Recensione Suicide Squad

Siete pronti per il ciclone Suicide Squad? La più sgangherata banda di 'cattivi elementi' del mondo dei fumetti è ora pronta per debuttare al cinema!

recensione Suicide Squad
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Suicide Squad è sicuramente uno dei film più attesi di questa stagione cinematografica: i vari trailer rilasciati nel tempo hanno acceso la nostra curiosità; le dichiarazioni del cast, a dir poco stellare, durante gli eventi ci hanno confuso; le prime recensioni arrivate dall'estero ci hanno reso pensierosi. Suicide Squad è un film molto facile da attaccare sotto molteplici punti di vista, perché palesemente imperfetto, caotico e in costante inseguimento di se stesso. Ma, allo stesso tempo, è anche un accattivante e adrenalinico viaggio di intrattenimento all'interno di un mondo oscuro, cattivo, corrotto... ma poi nemmeno così tanto. Pochi personaggi avrebbero potuto essere visivamente affascinanti come i membri selvaggiamente variopinti di questa squadra che, insieme alla spettacolarità dei combattimenti e alla colonna sonora tenacemente edonistica, presentano un prodotto psichedelico a 360 gradi. Suicide Squad è uno spettacolo elettrico di luci al neon, musica avvolgentemente ironica e iconica, fotografia fumosa e personaggi super vibranti e magnetici, che vengono presentati al pubblico con una serie di cortometraggi singoli (facilmente associabili a dei videoclip musicali per il modo in cui sono strutturati) che, messi insieme, formano la completa pazzia del film. Tra tutti loro emerge come regina incontrastata la magnificamente fuori di testa Harley Quinn: non era certo negli intenti del film e del regista David Ayer, ma è la ex psichiatra pazza d'amore per Joker a comandare le redini di questo viaggio suicida. Si potrebbe dire, senza allontanarsi troppo dalla realtà, che Suicide Squad è l'Harley Quinn Show.

I sacrificabili

In un mondo in cui i metaumani sono diventati sempre più un problema da tenere sotto controllo, Amanda Waller (Viola Davis), agente speciale a comando dell'Argus, decide di formare una squadra speciale, la Task Force X, formata da super criminali (con e senza poteri) in grado di poter difendere il mondo da attacchi troppo pericolosi da gestire anche per i soldati più capaci. Strappati dal famigerato penitenziario federale di Belle Reve, progettato per accogliere proprio il peggio del peggio, Deadshot (Will Smith), Harley Quinn (Margot Robbie), Killer Croc e Diablo (Jay Hernandez) non hanno nessuna scelta, se non unirsi a questa squadra suicida con la speranza di essere liberi... o liberarsi forzatamente, secondo le loro regole, nel corso di una missione di cui non conoscono assolutamente nulla. Cattivi, un po' matti, sicuramente pericolosi, ma i componenti della Suicide Squad non sono solo questo. Come dice Will Smith: "David ha voluto fare un film davvero divertente nell'ambito di una storia potente, dando risalto dalla differenza che intercorre tra l'essere cattivo e l'essere malvagio. Ho ritenuto una grande opportunità interpretare un personaggio che cerca di essere un buon padre di famiglia, ma è spesso combattuto per ciò che svolge nella vita, sebbene sia davvero abile nel farlo". Ognuno dei componenti di questa squadra (beh almeno la maggior parte di loro) è molto più di quello che sembra, guidato da un sentimento, non sempre positivo, ingestibile e incontrollabile. È proprio questo che li rende così sconsigliabili e azzardati e, allo stesso tempo, esageratamente umani e fortemente motivati. Quando vogliono qualcosa lo fanno in modo assoluto: che si tratti di redenzione, gioielli, ritornare alla propria famiglia o, semplicemente, inseguire un amore folle.

Il centro sbagliato

Quello che risulta subito evidente sin dai primi minutaggi di Suicide Squad è l'apparente spostarsi del centro della storia. La missione della squadra, a cui viene chiesto di immolarsi per salvare un ostaggio misterioso da una minaccia apocalittica e assolutamente incontrollabile, pur essendo fonte primaria delle maestose scene d'azione, ha una potenza emotiva del tutto secondaria rispetto a quella emanata dal corrotto rapporto tra Harley Quinn e Joker (Jared Leto). In un complesso e drammatico rapporto di dipendenza reciproco (decisamente esasperato rispetto a quello classico dei fumetti, più univoco), i due pazzi criminali rubano la scena ai loro compagni, ribaltando la situazione narrativa. Quella che, ai fatti, doveva essere una storia di contorno, inserita nella sceneggiatura per dare maggiore spessore al personaggio di Harley e inserire nel contesto uno dei villain più amati dell'universo DC, si trasforma nel filo rosso che taglia di netto e dirige l'intera vicenda. Quello di Jared Leto è un Joker decisamente differente da tutti quelli che il cinema ci ha proposto fino a questo momento: molto lucido, controllato, sofisticato e passionale. Una versione glam e molto profonda (forse esageratamente?) del noto criminale di Gotham che, non ancora del tutto consumato dal suo rapporto con Batman, farebbe di tutto per salvare e recuperare ciò che è suo... la divina Harley Quinn. Con i suoi modi di fare teatrali, l'umorismo assurdo, i comportamenti diretti e mai ragionati e un look perfettamente iconico e abbagliante, Harley è il personaggio meglio riuscito di tutto Suicide Squad. Canonico, certo, ma perfetto: l'interpretazione di Margot Robbie riesce a portare sullo schermo la svitata leggerezza di questa donna che è contemporaneamente espressione della massima razionalità e della più dipendente pazzia, più ingestibile del Joker proprio perché pilotata da un sentimento irragionevole e totalmente ingestibile. Anche se non ufficialmente, è lei a tenere unita una squadra di criminali che, in fin dei conti, non risultano poi così cattivi e che, per sopravvivere all'interno di un mondo che è più malvagio di loro, devono imparare a diventare una squadra, devono diventare amici e fare spazio ai sentimenti, prima che al più naturale egoismo istintivo.

Ma allora, perché le critiche?

Suicide Squad è un film dalla potenza visiva abbagliante, in tutti i sensi. Stravolge lo spettatore e lo cattura completamente, accompagnandolo in questo viaggio sulle montagne russe fatto di atmosfere buie ma dai colori accecanti e musica sparata a tutto volume all'interno della narrazione. Una bellissima sequenza di perfetti videoclip musicali che intrattengono e incuriosiscono, senza mai annoiare il pubblico. E allora, dov'è il problema? Forse proprio in questo: in tutto questo gioco pirotecnico di immagine e comunicazione a tutto tondo, David Ayer ha un po' perso di vista la sceneggiatura del suo film, portando sullo schermo una storia molto semplice, dal finale per nulla impattante e che fa acqua da più parti. I personaggi della Suicide Squad hanno, fortunatamente, una forza intrinseca che li rende affascinanti a prescindere, ma bisogna ammettere che a molti di loro non è stata data la possibilità di raccontarsi nel migliore dei modi, tralasciando la possibilità (dovuta forse ai tempi ristretti?) di approfondire maggiormente storie personali e retroscena portanti. E, se per tutta la prima parte, il film sembra seguire un ritmo narrativo ben preciso e schedulato, man mano che si procede con gli avvenimenti il montaggio si fa più problematico e confusionario, frutto del tentativo di una successiva rielaborazione degli eventi che, purtroppo, ha finito per danneggiare la lucidità del filo narrativo.

Suicide Squad Non si può assolutamente dire che Suicide Squad sia un brutto film, è impossibile. L’impatto generale della pellicola è massiccio e indiscutibile. Ma non si può nemmeno definirlo un prodotto perfetto, ben costruito e privo di problemi. Estremamente compiacente dal lato visivo e musicale (la colonna sonora è tra le migliori che si potessero scegliere per questa produzione), pur avvalendosi di una squadra di personaggi affascinanti e carismatici, portati sullo schermo nel migliore e più particolare dei modi da un cast estremamente legato, competente e interessato, Suicide Squad si perde pesantemente su quella che, a conti fatti, dovrebbe essere la base del film: la storia e il modo migliore di raccontarla a un pubblico che, non obbligatoriamente, deve essere in possesso dell’adeguato bagaglio culturale dato dai fumetti DC (e viceversa).

7

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