Recensione Sinister

Una casa maledetta per Ethan Hawke!

recensione Sinister
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Per tutti coloro che, almeno un minimo, seguono l'universo dell'horror su celluloide, il nome di Scott Derrickson non suona certo nuovo.
Di sicuro, la maggior parte degli spettatori lo ricorda quale autore dell'acclamato The exorcism of Emily Rose (2005) - fusione di racconto esorcistico e vicenda giudiziaria - o per l'Ultimatum alla Terra (2008) remake dell'omonimo classico della fantascienza diretto nel 1951 da Robert Wise.
Ma è sufficiente dare un veloce sguardo al suo curriculum per constatare non solo che la sua prima prova dietro la macchina da presa fu lo straight to video Hellraiser 5: Inferno (2000), tanto sottovalutato quanto riuscito quinto tassello della saga infernale tratta da Clive Barker, ma anche che figurò tra gli sceneggiatori di Urban legend: Final cut (2000) di John Ottman, sequel dello slasher Urban legend (1998) di Jamie Blanks.
Chiaro, allora, che, per il suo quarto lungometraggio da regista, era lecito aspettarsi qualcosa che rientrasse nel genere che ha regalato notorietà a personaggi del calibro di Dracula o Freddy Krueger; tanto più che a produrlo è il Jason Blum finanziatore sia della fortunatissima saga Paranormal activity che del non disprezzabile Insidious (2010) di James"Saw-L'enigmista"Wan.

Chi è sepolto in quella casa?

Ne è protagonista il due volte candidato al premio Oscar Ethan"Prima del tramonto"Hawke nei panni di Ellison Oswalt, il quale, ricordando in parte il Roger Cobb di Chi è sepolto in quella casa? (1986), è uno scrittore progressivamente caduto nell'anonimato dopo aver ottenuto successo tramite la pubblicazione di un libro relativo a un fatto di cronaca nera.
Scrittore che, quindi, decide di trasferirsi insieme a moglie e figli a King County e acquista una casa in passato teatro di un efferato omicidio: la tragica impiccagione di un'intera famiglia, a eccezione della figlia più piccola, misteriosamente scomparsa.
Un caso su cui intende indagare per scrivere un nuovo romanzo, man mano che rinviene una serie di pellicole riportanti vere e proprie testimonianze filmate di quanto accaduto; senza immaginare, però, che una pericolosa divinità pagana sia pronta a risvegliarsi per trascinare in una vera e propria spirale di terrore sia lui che i suoi cari.

The devil insid...ious

E' quindi tutt'altro che difficile scovare similitudini con il succitato film di Wan, nel quale veniva raccontata l'odissea di un nucleo familiare alle prese con strani fenomeni all'interno della vecchia villetta in cui si era trasferito; anche se, come in quel caso, è evidente che una certa influenza provenga anche dalle ghost story di matrice giapponese.
Del resto, sono atmosfere cupe e lenti ritmi di narrazione tipici delle produzioni di paura del Sol Levante a dominare la visione, principalmente costruita sulla lunga attesa che, tempestata di indizi pronti a emergere uno dopo l'altro, non fa altro che da preludio alla seconda parte dell'operazione, ovvero quella maggiormente basata sugli spaventi e le situazioni raccapriccianti.
Perché, mentre si cita verbalmente il kinghiano Cujo e fa la sua entrata in scena anche un non accreditato Vincent"Full metal jacket"D'Onofrio, non sono i momenti capaci di far balzare lo spettatore dalla poltrona a risultare assenti.
Momenti resi in maniera particolare efficaci dall'intramontabile ricorso all'improvviso aumento del livello sonoro, rientrante tra quegli stratagemmi che conferiscono alla pellicola di Derrickson il fascino di un certo cinema di paura alla vecchia maniera, in grado di trasmettere sensazioni di terrore senza ricorrere in maniera banale allo splatter e alle esagerazioni da effetti di trucco.
Come Insidious, appunto, anche se in Sinister, forse, le ultime sequenze riescono nell'impresa di regalare maggiore inquietudine.

Sinister “Sinister è un’idea di C. Robert Cargill, il co-sceneggiatore, nata da un incubo fatto dopo la visione del film horror The ring”. Scott Derrickson - autore di The exorcism of Emily Rose (2005) e Ultimatum alla Terra (2008) - sintetizza così la genesi del suo quarto lungometraggio da regista, piuttosto vicino nelle atmosfere e nella tipologia di racconto, appunto, al cinema horror di matrice giapponese. Con Ethan Hawke nei panni del protagonista, il risultato è la consueta vicenda a base di famiglia incastrata nella casa maledetta che, in questo caso, si basa su un plot poco distante da quello di Insidious (2011) di James Wan, prodotto dallo stesso Jason Blum. Sinister, però, confezionato da Derrickson con la sua solita mano da mestierante visivamente dotato, riesce forse nell’impresa di risultare leggermente più spaventoso, complici le spettrali apparizioni improvvise; rivelandosi un prodotto che, con ogni probabilità, non regala nulla di particolarmente nuovo ai seguaci irriducibili dell’horror, ma può contribuire a farne nascere altri e, in ogni caso, non fa storcere il naso a fine visione.

6.5

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