Recensione Straight Outta Compton

In Straight Outta Compton il regista F. Gary Gray ci racconta, tramite il mezzo del biopic musicale, la vera storia del gruppo N.W.A., band seminale nella storia dell'hip-hop americano e mondiale.

recensione Straight Outta Compton
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Si respira un profondo senso di pathos nel corso dei ben 147 minuti di durata di Straight Outta Compton: una partecipazione emotiva e un vitalismo narrativo che si rivelano le maggiori virtù del film diretto da F. Gary Gray (nel suo curriculum The Italian Job e altri action-movie non troppo degni di nota), al punto da bilanciare pienamente limiti e difetti di quello che sarebbe potuto risultare l'ennesimo, convenzionale biopic a sfondo musicale. E invece è proprio la suddetta energia, un'energia che attraversa l'intero decennio - dal 1986 al 1995 - rievocato dagli sceneggiatori Jonathan Herman e Andrea Berloff, a costituire il valore aggiunto di una pellicola che ha riempito le sale in patria (160 milioni di dollari d'incasso al box-office), rinsaldando il legame del pubblico statunitense nei confronti di quella cultura hip-pop le cui radici risalgono ad almeno tre decenni fa. Una cultura, musicale ma non solo, di cui Straight Outta Compton rappresenta una celebrazione smaccata ma comunque non priva di sfumature interessanti, caricate di una significativa ambiguità.

Fuck Tha Police: L' America in rivolta

«White riot, I wanna riot / White riot, a riot of my own», cantava a squarciagola Joe Strummer nel 1977, incitando i bravi cittadini britannici alla rivolta contro l'ordine costituito nel primo, incendiario disco dei Clash. Se nell'Europa degli anni Settanta era il nascente movimento punk ad esprimere il serpeggiante malessere sociale delle nuove generazioni, una decina d'anni più tardi, sulla West Coast e in particolare nei sobborghi californiani, a veicolare la frustrazione e gli istinti di ribellione delle comunità afroamericane era invece l'hip-pop, genere musicale di rottura e in rapida ascesa anche in ambito mainstream, non senza una vasta scia di polemiche. «And when I'm finished, it's gonna be a bloodbath / Of cops dying in L.A.», recitava del resto uno dei cavalli di battaglia del gruppo N.W.A., Fuck tha Police, con effetti perfino più dirompenti rispetto ai versi dei Clash. Ed è appunto questo il punto di partenza del film di F. Gary Gray: la nascita della collaborazione e della burrascosa amicizia fra tre rapper ventenni provenienti dal "ghetto" di Compton, Dr. Dre (Corey Hawkins), Ice Cube (O'Shea Jackson Jr) ed Eazy-E (Jason Mitchell), e la genesi del loro primo album, Straight Outta Compton, un disco seminale nel panorama del gangsta-rap, caratterizzato dall'invettiva contro il diffuso razzismo in America, nonché dalla violenza e della misoginia dei testi.

Una cronaca rap fra apologia, melodramma e affresco storico

Ed è proprio il connubio fra l'innovativa musica degli N.W.A. (Niggaz Wit Attitudes) ed un contesto sociale costantemente sull'orlo dell'esplosione ad innervare la pellicola di Gray di un senso di visceralità tutt'altro che scontato. Una visceralità in grado di oltrepassare gli stereotipi del filone biografico, sprigionando un'empatia che passa soprattutto per i versi rabbiosi dei protagonisti: ragazzi di strada disposti ad auto-eleggersi novelli paladini contro i soprusi delle forze dell'ordine, ma pronti a scagliarsi con la stessa intensità in effimere faide fra ex compagni di band. Straight Outta Compton, in sostanza, allarga le proprie ambizioni e sembra quasi mirare all'affresco storico, nell'intento di restituire un'epoca di grandi mutamenti e di folgoranti scalate al successo. In questa prospettiva il film poteva contare su un potenziale davvero notevole, eppure F. Gary Gray non ha avuto il coraggio di spingersi fino in fondo (forse a causa del "patrocinio" di Dr. Dre e Ice Cube, loro stessi co-produttori della pellicola). E quindi in Straight Outta Compton, che sarebbe potuto diventare un equivalente di Boogie Nights riferito al sottobosco della discografia rap, l'affetto per i personaggi prevale su uno spirito critico più acuto e graffiante, mentre la crudezza dei toni si scioglie in un commosso epilogo da melò (la malattia di Eazy-A) che finisce quasi per sfiorare l'apologia - e la sequenza finale dell'emancipazione di Dr. Dre dalla Death Raw Record, purtroppo, è una caduta di stile non da poco.

Straight Outta Compton Al netto di alcune lungaggini e degli inevitabili limiti di un “lavoro su commissione” in cui i committenti sono anche i protagonisti del film stesso, Straight Outta Compton conserva il fascino di una narrazione vibrante e ‘muscolare’, capace di assumere il medesimo ritmo e lo stesso irrefrenabile vigore degli inni hip-pop che scandiscono le fasi cruciali del racconto. Un merito da attribuire in larga misura anche ai validissimi interpreti principali, tutti giovani attori emergenti ai quali si affianca però il veterano Paul Giamatti nei panni di Jerry Heller, manager del gruppo e testimone diretto del loro tormentato percorso artistico e umano.

7

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