Recensione Skyfall

James Bond secondo Mr. American beauty

recensione Skyfall
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... e ventitré! Ne è passato di tempo da quel lontano 1962, anno in cui Terence Young diresse Agente 007-Licenza di uccidere, prima avventura cinematografica dell'agente segreto più famoso del mondo (e, probabilmente, anche dell'universo), nato dalla fantasiosa penna dello scrittore inglese Ian Fleming.
Senza tener conto di Mai dire mai (1983) - remake di Agente 007-Thunderball: Operazione Tuono (1965) - e del parodistico James Bond 007-Casino Royale (1967), che godeva di un ricco cast costituito da nomi del calibro di Peter Sellers, David Niven, Orson Welles e Woody Allen, in occasione del cinquantesimo compleanno della serie siamo giunti alla ventitreesima avventura bondiana; terza in cui è Daniel Craig a tornare a indossare il mitico smoking che ha avuto la fortuna di vedere al proprio interno Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton e Pierce Brosnan.
Avventura che vede al timone di regia Sam Mendes, autore di Era mio padre (2002) e Revolutionary road (2008), nonché vincitore del premio Oscar per American beauty (1999), il quale dichiara: "Io ho un rapporto molto stretto con Bond, iniziato quando avevo nove o dieci anni, con Agente 007-Vivi e lascia morire; viviamo in un'epoca in cui è possibile realizzare un grande film d'evasione che, nello stesso tempo, racconta qualcosa del mondo in cui viviamo. Con Daniel in Casino Royale e Quantum of Solace, James Bond ritorna ad apparire un uomo reale che vive in una situazione reale, mi sono tornate in mente le emozioni che provavo con i film di Sean Connery."

Il mio nome è ancora Craig, Daniel Craig

Con grande sorpresa, però, quello che, nelle aspettative, sarebbe dovuto essere il capitolo conclusivo di una ideale trilogia iniziata con Casino Royale (2006) di Martin Campbell e proseguita tramite Quantum of Solace (2008) di Marc Forster, si rivela, in realtà, un lungometraggio del tutto nuovo e a se stante che non prosegue quanto raccontato (e lasciato in sospeso) nell'episodio precedente.
Infatti, qui si ricomincia dal momento in cui, conclusosi tragicamente un ultimo incarico di Bond, è resa pubblica l'identità di molti agenti sotto copertura in tutto il mondo e l'MI6 viene attaccato; costringendo M - incarnata per la settima volta da Judi Dench - a cambiare la sede dell'agenzia e facendo sì che l'autorità e la posizione della donna finiscano per essere contestate da Mallory alias Ralph"Il paziente inglese"Fiennes, nuovo direttore dell'Intelligence and Security Committee.
Quindi, con l'MI6 minacciato sia dall'esterno che dall'esterno, per M l'unico alleato su cui contare è ancora una volta l'agente segreto 007, incaricato di rintracciare il tanto ambiguo quanto letale Silva, con le fattezze del Javier Bardem di Non è un paese per vecchi (2007), del quale nessuno conosce ancora le vere motivazioni.

Bond n° 23

Rispettivamente nei panni dell'agente Eve e della sensuale e misteriosa Severine, invece, sono la Naomie Harris del terzo e quarto Pirati dei Caraibi e la televisiva Bérénice Marlohe a fare da Bond girl; cui, curiosamente, viene concesso meno spazio del solito nel corso delle oltre due ore e venti di visione che, prima ancora dei titoli di testa commentati da Skyfall di Adele, aprono immediatamente all'insegna della spettacolarità con un serrato prologo destinato a regalare un inseguimento in moto sui tetti e a coinvolgere un treno in corsa e una scavatrice.
Del resto, come c'era da aspettarsi, tra una sequenza ambientata sotto i tunnel della metropolitana e uno scontro a fuoco - abbondante in effetti pirotecnici - consumato all'interno di una vecchia abitazione scozzese, non sono certo emozionanti e coinvolgenti situazioni basate sull'azione a essere assenti; man mano che, complice il consueto humour bondiano, vengono tirati in ballo omaggi e citazioni verbali che vanno dalla penna esplosiva di Goldeneye (1995) ad affermazioni del calibro di "Solo per i suoi occhi" e "Bersaglio mobile".
Mentre l'ottimo ritmo generale viene scandito dal montaggio del mai disprezzabile Stuart Baird (già attivo in Casino Royale) e, supportato dalla bellissima fotografia del fido Roger"Jarhead"Deakins, Mendes concretizza un'operazione caratterizzata da un accattivante aspetto visivo; testimoniando, oltretutto, un notevole gusto per l'immagine attraverso trovate come quella del violento scontro corpo a corpo immortalato in silhouette.
Operazione che non solo rientra senza alcun dubbio tra le più riuscite appartenenti alla saga derivata dalle pagine fleminghiane, ma che, con ogni probabilità, rappresenta la migliore regia del compagno di Kate Winslet.
Il quale, non a caso, in mezzo all'intrigo spionistico - sceneggiato per la quinta volta dai Neal Purvis e Robert Wade attivi nel franchise dai tempi de Il mondo non basta (1999) - sembra riuscire a inserire una certa riflessione sulla famiglia, tipica dei suoi film, sia tornando a parlare dei defunti genitori di Bond, sia ritraendo a mo' di figure paterna e materna il nuovo arrivato Kincade, con il volto del veterano Albert Finney, e la stessa M.
Senza tenere conto del fatto che, a rendere malinconica e quasi commovente questa cinquantesima celebrazione dell'elegante James, volta principalmente a ribadire che le vecchie maniere sono le migliori, provvede anche un discorso da pelle d'oca che una Dench da premio Oscar sfodera al fine di ricordare in maniera realistica che non sappiamo più quali siano i nostri nemici e che viviamo in un mondo non più trasparente dove gli agenti segreti, forse, non hanno più ragione di esistere.
Bentornato e buon compleanno, Mr. Bond!

Skyfall “E’ il nostro cinquantesimo anniversario e il ventitreesimo film, quindi doveva essere il miglior Bond di tutti i tempi. Abbiamo un cast straordinario, un incredibile team creativo e una sceneggiatura ricca di emozioni”. Così, il produttore Michael G. Wilson dice la sua sulla terza avventura bondiana interpretata da Daniel Craig, questa volta diretto dal Sam Mendes per il quale già fu attore in Era mio padre (2002). Di sicuro, non si tratta del miglior lungometraggio riguardante l’agente segreto creato da Ian Fleming, ma di uno dei più riusciti sì, insieme al mitico Agente 007-Missione Goldfinger (1964) di Guy Hamilton e al Casino Royale (2006) di Martin Campbell che provvide a fornire un vero e proprio restyling della figura di 007. Quindi, chi era rimasto deluso dal semplicemente guardabile Quantum of Solace (2008) di Marc Forster può stare tranquillo, perché il cinquantesimo compleanno su celluloide del tanto elegante quanto agile signor James si consuma in maniera efficace tra emozionanti sequenze spettacolari e un pizzico di nostalgia per il tempo trascorso dalla sua prima apparizione sullo schermo. Testimonianza che Mendes, forse, farebbe meglio a dedicarsi agli action-movie che ai suoi eccessivamente acclamati drammoni a base di ipocrite famiglie allo sfacelo.

7.5

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