Recensione Take Shelter

Visioni apocalittiche per un thriller visivamente coinvolgente

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A metà strada tra l'esistenzialismo a vocazione naturalistica di Terrence Malick (rievocato anche dal fisico etereo della protagonista Jessica Chastain - già luminosa protagonista di The Tree of Life) e il senso vontrieriano di una fine del mondo che sembra oramai radicata nella società e nell'animo umano (in particolar modo in quello americano), Take Shelter (in contrasto con lo stesso titolo) rappresenta l'incapacità dell'uomo di trovare rifugio dal mondo circostante e (soprattutto) da sé stesso. Affidandosi all'attore attualmente più esperto in ruoli da ‘disturbato' Michael Shannon (lo ricordiamo tra le altre cose nei panni del problematico vicino di casa in Revolutionary Road e protagonista della tragica follia di My Son, My Son, What Have Ye Done), il trentratreenne regista americano Jeff Nichols entra nei meandri della psiche dell'uomo comune per sviscerare le componenti di una crisi del senso di fiducia che è in grado di alimentare spaventosi mostri dell'inconscio, nemici ultimi della vita sulla terra che hanno perso la definizione delle loro forme ma che appaiono piuttosto come forze incorporee o cangianti della natura (uno spaventoso stormo di uccelli, l'improvvisa ferocia di un cane, i mille volti di un uragano che sta per sopraggiungere in tutta la sua violenza).

La famiglia LaForche

Curtis LaForche (Michael Shannon) è un uomo semplice che ama incondizionatamente la propria famiglia (la bella moglie Samantha e la figlioletta Hannah, affetta da sordità e dunque bisognosa di cure particolari) e che lavora come capocantiere in una società che gli permette di avere una discreta agiatezza economica. Improvvisamente, però, Curtis inizia ad avere delle strane allucinazioni che ben presto riusciranno a condizionargli la vita. Il suo immaginario visivo si va infatti popolando ogni giorno di più di alienanti scenari apocalittici che sprofondano l'uomo in un totale senso di impotenza nei confronti della sicurezza sua e dei suoi cari. Ingaggerà così una battaglia contro le minacce che popolano i suoi peggiori incubi (dalla possibilità di essere sbranato dal suo cane fino all'ipotesi - quella più distruttiva - di un imminente tsunami che rischia di annientare tutto) dedicandosi alla costruzione di un rifugio anti-alluvione che dovrebbe servire a proteggere sé e la propria famiglia da quella minaccia. Combattuto tra la sensazione di avere un indubitabile disturbo psichiatrico e la possibilità che la sua sia invece una singolare capacità di premonizione, Curtis dovrà portare avanti le sue visioni apocalittiche scontrandosi con la sostanziale incapacità di ‘vedere' delle persone attorno a lui.

Apocalissi terrene

Jeff Nichols confeziona un buon thriller psicologico e d'atmosfera che dipinge piuttosto bene il senso d'impotenza dell'uomo di fronte alla forza potenzialmente distruttrice della natura. Il Curtis di Michael Shannon trasmette bene il crescendo di tensione (tra presunta malattia e potenziale consapevolezza della fine) che si alimenta nella ‘bellezza' della sua famiglia, illuminando il male attraverso le declinazioni di un bene famigliare che è puro, inesauribile candore. Un film che si affida senza dubbio più all'estetica dell'angoscia (evidente sin dalle prime inquadrature) che a un lavoro certosino di scavo psicologico. Qualche strada narrativa rimane dunque intentata o non sufficientemente supportata creando un conseguente e fisiologico calo di tensione che attraversa in alcuni frangenti la pellicola, il cui impatto visivo resta comunque sufficiente al traino emotivo della storia.

Take Shelter Presentato al Festival di Cannes 2011 nella Settimana della Critica, arriva nelle sale l’apocalittico Take Shelter, thriller psicologico sulla paura umana di non potersi sentire al sicuro, minacciati da forze oscure che sembrano voler prendere il sopravvento. Grazie alla scelta oculata del cast (Michael Shannon e Jessica Chastain in primis) e la costruzione di un’apocalisse mentale che si fonde nell’apocalisse terrena attraverso la mente di un uomo, Nichols realizza un film che pur senza entrare troppo nel merito della condizione di disagio, riesce a raccontare il gene di una paura che si propaga di immagine in immagine fino al colpo di scena finale.

7

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