'era da aspettarsi, non poteva fare a meno di tornare a essere sfruttato in un sequel al cui timone di regia, però, non troviamo più l'autore di From Paris with love (2010), ma l'Oliver Megaton responsabile di Transporter 3 (2008).
Sequel che, sceneggiato come il capostipite da Robert Mark Kamen insieme al già citato Besson, si svolge due anni dopo gli eventi narrati in Io vi troverò, con Mills impegnato a ricucire il rapporto con la ex moglie Lenore, di nuovo con le fattezze di Famke"X-Men"Janssen; fino al momento in cui, nel corso di un viaggio insieme a Kim a Istanbul, la coppia si ritrova nelle mani di una gang di criminali guidata da Murad Krasniqi, cui concede anima e corpo il Rade Serbedzija di Tatanka (2011), intento a vendicare il figlio Marko, ovvero uno dei malviventi eliminati nel lungometraggio precedente.

Io vi troverò parte 2

Superati i titoli di testa, infatti, ci troviamo immediatamente in Albania per venire a conoscenza della nuova minaccia, prima ancora che tornino in scena Neeson e famiglia e che apprendiamo che la figlia, adesso anche fidanzata, non è ancora riuscita a superare l'esame per il conseguimento della patente di guida.
E risulta subito chiaro che Megaton, a differenza di Morel, tenda a prendersi più tempo per poter concedere spazio al movimento, in quanto l'azione vera e propria comincia soltanto dopo la ripresentazione dei personaggi, con la serrata sequenza del rapimento di Bryan e Lenore, ambientata per le strade di Istanbul.
Sequenza in seguito alla quale, però, non lascia più un attimo di tregua allo spettatore, coinvolgendolo nel resto della circa ora e mezza di visione che, complice l'abbondanza di momenti basati su inseguimenti automobilistici e distruzioni di bolidi, testimoniano non poco la sua provenienza dalla già citata serie a tutta velocità interpretata da Jason Statham.
Mentre il giustamente esile script non tarda neppure a tirare in ballo stratagemmi della tensione su celluloide a loro modo geniali come quello in cui viene sfruttata la mappa e, tra violenti scontri corpo a corpo e pallottole volanti, a mancare, ovviamente, non è la consueta dose d'ironia.
Anche se il frasario "carica-giustizia", in questo caso, anziché avvicinarsi a quello storico che fu alla base del cult schwarzeneggeriano di cui sopra, rischia più volte di essere accostato agli atteggiamenti a loro modo grotteschi del Charles Bronson di Soggetti proibiti (1989), e lo sfruttamento che sembra venire meno di cattiveria e crudezza rendono leggermente inferiore rispetto al prototipo quella che, in ogni caso, rimane una macchina cinema capace di svolgere il suo dovere di soddisfare l'inarrestabile voglia di sano effetto liberatorio.

Taken - La vendetta A quattro anni da Io vi troverò (2008) di Pierre Morel, Liam Neeson torna a vestire i panni dell’ex agente della CIA Bryan Mills in questo sequel a firma dell’Oliver Megaton regista di Transporter 3 (2008). Il cambio di regia è presto intuibile sia per quanto riguarda la diversa distribuzione dell’azione nel corso della circa ora e mezza di visione, sia a causa del fatto che si tendano a privilegiare le dinamiche del movimento rispetto alla cattiveria della violenza rappresentata. In poche parole, non vi sono memorabili sequenze a base di crudezza come quella che, nel capostipite, vedeva uno dei cattivi torturato e ucciso tramite scosse elettriche. Per il resto, comunque, seppur con meno coinvolgimento della pellicola precedente, non ci si annoia affatto e ci si diverte tra consueti scontri corpo a corpo e spargimenti di cadaveri malavitosi.

6.5

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