Recensione Tabù - Gohatto

L'ultimo capolavoro di Nagisa Oshima è una storia d'amore omosessuale al tempo dei samurai

recensione Tabù - Gohatto
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Il 15 gennaio 2013 rimarrà una data assai triste per gli amanti del Cinema, giapponese e non solo. A pochi mesi di distanza infatti dalla morte di un genio quale Koji Wakamatsu, scompare un altro maestro giapponese della Settima Arte, Nagisa Oshima. Conosciuto in occidente soprattutto per due dei suoi film culto, il masterpiece erotico/drammatico Ecco l'impero dei sensi (1976, ispirato a una storia vera) e il seminale Furyo (1983, conosciuto anche con il titolo originale Merry Christmas Mr. Lawrence) con protagonista uno straordinario David Bowie, in realtà Oshima annovera nella sua lunga carriera oltre cinquanta titoli, inclusi molti documentari e opere per il piccolo schermo. Narratore soprattutto delle svolte e derive politiche del suo Paese, scavatore del sociale, fondatore della cosiddetta Nouvelle Vague giapponese, capace di giostrarsi tra sentimenti a azione con uno stile tutto particolare e ancor oggi oggetto di studio della critica di tutto il mondo, Oshima si è spento per un'infezione polmonare all'età di 80 anni, ma da diverso tempo soffriva di una grave malattia che lo aveva allontanato dalla macchina da presa. Everyeye per l'occasione ha scelto di ricordarlo con la recensione proprio del suo ultimo film, Tabù - Gohatto, risalente al 1999.

L'amore e il sangue

1865, Kyoto. Sono molti i pretendenti che ambiscono ad entrare nell'esclusiva Shinsengumi, milizia speciale di samurai fondata dallo Shogun per contrastare coloro favorevoli ad un ritorno dell'Imperatore al potere effettivo. Tra i candidati i più promettenti sono i giovani Sozaburo Kano (Ryūhei Matsuda), figlio di un mercante, dai modi e i tratti effeminati, e il più rude Hyozo Tashiro (Tadanobu Asano). Entrambi, per volere di uno dei capi della scuola, vengono ammessi, ma l'intesa tra i due comincia ben presto a suscitare delle strane voci su un possibile rapporto omosessuale. E lo stesso Kano, forse per provocare anche la gelosia dell'amante / rivale, non si fa scrupolo di sedurre altri samurai. Tutto ciò provoca dei dissapori all'interno della Shinsegumi, e uno dei leader, Toshizo Hijikata (Takeshi Kitano), cercherà di intervenire...

Tabù

Epilogo migliore non poteva esservi per la carriera di Oshima. Tabù - Gohatto è infatti un film ricco e denso di significati, che travalicano il genere stesso di chambara (il cappa e spada giapponese), per trattare temi moderni e di ampio respiro quale l'attrazione per lo stesso sesso in una "associazione" di stampo cavalleresco quale quella dei samurai, legati da sempre a un'etica di valori promulgata nei secoli. Il Maestro qui infrange perciò il mito della virilità legata da sempre nell'immaginario giapponese alla figura dei suoi storici guerrieri, e vi riesce con un racconto appassionato e appassionante, in grado di fondere un'azione avvincente basata su splendidi duelli, una sprezzante e non banale retro-ironia e un immaginario melò ricco di passioni forti quali l'amore e l'istinto di vendetta. Il Tabù del titolo è quindi non soltanto l'incipit per raccontare una storia, ma la base di partenza da cui l'anarchia cinematografica di Oshima prende spunto per riprendere i temi cardine del suo Cinema, in un'incursione "in costume" che appare ancor oggi attuale e profondamente ispirata dalla moderna società del Sol Levante. La sfida delle regole precostituite ingaggiata dalla figura di Kano, personaggio più ambiguo di quanto possa inizialmente sembrare, fa compiere al personaggio un percorso sorprendente, incluso un finale che regala un avvincente colpo di scena meno scontato del previsto. Dolce nell'aspetto ma rigido e crudele nelle azioni, Kano è un protagonista freddo col quale non è richiesta immedesimazione, ma in grado in ogni modo di affascinare a più riprese, complice anche l'ottima interpretazione di un giovane Ryūhei Matsuda (divenuto anni dopo l'oscuro Nightmare Detective di Tsukamoto), attorniato da un cast d'eccellenza che annovera oltre a un convincente Tadanobu Asano (Battleship, Ichi the Killer), un sempre strepitoso Takeshi Kitano (Sonatine, Brother) nei panni di un samurai legato all'onore, già quattro anni prima della sua moderna versione di Zatoichi. Di grande atmosfera anche la colonna sonora, che soprattutto nel finale, che concede un forte spazio alla poetica, offre il meglio per accompagnare la visione di questa storia di amore e morte all'epoca dei samurai.

Tabù - Gohatto L'ultimo capolavoro di Oshima è un chambara che non si sofferma al genere di appartenenza ma scava nel drammatico raccontando le difficoltà di una relazione omosessuale al tempo dei samurai e le tragiche conseguenze che seguiranno ad essa. Non privo di una riuscita ironia, nonché di una certosina cura per le avvincenti scene d'azione, Tabù - Gohatto è interpretato ottimamente dal trio di protagonisti (Matsuda, Asano e Kitano) e conferma purtroppo per l'ultima volta il talento di un Maestro che avrebbe avuto ancora molto da dare al mondo della Settima Arte.

8

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