Recensione Step Up 4 Revolution

Il quarto capitolo della celebre saga di danza hip-hop

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Due amici d’infanzia, Sean (Ryan Guzman) ed Eddy (Misha Gabriel), lavorano come camerieri all’elegantissimo Dimont Hotel di Miami Beach, di proprietà del costruttore senza scrupoli Bill Anderson (Peter Gallagher).
Quando non sono in servizio i due sono a capo di una trasgressiva crew conosciuta semplicemente come The Mob, un gruppo di ballerini, musicisti e artisti d’avanguardia che cattura l’immaginazione collettiva della città con i
loro spettacolari e moderni flash mob, che sembrano ogni volta usciti dal nulla e che svaniscono in un attimo. Le esibizioni, illegali, dei The Mob attraggono l’attenzione della figlia di Anderson, Emily (Kathryn McCormick), anche lei talentuosa ballerina. Il padre di Emily, che vorrebbe che la figlia accantonasse il sogno di una vita per dedicarsi a un lavoro “vero”, le ha dato un ultimatum: se non verrà presa dalla prestigiosa Wynwood Dance Company entro la fine dell’estate, inizierà a lavorare per lui.

STAYIN' UP

Esploso nel neanche troppo lontano 2007 grazie alla sorprendente verve registica della celebre coreografa statunitense Anne Fletcher e alla convincente interpretazione/performance acrobatica dell'ormai ampiamente consacrato Channing Tatum, non ci ha messo molto il fenomeno Step Up ad assurgere allo status di cult delle nuove generazioni e a diventare uno dei sacri dogmi cinematografici dei teenager di tutto il mondo, fattisi letteralmente contagiare non solo dalle pirotecniche movenze dei protagonisti, ma anche, e forse a maggior ragione, da quel ben evidente messaggio di seguire le proprie passioni e non fermarsi di fronte a nulla che la pellicola ha voluto trasmettere.
Sulla falsa riga del prodotto originale, pur con registi e attori diversi, nel giro di qualche anno sono stati girati tre sequel: due tra il 2008 e il 2010, entrambi diretti da Jon Chu, anch'egli coreografo, e l'ultimo proprio quest'anno, sotto la direzione del giovane Scott Speer, classe 1982 e già con all'attivo un folto curriculum come regista di videoclip per artisti quali Ashley Tisdale, sua ex compagna, e Paris Hilton.
Vedendo Step Up Revolution, questo il titolo del quarto capitolo della saga, è proprio il termine "videoclip" a tornare spesso, e con neanche troppa sorpresa, alla mente dello spettatore. E, in effetti, risulta una scelta abbastanza azzeccata, se consideriamo che l'unico vero motivo per cui migliaia di adolescenti spenderanno i soldi della paghetta per andare a vedere il film saranno le mirabolanti acrobazie dei protagonisti e la (inevitabile) storia d'amore che nascerà fra questi.
La trama è dunque puro pretesto, tanto che, se fosse rimasta del tutto invariata sin dal primo film cambiando solo i nomi dei protagonisti, molto probabilmente, non ce ne saremmo mai accorti. Il che, per il pubblico appartenente al target di riferimento, ossia gli under 16, è ben poca cosa, dato che i principali motivi di interesse, come detto, sono ben altri.
Tuttavia, per qualunque altra fascia di pubblico anagraficamente più anziana, le ragioni per cimentarsi nella visione di un film come Step Up Revolution sono, se non completamente nulle, quantomeno parecchio ridotte.
Il livello di intrattenimento è infatti confinato al solo reparto tecnico, il quale dà modo di ammirare una fotografia e un montaggio ben curati, un'efficace scenografia che, con l'ausilio del solito 3D, sfrutta a dovere le più suggestive location di Miami, oltre a un buon sound che accentua niente male una trascinante colonna sonora che, spaziando fra hip-hop e techno, annovera nella propria tracklist anche il singolo Goin' In, ad opera del trio Jennifer Lopez-Flo Rida-Lil Jon.
Se questo vi può bastare, allora Step Up Revolution potrà anche coinvolgervi a sufficienza, altrimenti, senza pensarci troppo, cambiate film...

Step Up 4: Revolution Quarto capitolo della fortunata saga di danza hip-hop inaugurata nel 2007 dalla regista-coreografa Anne Fletcher, Step Up Revolution è un film rivolto unicamente alla fascia di spettatori under 16 desiderosi di trascorrere un sabato sera in compagnia, ammirando le pirotecniche acrobazie degli interpreti rese ancor meglio grazie al 3D. Per il resto, oltre a un buon reparto tecnico e a una frizzante colonna sonora, non c'è davvero altro, se non la possibilità di cambiare sala.

6

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