Recensione Stelvio. Crocevia della Pace

Alessandro Melazzini firma un interessante viaggio alla scoperta dello Stelvio

recensione Stelvio. Crocevia della Pace
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Dopo esser transitato per il Trento Film Festival e per diversi festival internazionali, il documentario di Alessandro Melazzini Stelvio - Crocevia della Pace arriva anche a quote più basse, anche se non lo vedremo al cinema perché verrà distribuito direttamente in tv. Un lavoro in solido equilibrio tra storia e geografia, in quanto rientra da un lato nel Programma ufficiale delle commemorazioni per il centenario della Prima Guerra Mondiale ma è anche, dall'altro, uno splendido viaggio all'interno delle bellezze naturalistiche di quel microcosmo ostico e incantato che lo Stelvio rappresenta. Testimone di quelle che furono le trincee militari che al tempo della Guerra ospitarono i tanti soldati in condizioni davvero estreme (sottoposti al gelo invernale e a un'altezza di tremila metri), Stelvio - Crocevia della Pace trova poi la sua realtà più rappresentativa in quelle contemplazioni del silenzio, della pace e della vita in condizioni estreme che appartengono di diritto a quei luoghi. Dalle distese innevate alle cime solitarie, il documentario di Melazzini ci conduce poco alla volta a un livello più intimo del luogo, invitandoci a incontrare gli splendidi ed eccentrici abitanti di quei luoghi ameni. Dalla creatività di Arturo "Pompa" Quintavalla, un uomo dal sesto senso ingegneristico ma senza alcun pezzo di carta a certificarlo che realizza attrezzature di notevole complessità per poi farle progettare ai suoi ingegneri, passando per Mario portiere d'albergo ma anche esperto alpino alla perenne ricerca di ricordare i militi caduti lassù, fino all'arte eccentrica ma profondamente vitale di Lorenz, uno sciamano che mescola l'impulso di vita e di morte dello Stelvio per imprimere alle sue opere una vitalità speciale ed estremamente rappresentativa della fonte d'ispirazione.

Tra incanto e sopravvivenza

Si tratta senza dubbio di un lavoro interessante che coniuga un'impostazione piuttosto televisiva (mirata a sottolineare la bellezza dei luoghi di cui racconta) a un'anima invece più sensibile e originale, in cui le testimonianze di vite diverse e profondamente interessanti controbilanciano l'aspetto più commerciale dell'opera. Complici le bellissime riprese aeree e più in generale l'ottima fotografia a cura di Alessandro Soetje, Melazzini riesce a portarci in viaggio attraverso quei luoghi solitari e impervi e a farci conoscere una realtà davvero particolare, quasi parallela, dove i ritmi della natura condizionano irrimediabilmente (nel bene e nel male) la vita dell'uomo. Lo Stelvio diventa così un luogo bivalente, rappresentato dalla durezza (quasi crudeltà) con cui riesce a spezzare vite ma anche dalla bellezza con cui riesce a farle rinascere, donando - a chi accetta la sfida - nuovi occhi per conoscere il mondo e inaspettate abilità creative. Questo è quello che emerge non solo dai racconti degli straordinari personaggi che vivono lo Stelvio a tempo pieno, ma anche dalle parole di volti ben più noti che hanno sfruttato quello stesso luogo per temprare le loro abilità sportive: Gustav Thoni e Deborah Compagnoni. Dunque un ritratto trasversale di quel mondo, diviso a metà tra la sua anima prettamente turistica e quella invece solitaria ed elitaria, che il documentario di Melazzini sintetizza attraverso alcune scene chiave molto intense, come quella del coro La Bajona riunitosi a cantare in cima al passo e all'interno di una cornice davvero incantata.

Stelvio. Crocevia della Pace Arriverà direttamente in tv il documentario di Alessandro Melazzini Stelvio. Crocevia della Pace. Un’opera che coniuga l’anima più commerciale dello Stelvio sfruttandone i paesaggi mozzafiato ritratti dall’ottima fotografia di Alessandro Soetje al suo cuore più intimo, quello da cui emergono quelle storie interessanti e speciali capaci (infine) di coinvolgerci in un interessante ‘viaggio’ in bilico tra incanto e sopravvivenza.

6.5

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