Recensione Suspect Zero

Ben Kingsley è un implacabile assassino di serial killer in Suspect Zero, psycho-thriler teso e inquieto che guarda al filone post Seven in una narrazione affascinante ma non sempre precisa.

recensione Suspect Zero
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L'agente del FBI Thomas Mackelway, reduce da un perizia psicologica e da un periodo di sospensione per aver brutalmente pestato un presunto stupratore, viene trasferito dalla sede di Dallas ad Albuquerque, in New Mexico. Qui si ritrova subito ad indagare, con l'aiuto della collega ed ex-fidanzata Fran Kulok, su una serie di strani omicidi che sembrano opera di un'unica mano, nonostante l'assassino usi metodi sempre diversi. L'autore delle efferate uccisioni si mette in contratto proprio con Mackelway, mentre le indagini sulle vittime cominciano a rivelare inquietanti risvolti: tutte le persone uccise infatti erano degli efferati e insospettabili serial killer.

Who's next?

Thriller dai risvolti filo-paranormali, Suspect Zero è la terza regia del newyorkese E. Elias Merhige, autore di uno dei film più scioccanti degli anni '90 quale è Begotten (1991) e dell'affascinante L'ombra del vampiro (2000). Qui il cineasta adatta il suo particolarissimo stile ad una storia velatamente memore del Seven di Fincher e di tutti i suoi numerosi emuli, riuscendo solo in parte a centrare la narrazione su una suspense torbida e opprimente. La trama è contorta quanto basta ma non sempre i risvolti introspettivi vengono approfonditi appieno, lasciando qualche buco in uno svolgimento classico di genere, con la coppia di agenti protagonisti (Aaron Eckhart e Carrie-Anne Moss, ricalcati in parte anche sulle figure di Mulder e Scully) a brancolare nel buio per tutta la prima parte. Ben presto però il piano di quest'assassino/giustiziere, paziente psichiatrico che si crede ex-agente del FBI, assume una sua contorta (e in parte condivisibile) logica che rende la caccia all'uomo una missione controversa: azzeccata in questo senso la scelta di inserire sogni e visioni di carattere preveggente, con uno stile che guarda e non poco ai passati lavori del regista. Schizofrenia visiva in un ingranaggio mentalmente deviato che turba con efficacia e si riflette anche nelle inquadrature sbilenche, quando non addirittura capovolte, che Merhige utilizza per trasmettere il senso di costante incertezza. Come detto non tutto funziona alla perfezione, e il finale prevedibile (se non addirittura predetto da una delle numerose visioni) lascia un po' l'amaro in bocca, ma l'anti-villain interpretato da Ben Kingsley, gigioneggiante che è un piacere, ha una carisma magnetico che fa passare in secondo piano molte imprecisioni di sceneggiatura.

Suspect Zero Un magnetico Ben Kingsley è un vendicativo cacciatore di serial killer, braccato dal detective del FBI di Aaron Eckhart: due anime opposte e al contempo affini che reggono il contorto gioco narrativo di Suspect Zero, terzo film di E. Elias Merhige. Se il cinema del cineasta non è più ferale e brutale come ai tempi del cult Begotten (1991), in una produzione assoggettata ai classici canoni del thriller hollywoodiano (produce Tom Cruise), non mancano comunque momenti inquieti e stilisticamente ispirati, purtroppo non sempre coadiuvati da una sceneggiatura affascinante ma spesso improbabile.

6

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