Recensione SPECTRE

James Bond torna al cinema con il 24 episodio ufficiale delle sue avventure, un capitolo classico e celebrativo firmato ancora una volta Sam Mendes e con il quattro volte protagonista Daniel Craig.

recensione SPECTRE
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Sono tempi duri per le spie: i sistemi di controllo satellitari, i droni e l'avanzamento della tecnologia in generale hanno reso quasi obsoleti gli agenti "doppio 0" ma James Bond continua imperterrito a risolvere crisi internazionali sotto gli ordini del nuovo M, Gareth Mallory. Recatosi di sua iniziativa a Mexico City sulle tracce di un misterioso uomo d'affari italiano, 007 diviene contemporaneamente preda e predatore pur di indagare sull'ultimo, criptico messaggio lasciatogli dalla precedente M, Olivia Mansfield. Sarà solo l'inizio di un viaggio intorno al mondo che porterà l'agente segreto al servizio di sua Maestà anche in Italia, Austria, Inghilterra... alla ricerca della verità sulla famigerata organizzazione para-terroristica SPECTRE, guidata da Franz Oberhauser, uomo dalle mille risorse e dai tanti segreti. Bond si ritroverà, inoltre, da solo, visto che M verrà defraudato dai suoi poteri da C, capo dei nuovi Servizi congiunti, deciso a chiudere il programma doppio 0 in favore di una forza di Intelligence internazionale. Con poche risorse e poche certezze le cose si mettono male per Bond, ma un aiuto inaspettato arriverà dalla figlia di una sua vecchia conoscenza...

Forever Bond

E sono 24. Nessuna saga cinematografica si è dimostrata più longeva di quella relativa a James Bond e probabilmente il primato rimarrà invariato ancora a lungo: del resto, tra semi-reboot e ingegnose trovate il franchise si rinnova periodicamente e siamo ora, probabilmente, a un nuovo giro di boa: dopo due episodi, Sam Mendes lascerà il timone a un nuovo regista e Daniel Craig ha nella manica un'altra sola (e neanche certa) partecipazione da protagonista. In attesa di scoprire il futuro della saga (già c'è chi prospetta un Bond nero o al femminile!) possiamo goderci SPECTRE, un bond molto, molto classico negli intenti e nelle soluzioni narrative ma non per questo poco appetibile. Se Skyfall, pur guardando al passato, aveva apportato alcune novità alla formula (ad esempio riguardo al villain e all'insolito ruolo di M) qui ritorniamo su territori già battuti: Mendes sembra quasi aver cercato di svecchiare il classico pur collezionando citazioni, riferimenti, cliché del genere e della saga. E richiedendo un notevole "trasformismo" a Craig, dato che, proprio ora che sembra aver fatto suo il personaggio, si ritrova in una pletora di situazioni che ricordano ora i film con Sean Connery, ora quelli con Dalton, altre volte Brosnan, in una continua ricerca dello 'shake' perfetto, senza, chiaramente, arrivare a 'mescolare' troppo questo particolarissimo Martini cinematografico. In questo è aiutato da un cast che non ha bisogno di presentazioni, rodato e perfettamente in parte... fin troppo. Con gli attori scelti per i vari ruoli, difatti, si è voluti andare sul sicuro, visti i precedenti al cinema e in tv, e le sorprese sono davvero poche (e non diciamo altro per non cadere nel rischio spoiler). Ma il film, ad ogni modo, scorre via in bellezza, soprattutto grazie alla varietà delle ambientazioni e alle scene d'azione ben orchestrate (la sequenza iniziale è da antologia del genere).

Spectre SPECTRE è un gran bel film nel genere spionistico e rende assolutamente giustizia al personaggio di James Bond e al suo immaginario, strizzando l'occhio in continuazione ai suoi fan di vecchia data ma guardando anche al pubblico moderno. Ben interpretato e orchestrato, fa della varietà e della perizia tecnica il suo punto di forza e pecca solamente nel suo non voler mai osare, tentare qualche strada nuova, originale. La sensazione di 'già visto' è effettiva, ma non spiacevole: solo, ci si aspettava di più che un compitino tecnicamente perfetto ma con poco "cuore".

7.5

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