Venezia 2012

Recensione Tai Chi 0

Arti marziali in salsa steampunk per l'autore di Shaolin Soccer

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Dalle nostre parti, il nome dell’hongkonghese classe 1974 Stephen Fung potrebbe al massimo essere ricordato - almeno da coloro che s’interessano un minimo di Settima arte appartenente all'estremo oriente - per aver firmato la sceneggiatura del divertente Shaolin soccer, diretto nel 2001 da Stephen Chow.
Con diverse esperienze anche dietro la macchina da presa, Fung torna alla regia tramite il primo tassello di quella che vuole essere una trilogia d’azione incentrata sul viaggio dell’eroe all’interno di un universo dalla “storia modificata”.
Infatti, ne è protagonista Yuan Xiaochao nei panni di Yang Luchan, il quale, insolitamente dotato, aveva da bambino una carnosità anomala sulla fronte che gli conferiva un potere straordinario. Lo stesso Yang Luchan che, deriso come scemo del posto, obbedisce al desiderio della madre, che lo sprona a praticare le arti marziali, e parte per il villaggio di Chen, con l’intento di imparare il Tai Chi.
Ed è in questo luogo leggendario, dove tutti praticano questa disciplina ma vige la proibizione di svelarne i segreti agli estranei, che Yang, al suo arrivo, viene sfidato in combattimenti dalla gente del luogo, intenta a scoraggiarlo; fino al momento in cui, sconfitto nella battaglia più aspra dalla bella Yuniang, figlia del maestro Chen, Yang decide di trovare l’uomo per imparare a fondo l’arte del Tai Chi.

Kung Fung!

Senza perdere tempo, quindi, si parte immediatamente all’insegna dell’azione e degli scontri, con colonna sonora hard rock a fare da commento e ironia ancor più accentuata dal momento in cui ci si sposta a diciotto anni prima per raccontare, attraverso uno stile simile a quello dei film muti, la nascita del protagonista.
Del resto, come lo stesso regista spiega: “Invece di operare nell’ambito di un contesto storico ben definito, il film mescola elementi di varie epoche della Cina del passato e fonde insieme, in un modo singolare, generi cinematografici diversi. Quando si è trattato di decidere l’aspetto del film, io e il produttore Chen Kuo-fu ci siamo trovati perfettamente d’accordo sulla necessità di creare qualcosa di fresco che potesse piacere a un pubblico giovane.

Per quanto affascinante fosse la storia vera dell’arte marziale del Tai Chi, non abbiamo mai pensato di realizzare un sermone sulla sua filosofia; abbiamo invece lasciato che il suo spirito e la sua filosofia filtrassero dentro la storia in modo naturale, quando la narrazione lo richiedeva”.
Ed è impossibile dargli torto, visto che, tra comicità demenziale e battaglie a colpi d’ortaggi, non vi è davvero il tempo di chiudere occhio, catturati da un insieme che risulta decisamente folle e schizofrenico dalla prima all’ultima inquadratura; tirando addirittura in ballo una spaventosa macchina a vapore guidata da un uomo che ha corrotto i funzionari statali per ottenere il permesso di costruire una ferrovia destinata a passare proprio attraverso il villaggio.
Un insieme che, probabilmente, non riesce a rimanere facilmente seguibile per la sua totalità, complice il frenetico ritmo di narrazione, ma al cui termine lascia la piacevole sensazione di aver appena assistito a una serie di coinvolgenti balletti ottimamente coreografati... con botte da orbi ed effetti pirotecnici al posto dei passi di danza.

Tai Chi 0 Sceneggiatore di Shaolin soccer (2001), Stephen Fung dirige questo primo episodio di una trilogia incentrata sul viaggio dell’eroe all’interno di un universo dalla “storia modificata”. Un primo episodio dal sapore steampunk (filone della narrativa fantastica-fantascientifica che introduce una tecnologia anacronistica all'interno di un'ambientazione storica) che, proprio come la citata pellicola firmata da Stephen Chow, diverte non poco lo spettatore attraverso un demenziale concentrato di azione e follie, pur non permettendogli di rimanere sempre attento allo svolgimento. Ma, dinanzi a quello che, tecnicamente impeccabile, non presenta altro che i connotati di un cartoon in carne ed ossa, l’importante non è ciò che viene raccontato, ma il modo schizofrenico e abbastanza fuori dagli schemi in cui lo fa.

6.5

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