Sully, la recensione: il volo miracoloso di Clint Eastwood

L'ammaraggio nel fiume Hudson del 15 Gennaio 2009 fu davvero un atto d'eroismo? Clint Eastwood indaga con un grande film. Tom Hanks sugli scudi.

recensione Sully, la recensione: il volo miracoloso di Clint Eastwood
Articolo a cura di
Mattia Bianchini Mattia Bianchini Per un aspirante regista i film sono un libro di testo più potente di qualsiasi scuola. Aggiungeteci quell'amore che rende la passione un'ossessione e il passo per diventare un divoratore famelico di cinema è breve. Non chiedetegli di scegliere un periodo, una categoria o un genere cinematografico e nemmeno di porre un freno alla fantasia e all'immaginazione. Mettersi in gioco nel confronto e nella condivisione rimane un' esperienze imprescindibile nell'arte, il vero modo per continuare a crescere senza limiti di tempo e di età.

Tutto è pronto per il decollo. Il capitano Chesley "Sully" Sullenberger e il primo ufficiale Jeff Skiles lanciano il loro Airbus A320 in pista. È solo un altro chiaro e freddo pomeriggio di Gennaio, è solo un altro volo della US Airways. Poi però, a soli 100 secondi dal decollo, arriva l'imprevisto, entrambi i motori perdono la spinta e da quel momento in poi tutto il mondo sa cosa succederà nei successivi minuti. I 155 passeggeri e i membri dell'equipaggio atterrano tutti sani e salvi sul letto del fiume Hudson; sembra un miracolo, Sully è un eroe, ma forse non per tutti. Sono queste le occasioni in cui viene fuori la grandezza di un'artista, perché per affrontare un evento così delicato senza risultare retorici e carichi di enfasi verso un atto d'eroismo americano bisogna essere davvero grandi e Clint Eastwood dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, di essere un gigante. Chiunque possa anche solo pensare di mettere in discussione lo spessore infinito di questo uomo di cinema, probabilmente si dovrà aggrappare a discorsi che col cinema non centrano nulla, perchè il giovanotto ottantaseienne è uno dei pochi monumenti ancora viventi nella storia della settima arte. Dalle famose due espressioni che gli riconosceva Sergio Leone, con cappello e senza cappello, fino alla firma di capolavori assoluti dietro la macchina da presa, ha attraversato intere generazione divenendone un'icona immortale.


Il volo di Clint

Cosa puó significare essere un eroe ai nostri tempi? Dov'è il confine tra eroismo e coscienza morale? Che ripercussioni psicologiche vive una persona che si trova ad affrontare situazioni al di fuori dell'ordinario? Quanto è sottile il confine tra l'essere un santo o un mostro per la società? Sono queste le domande che il regista aveva iniziato a porsi in American Sniper e che in Sully trovano probabilmente il loro compimento massimo, grazie (anche) agli sguardi carichi di emozione di un Tom Hanks sontuoso. La cosa davvero incredibile è come Eastwood non salendo mai sul pulpito per impartire risposte magniloquenti o spiegazioni moraliste, riesca a lavorare in sottrazione su piccolissimi dettagli, rendendoli grandissimi. Nel totale abbandono di scene madri e della retorica più immediata a favore di uno scavo profondo nelle situazioni apparentemente più insignificanti c'è tutta la sottigliezza di questo film meraviglioso.

Nonostante possa sembrare un'operazione di stampo prettamente classico, molto secca e diretta, la mano del regista di Invictus trova alcune soluzioni di una maestria sopraffina. La scena dell'incidente aereo vista dalle diverse angolazioni potrebbe essere inserita in qualsiasi manuale di regia e la struttura narrativa pensata tra salti temporali e giochi cronologici, contribuisce a rendere lo sviluppo teso ed avvincente. L'essenzialità stilistica e la semplicità visiva non sono frutto della casualità, ma sembrano il controcampo perfetto per raggiungere la complessità emotiva di un uomo comune, ingabbiato all'interno di circostanze straordinarie. Eastwood nasconde tutta la potenza di Sully dietro gli occhi cristallini di Tom Hanks (che dai tempi di Philadelphia non si vedeva in un' interpretazione tanto maestosa), scava mestamente alla ricerca di espressioni fin sotto i suoi baffi, snellisce il suo personaggio di qualsiasi orpello recitativo che non sia un tratto autentico della persona, si addentra nei silenzi di ogni telefonata e di ogni sguardo e combatte senza fronzoli una battaglia etica personale oltre che morale per il paese. Sully è un film solido e compatto, che trova nel fattore umano del suo regista quella marcia in più per diventare grande cinema americano.

Sully Sully è un film solidissimo, che trova la forza per trasformare la calma apparente di situazioni piccolissime in momenti tesi di grandissimo cinema. Riflessioni umane e dilemmi morali si alterano in un lavoro di sottrazione minuzioso e sofisticato, portato in trionfo da un Tom Hanks magistrale e dallo sguardo profondamente etico di Clint Eastwood.

8

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